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26.10.2021 - 18:17
Aggiornamento: 18:55

Il ‘Buon governo’ passa anche dai Comuni

Faido e Tresa sono le prime due località a partecipare al progetto pilota per riformare il funzionamento degli enti locali

“Modalità, reale o utopica, di governare perseguendo il bene pubblico”. È questa una delle definizioni del termine ‘Buon governo’ che oltre a essere un vero e proprio manifesto politico, è anche un ciclo di affreschi trecenteschi di Ambrogio Lorenzetti. Si tratta di una serie di sei affreschi posti nelle sale del Palazzo Pubblico di Siena che in modo allegorico e didascalico rappresentano gli effetti sui cittadini del ‘Buon governo’ e del ‘Mal governo’. Un invito, quello del Lorenzetti, rivolto ai governanti dell’epoca a ricercare il bene comune, cioè la subordinazione dell’interesse privato a quello della comunità. Un invito che ha ancora un valore universale.

E il principio del ‘Buon governo’ è entrato ora a pieno titolo anche tra gli obiettivi del Dipartimento delle istituzioni per ridefinire il ruolo e il funzionamento del Comune ticinese. Due le località scelte – Faido e Tresa – quali enti locali territoriali pilota per implementare il terzo asse d’intervento, dopo quello della riforma dei compiti (la riforma Ticino 2020, in via di completamento, ndr) e quello della dimensione ovvero il processo aggregativo avviato dallo scomparso ex consigliere di Stato Alex Pedrazzini oltre due decenni fa.

Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, a proposito del progetto ‘Buon governo’ ha parlato di prima a livello svizzero, «che attraverso il coinvolgimento dei Comuni e dei cittadini intende accompagnare le realtà comunali nell’adottare strumenti di lavoro appropriati e al passo con i tempi». «L’evoluzione delle aspettative della cittadinanza nei confronti delle istituzioni, i cambiamenti avvenuti dal punto di vista socio-economico e territoriale nonché la crisi sanitaria in corso hanno mutato profondamente le realtà locali», ha ricordato ancora il consigliere di Stato Gobbi nel corso di una conferenza stampa. Da qui l’esigenza di rivedere i meccanismi di funzionamento di questa entità statale, la più prossima ad aziende e cittadini e che – per usare le parole di Gobbi – «assicurano un’appropriata vita residenziale».
In particolare si sta lavorando su tre fronti, ha spiegato da parte sua Marzio Della Santa, capo della Sezione degli enti locali: la riforma della dimensione – con quali risorse governare (aggregazioni) –; la riforma dei compiti – in quali ambiti governare (Ticino2020) –; la riforma del funzionamento – con quali strumenti e procedure governare (Responsabilità sociale del Comune, Buon governo).

«Le realtà comunali devono stabilire delle priorità: le risorse finanziarie sono limitate mentre i bisogni dei cittadini mutano e aumentano», ha continuato Della Santa. Per favorire il processo decisionale diventa fondamentale «coinvolgere oltre agli organi politici e dell’amministrazione comunale, anche la società civile per creare il senso di appartenenza», ha spiegato Della Santa che ha parlato anche di «democrazia partecipativa» e di «federalismo asimmetrico». La prima per intendere che le decisioni devono partire dal basso in modo da condividere il più possibile l’obiettivo a cui tendere, per esempio la realizzazione di una piazza o di un centro sportivo, tenendo sempre presente che le risorse finanziarie sono scarse per definizione. Il secondo, per indicare che non tutti i Comuni hanno le risorse e la struttura socioeconomica per portare avanti progetti di valenza sovra regionali. «Un conto è la città di Lugano e un altro il comune di Linescio», ha sintetizzato Della Santa.

Di cosa si tratta

Il Buon governo, nella declinazione della Sezione degli enti locali, «è un insieme di strumenti e procedure che servono ad assicurare un’adeguata conduzione politica del Comune coinvolgendo i cittadini e gli attori economici presenti sul territorio per rispondere ai loro bisogni», ha affermato Della Santa. Tra gli strumenti troviamo il piano di sviluppo con il quale si precisano la visione e gli obiettivi strategici a lungo termine, nonché le azioni di legislatura da attuare per raggiungerli; il portfolio delle politiche, ovvero la definizione delle politiche locali associandole ai settori di propria competenza. Si va dall’amministrazione generale, all’economia pubblica e la protezione dell’ambiente. Ma è il terzo strumento, il rendiconto annuale integrato, la novità. «Questo è il modo con il quale il Comune espone i risultati politici raggiunti e giustifica le risorse finanziarie utilizzate durante l’anno di riferimento», aggiunge il capo della Sezione degli enti locali. Non più solo bilanci preventivi e consuntivi, ma anche una valutazione sul raggiungimento o meno degli obiettivi strategici.

Grazie all’accompagnamento di alcuni collaboratori della Sezione degli enti locali, i Comuni di Faido e Tresa coinvolti nel progetto pilota potranno adottare nuove modalità di lavoro. Corrado Nastasi, sindaco di Faido, si è detto contento di questo esperimento soprattutto se servirà «a riaccendere l’interesse dei cittadini verso le attività locali».

Piero Marchesi, sindaco di Tresa, ha invece salutato l’intento di dare «più indipendenza progettuale e maggiore consapevolezza ai Comuni che vorranno prendersi più compiti». L’obiettivo è quello da una parte di adeguare il modo di lavorare per essere al passo con i tempi e soddisfare le nuove esigenze dei cittadini e dall’altra di seguire le procedure corrette per evitare ad esempio di commettere errori formali che potrebbero anche sfociare in sanzioni.

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