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laR
 
21.04.2021 - 05:10
Aggiornamento: 13:17

Chi sale e chi scende sulla scala delle elezioni comunali

I dati per i singoli municipi e legislativi sono contrastanti ma è comunque possibile individuare alcune tendenze tra cui l’arretramento del Ppd e la buona tenuta di Plr e sinistra

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Archivio Ti-Press

Certo, è difficile far paragoni e isolare tendenze a livello cantonale dopo le elezioni comunali, nelle quali peraltro il profilo e i progetti dei singoli candidati contano spesso ben più dell’appartenenza partitica. Se però si vanno a vedere i numeri aggregati per quanto riguarda i municipi, qualche segnale emerge: anzitutto il buon risultato del Plr – che porta a casa una decina di seggi in più rispetto a cinque anni fa – e della sinistra rossoverde che si attesta su una crescita molto simile, con il Ps e gli alleati ecologisti che in particolare si aggiudicano 11 seggi supplementari. Accusa il colpo il Ppd, che lascia sul terreno 15 poltrone, di cui due pesantissime a Locarno e a Mendrisio. Maluccio anche la destra e in particolare la Lega: il tandem con l’Udc cede 9 seggi, sebbene in Comuni minori e a fronte di un buon risultato individuale dei democentristi.

Il dato sui consigli comunali arrivato ieri è invece ancora più frammentario, con forti discrepanze locali: il Plr arretra ovunque tranne che a Mendrisio, ma neppure Ppd e Lega brillano (vedi pagine 3-6), mentre la sinistra difende le posizioni grazie anche all’affermazione dei suoi nuclei più ‘movimentisti’ (vedi sotto). A complicare ulteriormente il paragone col passato è la situazione fluida sul piano delle aggregazioni, oltre al fatto che le liste mutano nel tempo ed esecutivi di dimensioni diverse (normalmente a 5 o 7 membri) fanno ‘pesare’ in modo differente ogni poltrona locale.

Un discorso a parte meritano le liste civiche, che hanno ottenuto 8 seggi in più nei municipi e hanno intercettato oltre il 20% dei voti complessivi. Un fenomeno che fa il paio con quello della scheda senza intestazione a un partito: nel 2007 – l’anno della sua introduzione – piaceva solo al 15% dei votanti, oggi invece un elettore su quattro ‘rinuncia’ a indicare un partito e punta direttamente sui singoli candidati. Segni, come si dice sempre, di una crescente disaffezione per i partiti storici e di una maggiore ‘personalizzazione’ della militanza? Fino a un certo punto, sì, ma è anche vero che la maggioranza resta comunque più vicina alle identità partitiche. Non dimentichiamo, inoltre, che la lista senza intestazione contribuisce, anche se in maniera depotenziata, alla forza elettorale dei partiti d’origine dei candidati per cui si vota.

Continuando a giocare coi numeri aggregati, ma stavolta in tema di consigli comunali, vediamo che i liberali restano in testa alla classifica con 685 seggi, più di uno su quattro (il totale era di 2'215). Tra Plr e Ppd – 442 eletti – s’incunea il variegato mondo delle liste civiche (456 seggi su un ventaglio che spazia da destra a sinistra), poi arrivano a pari merito la Lega con l’Udc (312) e la sinistra rossoverde nel suo complesso (312).

Formazioni minori

Se i Golia della politica locale sono alle prese con un bilancio in chiaroscuro, c'è pur sempre qualche Davide che può dirsi soddisfatto. Ad esempio i Verdi liberali, alleati del Ppd in 18 Comuni. Erano 35 i candidati espressione di questo partito. La scorsa legislatura i Verdi liberali avevano un solo eletto in consiglio comunale. Ora sono complessivamente rappresentati da setti consiglieri: a Mendrisio, Minusio, Terre di Pedemonte, Cadempino, Castel San Pietro e Paradiso.

Anche il ForumAlternativo, presentatosi a livello locale con il Ps e i Verdi, esulta. Alla sua prima partecipazione alle elezioni comunali, il Forum è riuscito a far eleggere 8 consiglieri comunali: ad Ascona, Locarno, Losone, Lugano, Minusio, Onsernone. Ricordiamo che il movimento di sinistra è stato costituito come forza politica solo nel settembre del 2018 e stavolta si è presentato con 38 candidati.

Alla sua prima partecipazione elettorale, limitata solo a Lugano, il movimento Ticino&Lavoro, frutto di una scissione consumatasi in seno al Ppd locale, ha portato a casa due seggi in consiglio comunale. Anche ‘Più donne’, già presente in Gran Consiglio con due deputate, è riuscito a far eleggere alla sua prima prova locale tre consigliere comunali: due a Lugano e una a Bellinzona. 

Soddisfatti anche i Giovani Udc che all’ombra del partito maggiore hanno contribuito a far eleggere due municipali: Luca Vögeli (classe 1996) a Ronco Sopra Ascona e Diego Baratti (1997) a Ponte Capriasca. Quest’ultimo risulta il più giovane eletto in un Municipio in tutto il Ticino. La presenza dei Giovani Udc, si fa notare in un comunicato stampa, è triplicata rispetto al 2016 con due municipali e otto eletti nei consigli comunali. Ulteriore segno di un partito sempre più competitivo rispetto ai ‘gemelli’ leghisti.

Dal canto suo, il Movimento per il socialismo si è detto molto soddisfatto delle 1’132 preferenze e dei tre suoi consiglieri eletti a Bellinzona (gli altri tre sono espressione dei Verdi, ndr); ha invece mancato, “seppur di poco”, l’obiettivo dichiarato di entrare in consiglio comunale anche a Lugano. L’Mps, si sottolinea in una nota, “ritiene la sua presenza nelle istituzioni come aggiuntiva al proprio intervento politico principale sul terreno, teso a mobilitare le cittadine e i cittadini”.

E così tra partiti piccoli e grandi, liste civiche e liberi battitori si prospetta una legislatura locale breve sì, ma certamente alquanto vivace.

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