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23.04.2021 - 11:050
Aggiornamento : 26.04.2021 - 16:10

GastroTicino: rafforzare gli aiuti per evitare una catastrofe

Lettera al Consiglio di Stato. 'Questo devastante lockdown rischia di acuire una crisi che già fa paventare un'ondata di chiusure e licenziamenti'

'Aiuti Covid-19 da rafforzare per evitare una "catastrofe annunciata"'. È questo l'oggetto di una lettera inviata al Consiglio di Stato e al suo presidente, Norman Gobbi, da GastroTicino, alla luce delle decisioni di mercoledì annunciate dal Consiglio federale, secondo cui la prossima apertura delle sale interne dei ristoranti sarà forse prevista solo per il 26 maggio. 

'Siamo già in ginocchio'

"Ancora una volta è una decisione che non fa che aggravare in modo ulteriore e drammatico la situazione di un settore già messo in ginocchio dalle prolungate chiusure del 2020 e 2021 - scrivono Massimo Suter, vicepresidente dei GastroSuisse e Gabriele Beltrami, direttore di GastroTicino", che proseguono: "Ci riferiamo in particolare a quei locali di montagna, di collina o di periferia che per ragioni non solo climatiche non possono aprire a breve le terrazze. Oppure a quei locali che, complici anche le misure di distanziamento sociale, hanno terrazze di così ridotte dimensioni da non giustificare l'apertura per l'impossibilità di coprire i costi. A questi si aggiungano soprattutto i locali che non dispongono di terrazze e che, al di là di promesse e speranze, rimangono ancora chiusi. L’ipotizzata riapertura al 26 maggio significa, specie per le tipologie di locali di cui sopra, tenere chiusi i ristoranti per un ulteriore periodo di tempo che in totale raggiunge quasi i 6 mesi. Poche imprese del nostro settore possono riuscire a sopportare una così lunga chiusura".

Si legge ancora nella missiva inviata al Consiglio di Stato: "Questo devastante lockdown, rischia di acuire una crisi che già fa paventare un'ondata di chiusure e licenziamenti. Con la premessa che abbiamo sempre rispettato le regole atte a limitare la diffusione del virus, per tentare di evitare una “catastrofe annunciata” della ristorazione e albergheria, provocata da decisioni delle autorità federali incomprensibili e totalmente slegate da evidenze scientifiche chiediamo al Consiglio di Stato di: intervenire a livello cantonale e federale affinché sia ripensata e ricalcolata la percentuale di indennizzi versati attraverso i casi di rigore; attualmente tale percentuale è fissata al 10% ma non è più sufficiente per salvare gli imprenditori e le aziende del settore, pilastro economico e sociale del Paese, i posti di lavoro e il futuro di centinaia di famiglie".
Conclude la missiva: "Facciamo altresì notare la situazione sempre più disperata delle discoteche e dei locali notturni, che sono chiusi da 13 mesi; anche per queste categorie la percentuale del 10% per i casi di rigore, appare oggi del tutto inadeguata".

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