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12.05.2021 - 13:05
Aggiornamento : 26.03.2022 - 14:55

Infermieri: ‘Migliori condizioni per il bene dei pazienti’

Il 29 maggio è prevista una manifestazione a Bellinzona per tutto il settore sociosanitario

Ore straordinarie, poco tempo per effettuare i compiti, salari non adeguati. Sono queste alcune delle recriminazioni dei sindacati e delle associazioni di categoria riguardo alle condizioni di lavoro del personale sociosanitario. Per rendere attenti riguardo a questa tematica e chiedere al Cantone e ai Comuni di migliorare il finanziamento dei contratti di prestazione con le strutture, il 29 maggio è prevista una manifestazione in Piazza Governo a Bellinzona alle ore 14.

«Gli infermieri effettuano una moltitudine di attività, tra cui la prevenzione, la cura, la riabilitazione e la formazione di nuove leve», ricorda Luzia Mariani Abächerli, presidente della sezione ticinese dell’Associazione svizzera infermiere e infermieri (Asi), in occasione della giornata internazionale dell’infermiere avvenuta questo mercoledì. «Prima o poi avremo bisogno tutti di cure e chiunque desidera venir preso a carico nella maniera migliore possibile», con questo appello la presidente chiede alla popolazione di sostenere il settore anche a livello politico. Nel 2017 l’Asi aveva lanciato l’iniziativa popolare ‘Per cure infermieristiche forti’, testo respinto poi sia dal Consiglio Federale sia dal Parlamento. In seguito è stato elaborato un controprogetto avallato dal Consiglio Nazionale. Il 18 giugno il Consiglio Nazionale ne discuterà. «La conferenza di conciliazione sulle cure ha permesso di trovare dei compromessi, ma non è stata accettata nessuna proposta in merito al miglioramento delle condizioni di lavoro e alla dotazione di infermieri sulla base della casistica dei reparti», continua Luzia Mariani Abächerli.

Alto tasso di abbandono della professione

Problemi contrattuali e di lavoro che portano a un forte abbandono della professione, spiega Mattia Bosco, segretario cantonale dei Sindacati indipendenti ticinesi (Sit): «L’aspetto previdenziale riveste sempre più importanza nel rendere una professione attrattiva. Il settore delle cure è uno dei rami con una durata di vita professionale più breve. Questo porta ad accumulare enormi lacune contributive che produrranno drammatici effetti nella vita dopo la carriera». Per Bosco bisogna dunque facilitare il rientro sul lavoro e creare delle condizioni che evitino l’abbandono della professione. Per il segretario del sindacato Vpod Ticino Raoul Ghisletta, il Cantone deve lavorare per creare una situazione contrattuale uniforme in tutto il settore sociosanitario, questo per permettere alle persone di scegliere l’impiego e il datore di lavoro in base alla propria passione e non secondo le condizioni di lavorative. «Nel settore delle case anziani e dei servizi di assistenza a domicilio vi sono delle differenze contrattuali nelle varie zone del cantone. Differenze che si ripresentano anche nel settore acuto, dove esiste un inspiegabile divario tra gli ospedali dell’Ente ospedaliero cantonale (Eoc) e le cliniche private», precisa Ghisletta.

Rischio di ammalarsi a causa del lavoro

«Da molti anni il personale sociosanitario è costretto a lavorare a ritmi sempre più serrati, trovandosi così confrontato con un carico di lavoro troppo elevato che genera malattie professionali, infortuni e l’abbandono precoce della professione», ribadisce Marcella Palladino, del sindacato Ocst, che aggiunge: «Gli strumenti per ponderare il numero di dipendenti necessari nelle strutture, così come gli importi definiti nei contratti di prestazione, non sono più aggiornati e non prendono in considerazione gli attuali bisogni dell’utenza».

Altra preoccupazione è quella legata al buco finanziario creato dalla pandemia di coronavirus: «Non è ancora chiaro se a coprirlo saranno i Cantoni o le casse malati e ci sono problemi anche nella quantificazione dei costi e dei mancati introiti in caso di intervento cantonale». Difficoltà emerse, secondo Ghisletta, anche con il caso della clinica Santa Chiara di Locarno «in forti cifre rosse, che mettono a rischio posti di lavoro e di formazione».

Il segretario di Vpod Ticino denuncia anche un clima militaresco durante la pandemia: «La crisi sanitaria ha reso difficile la discussione sul posto di lavoro e l’organizzazione di risposte sindacali ai problemi. Si pensi alla difficoltà per riunirsi, per ricevere informazioni e anche la pressione verso chi sollevava critiche interne alle strutture o la pensa diversamente». Alcuni lavoratori probabilmente si sono sentiti un po’ abbandonati, ma Marcella Palladino ha comunque ribadito che i sindacati hanno fatto di tutto per sostenere a distanza i lavoratori.

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