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Il checkpoint di Agno (archivio Ti-Press)
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25.03.2021 - 18:01
Aggiornamento: 19:38

‘I checkpoint dovevano restare solo un mese. Sono ancora lì’

L’Ordine dei medici stila un bilancio positivo di un anno di attività dei presidi per depistare il Covid sul territorio. Franco Denti: ‘Eppure all’inizio c’era diffidenza’

Un anno fa come ieri, comparivano sul territorio cantonale i checkpoint dell’Ordine dei medici del Cantone Ticino (Omct). Strutture dedicate per agevolare la diagnosi e la presa a carico dei pazienti affetti da Covid. «Era un modo per contribuire in maniera tangibile ad arginare il più possibile il propagarsi della pandemia, attraverso l’individuazione tempestiva di persone positive alla malattia», ha spiegato in conferenza stampa il dottor Franco Denti, presidente dell’Omct. «Siamo stati l’unico cantone a dotarsi di queste strutture che non sono nate in contrapposizione a quanto stava mettendo in piedi l’autorità sanitaria, ma in supporto e per evitare un sovraccarico di ambulatori e pronto soccorso», ha continuato Denti ricordando che all’inizio c’era molta diffidenza. La durata prevista inizialmente era di un solo mese, tanto che il 24 aprile avrebbero dovuto essere smantellati. Così non è stato, tanto che messa da parte la parentesi estiva in cui la pandemia di coronavirus sembrava stesse arretrando naturalmente, gli stessi sono ancora in attività e rimasti costantemente operativi 7 giorni su 7, coprendo anche le festività.

I checkpoint Omct, lo ricordiamo, sono stati istituiti in collaborazione con i Comuni di Lugano, Bellinzona, Agno, Mendrisio, Locarno e altri Comuni, sostenuti dallo Stato maggiore cantonale di condotta e del Dipartimento della sanità e della socialità. Uno degli obiettivi, ha spiegato ancora Franco Denti, era quello di preservare «il più possibile dal rischio di contagio gli studi medici, il loro personale e i pazienti». Obiettivo raggiunto, visto che, contrariamente a quanto accaduto per esempio in Lombardia, il personale sanitario che si è ammalato è stato minimo. «Due medici del locarnese sono purtroppo deceduti durante la prima ondata», ha ricordato il presidente dell’Omct. Un altro obiettivo era quello di fronteggiare le possibili conseguenze epidemiologiche delle fasi di allentamento della chiusura delle attività economiche e sociali decise o prospettate a livello federale e cantonale.

Un punto delicato è dato dal finanziamento. Le strutture sono state in gran parte finanziate dall’Omct pur con il sostegno dei municipi di Lugano, Bellinzona, Agno, Mendrisio e Locarno, oltre che dal Cantone. «A oggi abbiamo un contenzioso, in via di chiarimento, pari a circa 730 mila franchi con le casse malati», ha affermato Denti. 

Fumatori ed ex meno toccati dal Covid

Poter essere sul territorio ha permesso anche una raccolta di importanti dati epidemiologici. Le visite effettuate dai 127 medici volontari che si sono alternati (quasi tutti medici di famiglia, ma non solo, ndr) sono state oltre 30 mila. Le schede epidemiologiche allestite sono state 10’940 che hanno permesso di tracciare un quadro dell’evoluzione della malattia. Le considerazioni su quanto raccolto sono state affidate alla dottoressa Beatrice Barda, specialista in microbiologia e virologia clinica. Dall’esame è visibile l’andamento dell’epidemia con le classiche tre ondate: la prima tra marzo e maggio dove l’8% dei testati è risultato positivo al virus Sars-Cov 2; la seconda tra ottobre e dicembre con il 45% dei test positivi e l’ultima tra gennaio e febbraio scorsi con il 21% di positivi. Un altro dato interessante è l’età dei positivi: la maggior parte tra i 21 e 60 anni, mentre emerge che i fumatori (poco più del 10%) e gli ex fumatori (prossimi allo zero) sono risultati positivi in misura inferiore al coronavirus rispetto ai non fumatori (oltre il 60% di positivi). Infine più dell’80% dei testati positivi aveva una temperatura inferiore ai 37 gradi o non presentava sintomi evidenti della malattia. Questo soprattutto a fine estate, inizio autunno.

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