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03.10.2021 - 17:15
Aggiornamento : 17:38

‘Educazione sessuale nelle scuole: cosa sta succedendo?’

Se lo chiedono i granconsiglieri dell’Mps in un’interpellanza al Consiglio di Stato, dopo un articolo de laRegione

Le linee guida per l’educazione sessuale a scuola ci sono, ma manca un programma: questo, in sintesi, era quanto riportato dal nostro giornale dopo un’intervista a Nicolò Osterwalder, presidente della Commissione per l’educazione affettiva e sessuale nelle scuole (Ceas; vedi laRegione del 15 settembre). Un’osservazione che ha fatto preoccupare il gruppo Mps-Pop-Indipendenti al Gran Consiglio. Gruppo che ha dunque rivolto un’interpellanza al Consiglio di Stato per capire le scelte fatte finora, lo stato di avanzamento dei lavori e perché si torni a parlare di programmi invece che di un’educazione integrata trasversalmente nel curriculum esistente.

I firmatari Angelica Lepori, Simona Arigoni e Matteo Pronzini ricordano che già nel 2004 era stato istituito un gruppo interdipartimentale (Gles) che aveva elaborato linee guida e raccomandazioni operative, poi sostituito da un secondo gruppo (Gles2) legato unicamente al Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport. L’idea, si ricorda nell’interpellanza, era quella di “evitare il ricorso a programmi specifici che avrebbero sovraccaricato il curricolo già molto denso”. L’approccio individuato “si basava su una visione olistica della sessualità e prevedeva che l’educazione sessuale per avere senso andasse affrontata dai docenti nella normale quotidianità scolastica e completata eventualmente da interventi esterni”. Negli anni successivi “è stato individuato il modello formativo che prevede di seguire i docenti (volontari) a piccoli gruppi integrando formazione teorica con spunti di attività pratiche volte a stimolare la riflessione e la crescita personale dei docenti e, in seguito, degli allievi”. Inoltre “nel percorso formativo è prevista una supervisione ai docenti rispetto al vissuto in classe nel proporre le attività scelte”, con dieci persone formate dalla Supsi per costituire il Team per l’educazione sessuale (Tes) e messe “a disposizione delle scuole di ogni ordine e grado per seguire e formare i docenti”. In seguito sarebbero emerse difficoltà, per ragioni che l’Mps collega a “un investimento personale del docente non indifferente”. Dopo lo scioglimento del Gles2 è stato quindi il turno del Ceas, con obiettivi quali – tra gli altri – lo studio delle esperienze svizzere e internazionali, lo sviluppo di un approccio olistico all’educazione sessuale, la sensibilizzazione e la formazione dei docenti.

Ora gli interpellanti chiedono: “Per quali ragioni si è deciso di sciogliere il Gles2 e istituire una Commissione per l’educazione affettiva e sessuale nelle scuole? Con quali criteri sono stati scelti i membri di questa commissione?”. E ancora: “Perché si ritiene necessario ritornare sulla letteratura ed esperienze svizzere e internazionali se era già stato fatto dalle commissioni precedenti? Qual è la valutazione della formazione Tes? Perché abbandonare oggi questa risorsa per la quale si è investito tanto?”. Infine si domanda perché si torni a parlare di programmi, una soluzione abbandonata dal piano di studio in vigore.

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Educazione sessuale, le linee guida ci sono, ma manca un programma

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