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24.10.2021 - 14:46

Femminicidi, la rabbia del ‘Collettivo Io l’8 ogni giorno’

Il movimento femminista, alla luce dell’ultimo fatto di sangue di Solduno, prende posizione e chiede l’introduzione di misure preventive più efficaci

femminicidi-la-rabbia-del-collettivo-io-l-8-ogni-giorno

“L’altra pandemia. 10 giorni, 4 femminicidi e un tentato femminicidio”. L’ultimo, in ordine di tempo, quello di Solduno di giovedì scorso, per fortuna. Un elenco spaventoso, agghiacciante, di una violenza inaudita, insopportabile, inaccettabile. È ora di dire basta!”. Il grido di allarme lo lancia il “Collettivo femminista Io l’8 ogni giorno”, che chiede alla società e alle istituzioni “un intervento per proteggere le donne dalle violenze maschili che sono perpetrate da uomini di tutte le età e di tutte le estrazioni sociali. Il problema è sistemico perché legato non a singoli casi di disagio individuale, ma perfettamente immerso nella struttura patriarcale della nostra società – si legge in un comunicato stampa –. Il copione, purtroppo, sembra essere sempre lo stesso e appare inaccettabile che le violenze denunciate dalle donne non servano a proteggerle e che si continui a sostenere che certi eventi non siano prevedibili. Quante donne devono ancora morire prima che ci si renda conto che questo tipo di soluzioni sono insufficienti e per nulla efficaci?”.

Il problema del possesso di armi

Molti femminicidi, prosegue il Collettivo, “soprattutto quelli commessi con un’arma da fuoco, risultano essere letali per le vittime e sorge spontaneo chiedersi come sia possibile che uomini con un provvedimento restrittivo abbiano così facile accesso alle armi da fuoco. La Svizzera risulta essere un Paese con un’alta diffusione di armi nelle economie domestiche private, secondo le ultime stime si parla circa due milioni di armi presenti nelle case elvetiche. Appare logico, ma è confermato anche da studi e statistiche che, soprattutto nell’ambito domestico, la presenza o l’impiego di armi da fuoco rappresenti un potenziale di violenza e pericolo considerevole. Pertanto, la correlazione tra disponibilità di armi da fuoco e femminicidi è scientificamente provata. Nonostante l’inasprimento delle basi legali per il possesso di armi in Svizzera negli ultimi vent’anni, il tasso di reati violenti non ha subito rilevanti oscillazioni, risulta quindi necessario riflettere sulle misure messe in atto e sulla loro effettiva efficacia.
I prossimi timidi passi della Confederazione: in Svizzera è prevista l’entrata in vigore il primo gennaio del 2022 del nuovo articolo 28c del Codice civile, che prevede l’introduzione di un braccialetto elettronico per autori di minacce e violenze su esplicita richiesta della vittima.

Anche il nostro Cantone deve prepararsi

“Visto che in media la polizia ticinese interviene 4 volte al giorno per violenza domestica, le nostre autorità hanno pensato che acquistare 5 braccialetti elettronici sia un investimento iniziale adeguato al contesto… La nuova procedura avviene in ambito civile e non penale, quindi prevede una sorveglianza passiva dell’autore di violenze e non permette un intervento immediato delle forze dell’ordine in caso di mancato rispetto del distanziamento. Questo significa che un eventuale controllo delle infrazioni è svolto a posteriori e, come dichiarato dal direttore del Dipartimento delle istituzioni, “starà poi al pretore valutare se la persona abbia violato troppo le misure imposte. Questo significa che non basta che siano violate le misure restrittive, vi è comunque un margine di tolleranza verso minacce e violenze? Quali i criteri per stabilire gli eventuali limiti? Il solo senno? Non è nemmeno chiaro quali siano i tempi e le frequenze di controllo delle infrazioni del detentore del braccialetto elettronico. Uno strumento quest’ultimo che si crede possa essere un deterrente per il molestatore, ma che parallelamente sembra mantenere salda la convinzione che sia sempre necessario appurare le segnalazioni della vittima, perché le testimonianze delle donne, quando parlano di violenze, vanno sempre verificate fino in fondo. Solo così infatti si potrà, almeno in parte, comprendere e giustificare l’agire del molestatore, che solitamente sguazza nel mare della sofferenza amorosa o del disagio esistenziale”.

Far sentire la voce delle donne

“Ma nel formulare queste proposte ci si chiede come si sente una donna che ha ottenuto un provvedimento restrittivo verso qualcuno che la perseguita, la minaccia, la spaventa? In questo anno di crescita spaventosa dei femminicidi in Svizzera (per ora già 25 nel 2021, contro i 16 nel 2020), il Collettivo femminista Io l’8 ogni giorno ha deciso di organizzare una manifestazione in occasione del 25 novembre – Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne – proprio su quest’altra dilagante pandemia. Scendere in piazza per testimoniare la nostra vicinanza a tutte le donne vittime di violenza, per fare sentire la voci – troppo spesso inascoltate – di noi donne e per ribadire l’urgenza e l’attualità delle rivendicazioni che il Collettivo femminista Io l’8 ogni giorno ha già presentato nel Piano d’azione femminista per l’eliminazione della violenza sulle donne, dove si chiede, tra le altre cose, l’introduzione di un numero di emergenza specifico attivo 24/h, il rafforzamento di tutti i servizi di protezione e accompagnamento delle vittime di violenza, per esempio attraverso un reddito di emergenza e la moltiplicazione dei luoghi e le forme di accoglienza e di ascolto.

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