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Il dossier presto in Gran Consiglio (Ti-Press)
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laR
 
07.10.2021 - 05:20
Aggiornamento: 09:29

Revisione ok, ma sul futuro della legge fiduciari è dibattito

La commissione parlamentare dice sì agli adeguamenti alle recenti norme federali. Intanto alcuni deputati chiedono di modificare la LFid. O di abolirla

Nuova legge fiduciari presto al vaglio del plenum del Gran Consiglio. Tra gli argomenti della seduta parlamentare che si aprirà lunedi 18 c’è anche lei: la seconda revisione della LFid, la normativa che dal 1985 disciplina in Ticino l’esercizio delle professioni di fiduciario. Una revisione - dopo quella entrata in vigore nel 2012 - imposta dall’introduzione, il 1. gennaio dello scorso anno, di due leggi federali. Quella sugli istituti finanziari e quella sui servizi finanziari. In sostanza, dal 2020 in Svizzera i fiduciari finanziari sono assoggettati alla vigilanza della Finma: la loro attività viene così autorizzata dall’Autorità federale che sorveglia i mercati finanziari. Di qui la necessità di adeguare la LFid. Il Consiglio di Stato se da un lato prospetta l’abolizione del regime autorizzativo cantonale per i finanziari, in seguito alle disposizioni varate da Berna, dall’altro propone di confermarlo per le altre due categorie di fiduciari, cioè i commercialisti e gli immobiliari. Quest’ultimi per esercitare l’attività, se il Gran Consiglio darà luce verde alla modifica normativa indicata dall’Esecutivo, dovranno, come oggi, essere preliminarmente autorizzati dall’Autorità di vigilanza, organo previsto dalla legge ticinese e indipendente dall’Amministrazione cantonale. Una legge che, sebbene non più applicabile alla figura del fiduciario finanziario (gestione patrimoniale, consulenza negli investimenti ecc.), va mantenuta per regolamentare nel nostro cantone le professioni di immobiliarista e commercialista, auspica dunque il governo. Il quale, come afferma nel messaggio, considera la LFid, “ancora oggi attuale nel perseguire i suoi scopi di protezione dei clienti” e nel valorizzare “i tanti professionisti seri”. La commissione parlamentare ‘Costituzione e leggi’, che ha esaminato il messaggio, invita il plenum ad “accogliere” quanto suggerisce il Consiglio di Stato, ma nel rapporto stilato dalla popolare democratica Sabrina Gendotti, firmato l’altro ieri (da alcuni deputati con riserva), si riferisce anche delle voci critiche alla LFid.

‘Garantisce un buon funzionamento del settore’

“A seguito delle numerose audizioni e prese di posizione sul tema, diversi commissari (della ‘Costituzione e leggi’, ndr) si sono posti la domanda sulla necessità di mantenere o meno la LFid considerato che dal 1° gennaio 2020 i fiduciari finanziari, e meglio la concessione della loro autorizzazione a praticare come pure la vigilanza sulla loro attività, sono esaustivamente di competenza federale, mentre rimarrebbe di competenza cantonale quella dei fiduciari commercialisti e immobiliaristi“, si sostiene nel documento: "Le persone sentite in audizione, in rappresentanza delle autorità che sono state consultate dal Consiglio di Stato in relazione al messaggio, si sono tutte espresse a favore del mantenimento della LFid, tranne il presidente e il vicepresidente dell’Organismo di autodisciplina dei fiduciari del Cantone Ticino (Oad Fct), che, va precisato, è un’associazione privata che si occupa esclusivamente di fornire assistenza e consulenza nell’ambito del rispetto della Legge federale relativa alla lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo (Lrd)“. Scrive ancora la relatrice: "Seppure corrisponda al vero che i fiduciari commercialisti e immobiliaristi, se svolgono un determinato tipo di lavoro, sono assoggettati a delle leggi federali (come la Legge federale sulle banche e le casse di risparmio, la Legge federale sugli investimenti collettivi di capitale o la Legge sulle borse e il commercio di valori mobiliari e la Lrd), ciò non significa che sia superflua una regolamentazione cantonale. Questo è esplicitamente indicato all’articolo 7 della LFid concernente le eccezioni all’assoggettamento”. La LFid, evidenzia Gendotti, "ha dimostrato negli anni di garantire un buon funzionamento del settore fiduciario e di evitare gli abusi a tutela della clientela. Una legge che è stata considerata dal Tribunale federale costituzionale e che non viola la Legge federale sul mercato interno. Ovviamente mantenerla o abrogarla è una decisione squisitamente politica. In considerazione però delle motivazioni esposte dagli esperti del settore sentiti in occasione delle numerose audizioni commissionali, appare che vi siano più vantaggi che svantaggi nel mantenere la LFid piuttosto che abrogarla”. La legge cantonale, si ricorda nel rapporto, "impone ai fiduciari che richiedono il rilascio di un’autorizzazione di adempiere dei requisiti. Nel caso in cui non dovessero più essere adempiuti, la legge prevede la revoca dell’autorizzazione e l’adozione di misure disciplinari in caso di infrazione dei doveri professionali. In caso di esercizio abusivo è prevista una multa fino a 50’000 franchi”.

