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Riqualificarsi per non rimanere fuori dal mercato

Sempre più adulti decidono d’intraprendere un percorso di formazione. Fra lavoro, famiglia e studio

(Keystone, archivio)
2 febbraio 2021
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Di nuovo sui banchi. E non si tratta di studenti che tornano a scuola dopo le vacanze, ma di adulti che si rimettono in gioco. È la storia di Carmine, Barbara, Rosangela e sicuramente di molti altri. Persone che hanno deciso d’intraprendere un percorso formativo per ottenere un diploma, nonostante gli anni di lavoro alle spalle. Percorso che in molti casi viene fatto in concomitanza con un impiego e la famiglia. Un arricchimento personale e un modo per rimanere concorrenziali a livello professionale.

«Con il passare degli anni e i cambiamenti nel mondo del lavoro, mi sono reso conto che mi mancava una formazione teorica. Negli anni le imprese e il mercato del lavoro sono cambiati molto. Le conoscenze nella pratica non erano più sufficienti per rimanere al passo con i tempi», racconta Carmine, 48 anni. Grazie all’articolo 33 della Legge federale sulla formazione professionale, ha potuto ottenere un Attestato federale di capacità (Afc) come impiegato in logistica, frequentando i corsi serali.

«Dopo cinque anni di esperienza lavorativa, di cui almeno due nel campo professionale di cui è attivo, un adulto può chiedere di essere iscritto a una procedura di qualificazione per ottenere un Afc», spiega Tatiana Lurati Grassi, responsabile dell’Ufficio della formazione continua e dell’innovazione del Decs. «L’adulto ha la possibilità di poter seguire dei corsi collettivi preparatori oppure può essere inserito individualmente nel percorso di formazione di base. C’è anche la possibilità di frequentare determinate lezioni nelle classi di apprendisti. È comunque sempre l’esperto dei servizi della formazione continua che valuta che tipo di strada può seguire il candidato e da quali parti di formazione possa essere esonerato. La decisione finale spetta sempre al candidato».

‘Volevo un riconoscimento della mia professionalità’

Un altro modo per venire ammessi agli esami per l’ottenimento dell’Afc è quello della presentazione di un dossier di competenze. Opzione che attualmente è possibile unicamente per l’attestato federale di impiegato di commercio. «Ho scelto la stesura del dossier invece della frequenza perché in questo modo è possibile gestirsi in maniera autonoma. Essendo mamma di due bimbi sarebbe stato complesso seguire un corso serale e conciliare gli impegni familiari e lavorativi», dice Barbara, 44 anni, che racconta di aver scelto di riqualificarsi dato che la sua formazione in Italia non veniva riconosciuta in Svizzera. Inoltre «desideravo anche un riconoscimento della mia professionalità». Una decisione, inoltre, che non è stata dettata da un’esigenza lavorativa puntuale: «Mi sono resa conto che era un requisito richiesto in molti ambiti lavorativi, soprattutto nei concorsi pubblici. Ho iniziato il mio percorso di validazione del dossier mentre mi trovavo in disoccupazione. Questa condizione è stata una spinta. Spesso sono proprio questi i momenti dove si fa un bilancio e ci si chiede cosa si può fare per migliorare e diventare più competitivi nel mondo del lavoro».

‘Ho voluto giocare d’anticipo’

Rosangela, 51 anni, ha invece seguito i corsi serali in gruppo. Una bella esperienza, ma non priva di ostacoli: «Le difficoltà le ho avute nelle lingue, ma nel resto delle materie in quelle pratiche dove c’era da ragionare andava bene. Inoltre dopo una giornata di lavoro si fa fatica a rimanere concentrate per altre tre ore. Per i più giovani l’apprendimento delle lingue è più facile e si ricordano più facilmente, mentre per le altre materie come la contabilità, il diritto, l’esperienza di anni di pratica mi ha avvantaggiata». Rosangela lavorava già come segretaria e possedeva due diplomi di contabilità e uno di assistente HR, ma non aveva la formazione di base, cioè l’Afc di impiegata di commercio. Una decisione dettata da una presa di coscienza: «Ho voluto giocare d’anticipo per non rischiare di non trovare un lavoro se fossi rimasta disoccupata».

Una riqualificazione da adulti significa spesso doversi dividere fra lavoro e famiglia: «Ho cominciato la formazione in un periodo particolare della mia vita. Era appena nato il mio primo figlio e devo ringraziare tantissimo la mia compagna che è stata fondamentale nella mia riuscita. Ho avuto dei momenti dove volevo mollare, ma i docenti e la mia compagna mi hanno sostenuto. È stato così possibile far combaciare tutti gli aspetti della mia vita», racconta Carmine che durante i corsi per l’Afc ha iniziato l’iter per l’ottenimento dell’Attestato professionale federale (Apf) come manager in logistica. Periodo in cui è nata anche la sua seconda figlia. «Nel mondo del lavoro, sempre più difficile e complicato, sentivo il bisogno d’impiegare la mia esperienza e le mie conoscenze a favore delle nuove generazioni. Mi sono dunque avvicinato all’insegnamento e ora sto lavorando come docente e in futuro vorrei seguire l’iter formativo per diventarlo a pieno titolo. Insegno conoscenze professionali in logistica alla Scuola professionale artigianale e industriale (Spai). Voglio far passare ai ragazzi il messaggio che bisogna avere fiducia in se stessi per farcela. Al giorno d’oggi bisogna continuare ad aggiornarsi per non rimanere fuori dal mercato».

Rimanere competitivi

«Grazie allo sportello di consulenza diretta alla Città dei mestieri di Bellinzona, sempre più persone si informano per sapere come rimanere attive all’interno del mercato del lavoro», ricorda Tatiana Lurati Grassi. «Questo ci porta a dire che saranno sempre di più le persone che beneficeranno di riqualifiche professionali o di percorsi di formazione continua». Città dei mestieri che partecipa nella gestione di ‘viamia’, una nuova prestazione gratuita di valutazione e orientamento di carriera indirizzata ai residenti con più di 40 anni. Chi desidera partecipare all’offerta può iscriversi contattando l’Ufficio dell’orientamento scolastico e professionale.

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