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15.09.2021 - 09:01
Aggiornamento: 12:42

Il Consiglio di Stato: ‘Spesa in Italia con certificato Covid’

L’esecutivo ticinese risponde alla consultazione di Berna, proponendo una soluzione intermedia per quanto riguarda gli obblighi di test o quarantena

il-consiglio-di-stato-spesa-in-italia-con-certificato-covid
(Ti-Press)

Il Consiglio di Stato si è dichiarato d’accordo, in linea di principio, con le misure poste in consultazione dal Consiglio federale circa le restrizioni da imporre al traffico di viaggiatori della Svizzera, avanzando però alcune proposte di compromesso rispetto alla linea indicata da Berna, ovvero le due soluzioni del doppio test, a carico del viaggiatore, all’arrivo e dopo 4-7 giorni o del test all’arrivo con successiva quarantena di dieci giorni riducibile a 7 dopo l’effettuazione di un test, sempre a carico della persona.

Test + quarantena soluzione più efficace

Riguardo alle due soluzioni proposte, il Cantone propenderebbe per la seconda (test + quarantena), poichè la proposta del doppio test garantisce una riduzione “solo in misura parziale” del rischio di circolazione del virus, considerato che chi presenta un test negativo potrebbe comunque risultare positivo al secondo test dopo aver circolato liberamente: inoltre, tale soluzione è influenzata dalla sensibilità del test usato (con il Pcr ritenuto più efficace dell’antigenico rapido) e dal fatto che “l’esecuzione dei test fatti all’estero non è controllabile e potrebbe essere variabile in funzione del Paese, dell’esecutore o del test utilizzato”. Infine, ciò comporterebbe un ulteriore carico di lavoro per i Cantoni, chiamati non solo a verificare l’effettiva esecuzione dei test a 4-7 giorni, ma anche a dover poi mettere in isolamento le persone risultate positive e avviare il tracciamento dei contatti da mettere successivamente in quarantena se non vaccinati o guariti. “Questo lavoro sarebbe evitato se il caso indice fosse isolato fin dall’inizio”, sottolinea il Consiglio di Stato.

La soluzione del test e quarantena è ritenuta invece più efficace dal punto di vista epidemiologico poichè impedisce che le persone non immuni o immunizzate che entrano in Svizzera possano circolare liberamente e potenzialmente infettare altre persone, ed evita che esse abbiano contatti fino a quando la loro contagiosità scende a un livello estremamente basso, ovvero alla fine della quarantena.

Quarantena solo per arrivi da Paesi a rischio

Secondo l’esecutivo ticinese, “una regolamentazione più severa è opportuna, alla luce dei numerosi contagi riconducibili alle vacanze estive all’estero”: tuttavia, l’obbligo di quarantena a prescindere dal Paese di provenienza e dalla relativa situazione epidemiologica è una misura che da Bellinzona viene ritenuta non proporzionata. Al riguardo, il Ticino propone di continuare a tener conto del’elenco degli Stati o regioni con varianti preoccupanti del virus e di imporre la quarantena solo ai viaggiatori provenienti da questi Paesi. Allo stesso modo, il Consiglio di Stato non ritiene giustificata la registrazione dei dati di contatto anche per le persone vaccinate o guarite che entrano in Svizzera, dato che comunque non verrebbero poi sottoposte ad alcun obbligo di test o quarantena.

In conclusione, la linea proposta dall’esecutivo cantonale è una via intermedia fra le due soluzioni, ovvero: obbligo di test all’entrata per tutti, e poi ulteriore test a 4-7 giorni per persone in provenienza da Paesi non a rischio, e quarantena per le persone provenienti da Paesi a rischio.

Il modello messo in consultazione da Berna prevede eccezioni all’obbligo di test per i frontalieri, i minori di 16 anni, i passeggeri in transito e gli autotrasportatori di merci.Il Consiglio di Stato ticinese. Il Consiglio di Stato condivide tali deroghe, ma ritiene anche che “per ragioni di praticabilità dei controlli” per gli spostamenti transfrontalieri nelle zone di frontiera e per gli espatri di breve durata sia “opportuno evitare eccezioni”. In sostanza, per quanto riguarda il Ticino, le persone non vaccinate o guarite dovrebbero presentare un tampone negativo anche per andare a fare la spesa o bere un caffè in Italia.

Berna si faccia carico dei tamponi per la fine della quarantena

Da Bellinzona, infine, viene condivisa la presa a carico da parte della persona interessata dei costi per i test in ingresso e dopo 4-7 giorni, coerentemente con quanto deciso dal Consiglio federale circa l’abbandono della gratuità dei test per le persone asintomatiche a partire dal 1° Ottobre: tuttavia, l’esecutivo ticinese ritiene che , il fatto che il test dopo 7 giorni per la fine della quarantena sia a carico della persona interessata potrebbe indurre le persone economicamente più svantaggiate dall’esecuzione di tale test, cosicchè esse potrebbero essere ancora contagiose alla fine della quarantena: il Consiglio di Stato ritiene dunque che lo Stato dovrebbe farsi carico di tali test del settimo giorno in quanto “sarebbe dunque nell’interesse della salute pubblica” e “permette un controllo, che altrimenti andrebbe perso, della contagiosità di persone con un rischio accresciuto”.

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