In commissione, spiega Gendotti interpellata dalla ‘Regione’, «c’era anche chi voleva abrogare la LFid o chi voleva modificarla in modo importante. Per arrivarne a una si è deciso di approvare ciò che propone il messaggio governativo, indicando però nel rapporto che una parte della ‘Costituzione e leggi’ presenterà un’iniziativa per ridiscutere il tema. Personalmente sono per il mantenimento della legge in Ticino. Dopo che in Mesolcina è emersa la vicenda delle società bucalettere è inevitabile porsi qualche domanda. In un cantone di frontiera come il nostro, particolarmente esposto a certi fenomeni, ritengo importante che vi sia un’autorità di vigilanza che verifica l’adempimento di determinati requisiti per ottenere l’autorizzazione a esercitare. Si può senz’altro discutere dell’opportunità o meno di qualche modifica della LFid, ma da qui ad abolirla ce ne passa».

’Ma occorre facilitare l’accesso alla professione’

«Personalmente sarei per l’abrogazione tout court della legge sui fiduciari. So però che non ci sono le maggioranze politiche per farlo. Per questa ragione - preannuncia il democentrista Paolo Pamini - come gruppo Udc presenteremo un’iniziativa parlamentare elaborata che di fatto emenda la legge per eliminare le attuali barriere di accesso alla professione di fiduciario immobiliare e commerciale». In che modo? «Eliminando il periodo biennale di esperienza per chi conosce il diritto svizzero. Questa conoscenza sarebbe data dal fatto di aver conseguito un titolo di studio abilitante in Svizzera. Per gli altri rimarrebbero le attuali disposizioni». Quindi un neo laureato in diritto in una Università elvetica potrebbe chiedere di essere iscritto all’albo dei fiduciari? «Certo, deve avere anche la fedina penale pulita. L’attuale regime autorizzativo verrebbe trasformato in un’autorizzazione automatica o ‘light’ e che verrebbe estesa a tutti coloro che hanno oltre i requisiti, anche il diritto di firma nell’impresa. Le norme del Codice delle obbligazioni sul contratto di mandato dovrebbero essere sufficienti per garantire il cliente», aggiunge Pamini. Per l’abolizione della LFid è Sabrina Aldi: «Soprattutto in questo momento storico occorre sburocratizzare l’accesso alle attività economiche», dice la granconsigliera leghista.

’La sosteniamo, poiché riteniamo sia di interesse pubblico’

Per il mantenimento della legge Cristina Maderni, deputata del Plr e presidente della Ftaf, la Federazione delle professioni fiduciarie. «Sosteniamo la LFid in quanto riteniamo che sia di interesse pubblico. Garantiamo una formazione e standard qualitativi di professionalità nei confronti dei clienti», rammenta. «La nostra è una professione delicata che ha a che fare con il patrimonio di terzi. Per questo ci fa piacere che le norme che abbiamo introdotto per primi in Ticino siano state fatte proprie dalla Confederazione per quanto riguarda i fiduciari finanziari. Regole che in Ticino dovrebbero restare in vigore per gli immobiliaristi e i commercialisti».

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