MIN Wild
6
WIN Jets
5
fine
(2-2 : 1-1 : 2-2 : 1-0)
EDM Oilers
6
ANA Ducks
5
fine
(3-2 : 0-2 : 3-1)
bambini-e-donne-afghane-pagano-il-prezzo-piu-alto
UN
ULTIME NOTIZIE Cantone
Locarnese
44 min

Locarno, estetica solidale per i malati tumorali

Una nuova associazione no profit raccoglie fondi per rendere più accessibili i trattamenti contro alcuni effetti delle terapie farmacologiche
Locarnese
44 min

Locarnese, 35 anni fa lo schianto sui monti di Mondovì

Nell’incidente aereo persero la vita 6 persone conosciute della regione. Il velivolo, decollato da Ascona e diretto in Spagna, perse la rotta nella nebbia
Luganese
44 min

Autosilo di Carabbia, monta il malcontento dei residenti

Dopo il voto del legislativo, la soluzione della Città non piace ai promotori della petizione, né alla commissione di quartiere né ai mozionanti
Fuga dei cervelli e stipendi
44 min

Un ingegnere a Zurigo può guadagnare 4mila franchi in più

Salari a confronto tra Ticino e la città sulla Limmat, dove laureati incassano paghe del 40 per cento più alte. Ecco perché i giovani se ne vanno
Mendrisiotto
8 ore

‘Cresciuti fra i binari’, la vita ai Domus di Chiasso

Un libro racconta l’emozionante vissuto di chi ha abitato i tre palazzi accanto alla ferrovia ai margini della cittadina di confine di allora
Ticino
9 ore

Risanamento Ipct, i sindacati non esultano

Vpod e Ocst non osteggiano la soluzione di compromesso raggiunta in Gestione, ma fanno capire di preferire il finanziamento diretto
Ticino
9 ore

Impianti di risalita, il credito da 5,6 milioni scende in pista

Il Gran Consiglio dà luce verde al rapporto commissionale. Caprara (Plr): ‘Non è una cambiale in bianco, ci sono criteri da ottemperare’
Ticino
10 ore

Pareggio di bilancio agendo ‘prioritariamente’ sulla spesa

Il Gran Consiglio dà via libera all’iniziativa Udc emendata dalla proposta del Plr per rendere ‘meno rigido’ il testo. Sinistra sulle barricate
Luganese
10 ore

Torricella-Taverne, il Municipio torna alla collegialità

Dopo la polemica pubblica, la segnalazione agli Enti locali e il rimpasto dicasteriale, l’esecutivo torna sulla collegialità e sulla confidenzialità
Luganese
10 ore

Ha truffato il principe di Genova, condannato a 24 mesi

La sentenza è stata emessa dalla Corte delle Assise criminali di Lugano nei confronti di un 66enne che gli ha sottratto 817mila franchi
Ticino
11 ore

Covid Pass, cinque le multe in Ticino

Sono 531 i controlli effettuati dalla polizia da quando è entrato in vigore l’obbligo del certificato nella ristorazione
Bellinzonese
11 ore

Fc Lugano femminile, 50 anni di vita racchiusa in una mostra

A Vezia giovedì 21 ottobre si inaugura un’esposizione sulla storia della squadra e le sue protagoniste
Ticino
 
23.09.2021 - 19:240
Aggiornamento : 22:14

‘Bambini e donne afghane pagano il prezzo più alto’

Intervista alla portavoce Unicef in Afghanistan in occasione dell’assemblea dei delegati che si tiene oggi e domani in Ticino

«Il direttore dell’ospedale pediatrico Atatürk, a Kabul, mi ha detto che sta finendo la nafta. Questo significa che non possono più far funzionare gli incubatori, che i neonati stanno morendo». Per ‘vedere’ al volo cosa sta accadendo ai bambini afghani la cosa migliore è parlare con Sam Mort, responsabile della comunicazione Unicef in loco. L’abbiamo intervistata in occasione dell’assemblea dei delegati svizzeri, che si terrà domani e dopodomani ad Ascona e in cima all’agenda avrà anche la nuova crisi umanitaria.

