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Mai fermarsi al primo giudizio
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Ticino
28.01.2021 - 05:550
Aggiornamento : 17:45

Boom di ‘fake review’ nell’anno della pandemia

La maggior parte degli utenti le considerano valide quanto i suggerimenti di amici e parenti. Il web è però pieno di recensioni false o tendenziose

Spendere con testa. Tutti noi lo vogliamo. Che sia per trovare un buon ristorante, il miglior modello di cuffiette o l’attrezzatura sportiva più performante, affidarsi alle recensioni online è diventata un’abitudine. Secondo il rapporto 2020 di Bright Local, azienda attiva nel marketing internazionale, il 94% dei consumatori è più propenso a scegliere un determinato prodotto o servizio in presenza di valutazioni positive. Il 79% dichiara inoltre di avere fiducia nelle recensioni online tanto quanto nei consigli di amici o familiari. La competitività di ogni attività commerciale dipende quindi in maniera sempre più importante dall’ottenimento di giudizi a cinque stelle. Ragione per cui già da alcuni anni le recensioni false hanno iniziato a spuntare come funghi.

Anche quando si parla di recensioni farlocche, il Covid-19 ci ha messo lo zampino. Stando a un’analisi presentata da Saoud Khalifah, Ceo di Fakespot, piattaforma che verifica la veridicità delle recensioni di prodotti online, tra marzo e agosto 2020 il volume di fake review ha toccato picchi record. In questo lasso di tempo le finte valutazioni costituivano oltre il 40% del totale. Questi dati riflettono il mutamento, conseguente al lockdown, delle dinamiche economiche globali, come l’impennata dello shopping online.

Il mercato delle false recensioni

E per rendersi conto dell’entità del problema basta una veloce ricerca sul web. Sono innumerevoli gli annunci su siti di freelancing, come Truelancer e freelancer.com, in cui si offrono somme di denaro in cambio di centinaia di giudizi positivi. “Ho bisogno di recensioni Google a 5 stelle” scrive un utente indiano di Truelancer. Molti danno istruzioni specifiche: “le recensioni devono essere pubblicate in maniera graduale su un periodo di 30-60 giorni”. E poi ancora, “tutte le review devono essere postate con dispositivi e indirizzi IP diversi e tra ogni pubblicazione deve intercorrere un intervallo di tempo di almeno 5 o 6 ore”. Stesso fenomeno si osserva su gruppi Facebook creati a questo scopo, come Amazon Reviewer Group. Esistono poi siti di webmarketing di dubbia legalità che vendono svariati pacchetti di valutazioni a prezzo irrisorio. Tra questi, Appsally.com offre recensioni di Google, Amazon, Tripadvisor e Facebook, ma anche connessioni di LinkedIn e riproduzioni Spotify.

Il nuovo trend: le recensioni incentivate

Un altro business in crescita è quello delle recensioni incentivate. L’utente che scrive questo tipo di valutazioni ha ricevuto il prodotto in questione gratuitamente o a prezzo scontato in cambio della recensione. Questo tipo di attività è veicolata da piattaforme di enorme successo come The Insiders, che lavora con colossi quali Nescafé, Samsung, Garnier e Lego. Un fenomeno che Reviewmeta, strumento web che analizza la qualità delle recensioni, ha dimostrato però essere problematico. Attraverso un’analisi di 7 milioni di recensioni è stato in effetti appurato che i recensori che hanno ricevuto il prodotto gratis o a prezzo discount sono quasi quattro volte meno propensi a lasciare una recensione tendenzialmente negativa. Il rapporto mostra inoltre come negli ultimi anni ci sia stato un aumento esponenziale nel volume di recensioni incentivate.

Il caso

C’è una domanda anche in Ticino

Secondo Paolo Attivissimo, giornalista informatico, è «difficile che questo incremento di recensioni false sia dovuto unicamente alla pandemia. Il settore delle fake review era già in crescita ed è possibile che lo spostamento degli acquisti verso servizi e negozi online abbia amplificato una tendenza già esistente». E, in alcuni casi, «le recensioni vengono utilizzate come aggancio per altre truffe, ad esempio per attirare vittime su altri siti, tramite i quali tentano di rubare password o dati della carta di credito». E, anche in Ticino, ci sarebbero commercianti e ristoratori che si mobilitano per ottenere false recensioni positive o per denigrare concorrenti facendone pubblicare di negative: «è un fenomeno modesto, ma esiste ed esisteva anche prima che il virus si diffondesse. Soprattutto in momenti come questi, in cui ci si contende una clientela scarsissima e principalmente online, è quasi inevitabile che qualcuno tenti di ottenere un vantaggio usando tecniche sleali. Va anche detto che il prezzo di queste operazioni disoneste è calato durante la pandemia. Anche fra ladri c’è concorrenza».

Come possiamo, sul piano legale, difenderci dalle recensioni false? Per scoprirlo, ‘laRegione’ ha interpellato l’avvocato Gianni Cattaneo, docente Supsi e specialista di diritto informatico.

Secondo il diritto svizzero, le recensioni false sono illegali?

Non sempre, non automaticamente. È necessario che risultino violate una o più disposizioni di legge poste a protezione di determinati beni. Le persone fisiche e le società, ad esempio, sono protette contro le recensioni che deteriorano la loro reputazione. Lo stesso vale per le recensioni che interferiscono con il funzionamento corretto e leale della concorrenza oppure con gli obiettivi di tutela dei consumatori.

Si può perseguire legalmente sia la persona o società che scrive la valutazione, sia l’azienda o persona che domanda questo servizio?

Le regole variano a seconda delle modalità e della gravità del comportamento. In via di principio, chiunque contribuisce alla lesione o alla sua diffusione commette un atto illecito e pertanto si vedrà imputata una responsabilità civile e/o penale a dipendenza dei contenuti.

Quanto è difficile provare che una recensione è falsa?

Proprio perché non è agevole identificare gli autori e/o i mandanti delle recensioni false, l’attenzione delle vittime si è spesso focalizzata sui fornitori di servizi online, avendo gli stessi il potere di ‘staccare la spina’ ai contenuti illeciti, tramite richieste di rimozione in sede giudiziaria. Direi anche con un certo successo, dato che il diritto svizzero non concede l’immunità agli intermediari online. L’identificazione degli autori grazie agli indirizzi tecnici non è esclusa, per cui può valere la pena di tentare, soprattutto nel contesto di un procedimento penale.

Ogni piattaforma (Google, Amazon, Tripadvisor,..) ha una politica diversa per quel che riguarda le recensioni ‘incentivate’. Qual è il quadro legale svizzero?

Le regole esistono e sono essenzialmente ancorate nella legge contro la concorrenza sleale, la quale vieta qualsiasi comportamento che contravvenga alla buona fede nel commercio. Ogni piattaforma ha la possibilità di emanare regole più severe, per cui dovrebbero essere gli utenti a prediligere le piattaforme più sensibili e corrette sotto questo profilo. Anche il diritto della protezione dei dati personali e della privacy istituisce vincoli per le aziende e strumenti di difesa per le persone lese che è importante considerare.

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