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21.05.2021 - 17:520
Aggiornamento : 19:58

Allentamenti, dal Cantone molti sì e qualche distinguo

Il Consiglio di Stato concorda con la linea di Berna per la quarta fase di riaperture, ma chiede di alzare a 30 il limite per eventi privati e assembramenti

Il Consiglio di Stato segue le indicazioni del Consiglio federale in merito alla quarta fase di riapertura, che prenderà il via il 31 maggio se mercoledì prossimo lo stesso Consiglio federale darà il via libera definitivo, pur tenendo ferma la barra su alcuni temi puntuali. Il Ticino concorda sul modello proposto perché, si legge nella risposta alla consultazione, “pur con un tasso di adesione più elevato rispetto alla media nazionale, anche secondo la pianificazione della campagna di vaccinazione cantonale, a fine maggio tutte le persone particolarmente a rischio disponibili a farsi vaccinare saranno coperte con due dosi”. Ma viene ribadito, comunque, “che le diverse fasi non dovrebbero essere subordinate tanto alla disponibilità della popolazione a farsi vaccinare, quanto piuttosto alla definizione di percentuali minime di persone vaccinate, da determinare in funzione anche delle caratteristiche dei ceppi di virus circolanti e dominanti”. Detta breve: prima si vaccina, prima si riapre. 

Come comportarsi con le persone vaccinate? 

E pur concordando “nel complesso” col piano di riaperture presentato dal Consiglio federale il 21 aprile, il governo ticinese mette qualche puntino sulle i. Nel senso che “alcuni aspetti ci sembrano non del tutto coerenti con il livello generale degli allentamenti attuali, come ad esempio le competizioni negli sport di squadra anche con contatto fisico senza mascherina né distanze fino a 50 persone all'esterno e invece 4 persone all'interno”. A titolo generale, si continua a leggere, “rileviamo che le tappe di allentamento si fondano, oltre che sulla situazione epidemiologica, sull'avanzamento della campagna di vaccinazione, ma poi lo statuto di persona vaccinata è considerato solo in misura assai ridotta”. Perché “le persone vaccinate sono esentate dalla quarantena dei contatti e possono esserlo anche dall'uso della mascherina nelle case per anziani, ma alla stessa stregua, se si ritiene sufficientemente comprovato che non possono essere contagiose” ricorda l'Esecutivo. Ma, riprende, “alla stessa stregua, se si ritiene sufficientemente comprovato che non possono essere contagiose, occorrerebbe interrogarsi sull'obbligo della mascherina in generale così come sul computo delle persone vaccinate laddove le regole prevedono limiti numerici”.

Trenta persone, almeno all'esterno

Se il Cantone concorda con gli alleggerimenti sull'insegnamento in presenza nel settore terziario in caso di test ripetuti, quando si comincia a parlare di manifestazioni arrivano i distinguo. E non da poco. Perché “è giustificato aumentare il numero di partecipanti ammessi. Il limite di 30 persone anche all'aperto risulta semmai prudente e poco coerente con le 300 persone che possono partecipare a una manifestazione politica o religiosa o che possono assistere a eventi sportivi e culturali”. Come viene condiviso “l'ulteriore passo in avanti i limiti a 100 persone all'interno e 300 all'esterno per le manifestazioni in presenza di pubblico, senza preclusione alle persone non vaccinate, testate o contagiate, come invece proposto per le grandi manifestazioni e i progetti pilota”. Ma a non trovare sponda nel Consiglio di Stato ticinese è la questione degli eventi privati: “È vero che si tratta delle manifestazioni in cui i comportamenti individuali sono meno controllabili e in cui comunque vigono meno regole”, concede l'Esecutivo. Ma “riteniamo coerente e più facilmente comprensibile per la popolazione applicare, come finora, i medesimi limiti per le manifestazioni in generale e quindi elevare anche in questo caso la partecipazione a 30 persone, perlomeno all'esterno”. Peraltro, aggiunge il governo a sostegno della propria posizione, “lo strumento dell'autotest, ampiamente promosso a livello nazionale, ben accompagna questo passo”. Il ragionamento è lo stesso quando il focus si sposta sugli assembramenti: la richiesta è di allineare il limite a 30 persone.

E sugli sport di contatto: ‘Di giorno telelavoro e poi niente mascherina? Poco comprensibile’

A non trovare consenso presso il Consiglio di Stato c'è anche quanto proposto da Berna per gli sport di contatto. Se da una parte “si ritiene condivisibile l'abolizione del divieto degli sport di contatto all'interno in base alle comunque severe regole proposte, in particolare l'esercizio dell'attività in uno stesso gruppo di sole quattro persone”, dall'altra “esprimiamo riserve all'abbandono di mascherina o distanze all'aperto in combinazione con l'aumento a gruppi di 30 persone. Le differenze tra le regole proposte per le attività all'aperto anziché al chiuso - rimarca il governo ticinese - risultano a nostro avviso troppo marcate, anche perché laddove vi è contatto fisico diretto la trasmissibilità non può essere molto diversa”. Inoltre, si precisa, “la raccolta dei dati, utile per il tracciamento ex post, non può sostituire le misure che impediscono la diffusione del virus. Questo allentamento non ci sembra coerente con le restrizioni che vengono mantenute in altri settori della società. Risulta ad esempio poco comprensibile essere obbligati al telelavoro durante la giornata, nonostante i rigidi protocolli di sicurezza attuabili, e poi poter esercitare attività sportive di gruppo con contatti fisici senza mascherine né distanze nel tempo libero”. E, proprio riguardo al telelavoro, il governo non concorda con l'abrogazione dell'obbligo in caso di test ripetuti: “Siamo per contro favorevoli alla sostituzione dell'obbligo con la raccomandazione”.

Via libera, infine, all'apertura della ristorazione anche all'interno: “Riteniamo che la situazione epidemiologica favorevole, nonostante i timori che hanno accompagnato la precedente tappa di riapertura in riferimento in particolare proprio agli spazi esterni dei ristoranti, consenta di effettuare questo passo”. Ad ogni modo anche qui ci sono delle perplessità, riguardo soprattutto “alla comprensione e all'accettazione di regole diverse sull'utilizzo della mascherina ai tavoli interni e a quelli esterni”.

 

 

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