Mentre tutto il mondo parla dei cambiamenti geopolitici dovuti al ritorno dei Talebani, riesce difficile farsi un’idea precisa di cosa stia capitando alle persone comuni, a una popolazione intrappolata tra fanatismo e guerra civile. Lei cosa vede dal suo osservatorio?

Vedo una crisi umanitaria nella quale i più colpiti sono donne e bambini. Vedo un sistema sanitario al collasso, la mancanza di cibo e medicine. Vedo dieci milioni di bambini che hanno bisogno di soccorso immediato. Non penso solo ai 550 uccisi e ai 1’400 feriti durante i combattimenti (e la stima è al ribasso). Il Paese è ancora alle prese con la pandemia da Covid-19, ma anche con estesi focolai di morbillo: sono 56mila solo i casi confermati. Poi c’è la diarrea, che uccide soprattutto chi ha meno di cinque anni. Le migrazioni interne – mezzo milione di sfollati solo durante gli ultimi scontri – accelerano la diffusione di malattie altrimenti prevenibili. A debilitare la popolazione ci si mette anche la malnutrizione, con una stagione estremamente secca che ha causato una grave carestia. Intanto l’inverno si avvicina, e molti non hanno rifugio.

I bambini e le donne sono i più colpiti: in che senso?

Pensi al numero crescente di bambini non accompagnati che vagano per il Paese, diventando facile preda di sfruttamento, abusi sessuali e reclutamento nelle bande armate. C’è anche la questione sanitaria, e poi quella educativa: negli ultimi vent’anni siamo riusciti a passare da un milione di allievi nelle scuole – 90% maschi – a dieci milioni con un 40% costituito da ragazze. Ora le scuole secondarie stanno riaprendo solo per insegnanti e allievi maschi, tagliando fuori un milione di studentesse. Rischiamo di veder bruciare tutti i progressi fatti finora, proprio adesso che i giovani più istruiti fuggono e abbiamo bisogno di formare medici, ingegneri, professionisti per la ricostruzione.

L’Occidente teme che i soldi di eventuali aiuti finiscano nelle mani dei Talebani invece di aiutare le persone in difficoltà. C’è una soluzione?

Capisco benissimo questi timori che interessano tanto i privati cittadini quanto i governi. Ma gli afghani hanno bisogno di aiuto immediato: in quelle che una volta erano le strade più trafficate di Kabul ora vedo gente che si accampa per vendere tutto quello che ha in casa – frigoriferi, lampadari… – pur di sopravvivere. Il sistema bancario vacilla e chi li ha può ritirare al massimo 200 dollari. Una soluzione molto efficace per aiutarli senza passare dai Talebani c’è, la stessa che abbiamo sperimentato con successo in Yemen: inviare fondi direttamente alle organizzazioni non governative, al network delle Nazioni Unite o di altre organizzazioni degne di fiducia.

Cosa possono fare gli svizzeri e la sede locale di Unicef?

Anzitutto fare in modo che di Afghanistan si continui a parlare, che resti negli occhi e nelle orecchie dell’opinione pubblica e dell’intera comunità mondiale. Occorre fare pressione presso i leader nazionali e globali, a Berna e a Ginevra, in modo che i fondi continuino a partire e ciascuno capisca che siamo di fronte a una crisi umanitaria, non politica. Occorre anche comprendere che i rifugiati afghani non sono arrivati in Occidente per capriccio: fuggono dalla guerra, dalla persecuzione, dalla miseria, da uno Stato sull’orlo del fallimento. Non hanno scelta. Ecco perché – e qui ribadisco quanto detto dal segretario generale dell’Onu – è cruciale non rimandarli indietro e aiutarli a ricostruire la loro vita.

Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved