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08.03.2021 - 18:03

‘Test rapidi e vaccini per tornare alla normalità’

È quanto chiedono le principali associazioni economiche ticinesi al Consiglio federale per uscire il più in fretta possibile dalla crisi sanitaria

«Riteniamo che la strategia auspicata dal Consiglio federale di allargare i test rapidi per depistare il coronavirus sia una via praticabile per ritornare a una situazione di ‘normalità’. Speriamo che il Consiglio di Stato, al termine di questa procedura di consultazione lanciata da Berna, sostenga questa strategia». Così Stefano Modenini, direttore dell’Associazione industrie ticinesi. A firmare l’appello, oltre all’Aiti, ci sono le principali associazioni di categoria: Abt (Associazione bancaria ticinese); Camera di commercio, Disti (Distribuzione ticinese) e la Ssic-Ticino (Società impresari costruttori). 

Tale strategia di estensione dell’utilizzo dei test rapidi sarà ulteriormente completata nelle prossime settimane quando tutta la popolazione avrà a disposizione anche test rapidi fai da te. Ma ciò non è però sufficiente o risolutore. «Certamente anche la progressione della vaccinazione della popolazione adulta aiuterà ad accelerare la fine dell’emergenza e quindi la ripresa delle attività economiche e sociali. La scarsità delle dosi non è imputabile al governo, visto che anche altri paesi si trovano più o meno nella stessa situazione», continua Modenini che però precisa: «Noto però che alcuni governi, penso in particolare a Gran Bretagna e Israele, hanno avuto un approccio un po’ più pragmatico prendendosi anche qualche rischio in più, ma alla fine è risultato vincente».

Anche nel caso dei test rapidi è però necessario un certo pragmatismo da parte dell’autorità. “Affinché la nuova strategia del Consiglio federale abbia successo, è necessario l’impegno dei Cantoni. Invitiamo dunque il Consiglio di Stato, come richiesto dal Consiglio federale nella consultazione avviata venerdì 5 marzo, ad approntare e mettere rapidamente in atto un piano cantonale di utilizzo su larga scala di test mirati e ripetitivi, il cui costo sarà assunto dalla Confederazione a partire da lunedì 15 marzo. Ciò presuppone che il Cantone realizzi rapidamente le strutture adatte e la logistica necessaria», si legge nel comunicato stampa congiunto delle cinque organizzazioni economiche. Per quanto concerne il mondo del lavoro, il Consiglio federale ha indicato che i test di depistaggio devono avvenire in azienda, allo scopo di ridurre sensibilmente gli spostamenti delle persone.

«Le aziende devono attuare tutte le misure necessarie per effettuare i test di depistaggio, ma la loro messa in atto dovrebbe avvenire prima di tutto facendo richiesta al Cantone, che poi dovrà coordinare la consegna dei test alle aziende, il ritiro dei campioni prelevati e l’attività dei laboratori incaricati», continua ancora Modenini che si riferisce ai test Covid-19 Pcr, quelli classici nasofaringeo. Il numero di tamponi sarà destinato quindi a crescere e ci vorrà coordinazione tra aziende e laboratori oltre a una buona capacità di processione da parte di questi ultimi. Sappiamo però che l’autorità sanitaria ticinese, in particolare l’Ufficio del medico cantonale diretto dal dottor Giorgio Merlani, non è entusiasta dall’idea dei test rapidi, quelli fai da te. In più occasioni è stato detto che “creerebbero una falsa sicurezza”. «In altri paesi, cito la Germania ma non solo, sono utilizzati senza particolari problemi proprio con l’intento di accelerare, in sicurezza, gli allentamenti a carico delle aziende e dei cittadini. Per questa ragione appoggiamo una proposta fatta propria dal Consiglio federale», commenta Stefano Modenini il quale aggiunge: «Non chiediamo che le misure igieniche attualmente in vigore (distanza, mascherine e gel disinfettante) siano abolite».

Le associazioni economiche chiedono espressamente che sia le procedure di richiesta dei test da parte delle aziende, sia le diverse attività di coordinamento allo scopo di accelerare la procedura di depistaggio del coronavirus, avvengano rapidamente, senza burocrazia né ostacoli particolari.

«Ci attendiamo pertanto la piena collaborazione dell’amministrazione cantonale incaricata e laddove previsto dei Comuni», afferma ancora il direttore dell’Aiti che si chiede anche come mai le autorità ticinesi non abbiamo ancora autorizzato la cosiddetta ‘quarantena breve’ nel caso un lavoratore sia negativo, il settimo giorno, al test Sars Cov-2. «Si tratta di un provvedimento del Consiglio federale inattuato dal Ticino», conclude Modenini.

Di fronte all’evidenza dei ritardi nella somministrazione dei vaccini, le associazioni economiche ribadiscono che “la strategia delle autorità non può basarsi esclusivamente su chiusure totali e parziali delle attività economiche, che stanno causando ingenti danni non solo economici ma anche sociali. Pertanto, è necessario proprio estendere senza indugi l’utilizzo dei test di depistaggio del coronavirus su larga scala”.

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