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17.05.2021 - 19:260
Aggiornamento : 21:08

A un passo dal ripristino del quarto giudice di garanzia

La commissione firma il rapporto di Corti e Viscardi favorevole alla reintroduzione del quarto gpc. Aldi: è un potenziamento dovuto

È ora nero su bianco il sì della 'Giustizia e diritti' alla reintroduzione del quarto giudice dei provvedimenti coercitivi. La commissione parlamentare, segnala la stessa in una nota, ha firmato oggi il rapporto, stilato dal socialista Nicola Corti e della liberale radicale Giovanna Viscardi, che invita il plenum del Gran Consiglio ad "approvare" l'iniziativa depositata nel dicembre 2018 da Raoul Ghisletta (Ps) e dall'allora deputato (indipendente) ed ex pp Jacques Ducry. Iniziativa che chiede il ripristino del quarto gpc, dopo il taglio dell'organico dell'Ufficio dei giudici dei provvedimenti coercitivi: una sforbiciata proposta dal Consiglio di Stato nel quadro della manovra di risparmio del 2016 per risanare le finanze cantonali, condivisa dal parlamento e avallata nel febbraio 2017 dal popolo, chiamato alle urne da un referendum.

La presidente della Giustizia e diritti: ‘Questa autorità è in sofferenza dopo il taglio’

Adesso si fa marcia indietro. La commissione vuole potenziare l'Ufficio dei gpc, giudici di garanzia chiamati a confermare o meno arresti e carcerazioni di sicurezza ordinati dal Ministero pubblico, a convalidare o no le istanze di proroga della detenzione preventiva, a deliberare su quelle di messa in libertà avanzate dalla difesa, a pronunciarsi sulle richieste di levata dei sigilli... Il ripristino del quarto gpc «credo sia un atto dovuto», dice alla 'Regione' la presidente della 'Giustizia e diritti' Sabrina Aldi. «Dopo il taglio - aggiunge la granconsigliera leghista -, ci si è resi conto che quest'autorità giudiziaria, come altre confrontate con un accresciuto carico di lavoro, era, ed è, in sofferenza. Con l'obiettivo di garantire una giustizia di qualità, governo e parlamento hanno nel frattempo aumentato gli organici del Tribunale penale cantonale e della Procura. Senza dimenticare l'incremento in questi anni del numero di agenti della Polizia cantonale. Il potenziamento anche dell'Ufficio dei giudici dei provvedimenti coercitivi è insomma la logica conseguenza. Questi magistrati oltretutto sono tenuti a decidere spesso e volentieri nel giro di pochissimo tempo, di poche ore, sulla base di atti anche corposi. Penso in particolare alle inchieste sui reati finanziari nelle quali il procuratore prima di ordinare un arresto ha magari già eseguito perquisizioni e disposto il sequestro di documentazione voluminosa».

Commenta il correlatore Nicola Corti: «L’aver condotto in porto questo importante progetto nonostante le iniziali reticenze del Consiglio di Stato è sicuramente fonte di grande soddisfazione, auspicando beninteso un sostegno altrettanto grande da parte del plenum. Al di là di ogni ragione, il ritorno alla composizione iniziale di questo Ufficio risponde a una reale necessità non solo della magistratura ma pure, ritengo, della cittadinanza tutta. Anche senza dover pensare a Kafka tutti possono incorrere in un possibile procedimento penale, ma è proprio grazie al buon funzionamento delle strutture di garanzia che lo Stato si merita il grande potere di cui gode sui cittadini».

Il Consiglio della magistratura preoccupato da tempo

Dunque ritornerà - plenum del Gran Consiglio permettendo - il quarto gpc. Come detto, nel 2017 il referendum promosso dalla sinistra contro il taglio venne poi bocciato dai cittadini alle urne (si fermò al 46,3% dei votanti), ma delle prime sirene d’allarme avevano già cominciato a suonare. Soprattutto dal Consiglio della magistratura che, si legge nel rapporto commissionale, già nel Rendiconto 2017 "non parlava più di rischi derivanti dalla riduzione dell’organico dell’Ufficio dei giudici dei provvedimenti coercitivi, ma concludeva lapidario: ‘A taglio avvenuto, alla prova dei fatti, l’Ufficio risulta ora insufficientemente dotato’”. Da lì un crescendo, che prima ha portato all’iniziativa elaborata di Ghisletta e in seguito allo sbarco del tema nella commissione ‘Giustizia e diritti’. La quale, scrivono Corti e Viscardi, ha sentito il presidente dell’Ufficio, il giudice Maurizio Albisetti, che “ha ricordato la preoccupante situazione di grande squilibrio fra carico lavorativo e dotazione di personale” e la necessità “del ripristino a quattro del numero dei giudici”. Anche perché, dalla votazione referendaria del 2017 a oggi, “le competenze attribuite all’Ufficio sono effettivamente aumentate”. Pertanto, rimarcano i due relatori, “la riduzione del numero dei gpc da quattro a tre è avvenuta in concomitanza di un aumento anche del carico lavorativo”. 

La risposta del Consiglio di Stato è arrivata circa un mese fa, il 14 aprile, con una risoluzione nella quale conferma “la necessità di adeguamento dell’organico dell’Ufficio dei gpc” alla luce “delle nuove competenze che l’Ufficio giudiziario ha assunto, dovrà assumere e assumerà nei prossimi mesi”. E con la volontà popolare espressa non più tardi di quattro anni fa come la si mette? Risponde lo stesso governo, nel dire che viene rispettata poiché “le ragioni che fondano il potenziamento odierno costituiscono delle circostanze non prevedibili e sopraggiunte negli anni successivi la votazione popolare”. Tornando così sui suoi passi.

In attesa che il parlamento si esprima sulla reintroduzione del quarto gpc, nel suo rapporto di attività 2020 il Consiglio della magistratura ricorda che l’Ufficio giudiziario “continua a lavorare con un organico di magistrati insufficiente (anche con competenze nel frattempo aumentate)”. Il che è “fonte di grande preoccupazione per il futuro (...) In queste condizioni di operatività – critiche – il rischio di conseguenze derivanti da uno scadimento del livello di tutela giurisdizionale è concreto”. Per il Cdm, dunque, “occorre intervenire in modo serio, finalmente, migliorando la dotazione di personale e/o togliendo competenze all’Ufficio”. 

«La situazione in cui versa quest'autorità giudiziaria è stata considerata insostenibile dal Consiglio della magistratura - commenta Raoul Ghisletta, primo firmatario dell'iniziativa parlamentare del 2018 -. Aspetto ora il voto del Gran Consiglio, toccando ferro. Mi auguro che il plenum segua la commissione. E che dopo questo passo si vada a sanare al più presto altre eventuali situazioni critiche, in termini di risorse umane, dell'apparato giudiziario ticinese».

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