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laR
 
12.03.2021 - 17:28

‘Quelle del Consiglio federale sono proposte contraddittorie’

Il presidente del governo ticinese Norman Gobbi non è soddisfatto dell’approccio della Confederazione: ‘la popolazione è disorientata e stanca’

di Generoso Chiaradonna
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Archivio Ti-Press
Norman Gobbi

«Noto una certa contraddizione nelle proposte messe in consultazione dal Consiglio federale: da una parte si paventa l’arrivo di una terza ondata – che noi non stiamo vedendo – e dall’altra si parla di aperture anche se parziali, delle terrazze dei ristoranti e attività culturali a partire dal 22 marzo». È secca la reazione del presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi dopo la conferenza stampa del governo federale. «Lo ripeto ancora una volta, la gente è disorientata e stanca dopo lunghe settimane di questa situazione», continua Gobbi. Anche la proposta di aumentare a 50 il numero di persone ammesse alle manifestazioni culturali al chiuso è giudicata contraddittoria e anche «discriminatoria» rispetto ai ristoranti «i quali potranno accogliere clienti solo all’aperto». «Misura, quest’ultima, che penalizzerebbe gli esercizi pubblici che non hanno una terrazza», precisa il presidente del Consiglio di Stato.

Oltre confine la situazione sanitaria sta peggiorando, tanto che da lunedì Lombardia e Piemonte verranno inserite in zona rossa. Di fatto si tratta di un ulteriore lockdown. «Come Ticino, al pari del Cantone di Ginevra, abbiamo chiesto maggiori controlli ai valichi. Da Berna non sono giunte risposte chiare e si rimane sul vago tanto che i controlli in dogana non saranno aumentati», continua Gobbi che solleva anche la questione dei diversi regimi per le quarantene tra Svizzera e Italia. «Le associazione economiche, accogliendo la proposta del Consiglio federale di allargare i test di depistaggio del Covid a tutti i lavoratori (frontalieri compresi), chiedono anche di poter accorciare la durata della quarantena a sette giorni, se il secondo test è negativo, invece dei classici dieci giorni. Lo prevedono le norme svizzere. Oltre confine questo periodo è di 14 giorni», spiega Gobbi. I lavoratori frontalieri, anche se lavorano in Svizzera, sono assoggettati alle norme sanitarie italiane. Per il presidente del Consiglio di Stato «sarebbe meglio avere regole analoghe da una parte e dall’altra del confine, visto che c’è comunque mobilità transfrontaliera».

Infine si fa notare, oltre al fatto che le riaperture sono condizionate comunque dalla situazione epidemiologica, la tempistica stretta. «Le decisioni definitive del consiglio federale arriveranno il 19 marzo e saranno valide dal 22. Gli esercizi pubblici e gli organizzatori di eventi culturali avranno solo tre giorni per riaprire. La vedo dura», commenta Gobbi che chiosa anche sulla Pasqua imminente. «Sulla gita di pasquetta c’è ancora un grosso punto interrogativo».

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