Ticino

Dopo le comunicazioni di Berna, si scia fra le incognite

Pandemia e misure, Andrea Rinaldi (Airolo): introdurremo una sorta di numero chiuso. Giovanni Frapolli (Bosco Gurin): così non è facile tenere aperto

19 dicembre 2020
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In Ticino si potrà continuare a sciare. In materia di comprensori sciistici ieri il Consiglio federale ha rilanciato la palla nel campo dei Cantoni, fissando per la loro apertura parametri legati alla capacità di accogliere pazienti (Covid e non Covid) negli ospedali e all’indice di trasmissione del virus. Lucerna, Svitto, Zugo e Nidvaldo hanno già deciso di chiuderli. Uri comunicherà nel fine settimana, mentre il Canton Grigioni lunedì. Il Ticino fa parte del gruppo di cantoni – assieme a Vallese, Berna e Vaud – che permetterà agli impianti di risalita di riaprire. Ieri in conferenza stampa il direttore del Dipartimento sanità e socialità Raffaele De Rosa, rispondendo a domanda della ‘Regione’, ha spiegato come «è necessario un approccio intercantonale. Noi nella nostra presa di posizione nell’ambito della consultazione federale (cfr. edizione del 17 dicembre) lo avevamo chiesto addirittura federale per evitare che la chiusura degli impianti in un cantone comporti il flusso e lo spostamento di persone e turisti in un altro. Se si va a sciare, ovunque, è necessaria prudenza, tanta prudenza. Ancora più rispetto al passato». Uno dei fattori che ha portato (per adesso) il Ticino a prendere questa via è spiegato dallo stesso De Rosa: «Bisogna tenere conto anche delle attività fuori pista e incontrollate, che sono molto più pericolose. Come governo abbiamo riflettuto sul fatto che una eventuale chiusura degli impianti potrebbe comportare uno spostamento di persone da un ambito più sicuro e controllato a uno che non lo è».

Il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha aggiunto che «con i nostri comprensori sciistici abbiamo discusso di favorire la clientela indigena, perché non vogliamo che si muova troppa gente, e di limitare la capacità degli impianti». Per quanto riguarda la concessione delle autorizzazioni, Gobbi ha fatto presente che «sarà richiesta una maggiore presenza di pattugliatori sulle piste, per richiamare ad attenzione e prudenza perché se uno si fa male su una pista ed eventualmente ha bisogno di un ricovero gli sforzi di andare incontro al sistema sanitario si vanificano». E l’avvertimento: «Stanno camminando sulle uova».

Nessuna chiusura dunque in Ticino degli impianti di risalita. «La settimana prossima decideremo sul rilascio delle autorizzazioni cantonali sulla scorta delle richieste e della documentazione allegata ricevute: abbiamo tuttavia già verificato i piani di protezione presentatici, sia sulla carta sia sul posto, e reggono praticamente tutti», dice alla 'Regione' Luca Filippini, segretario generale del Dipartimento istituzioni e presidente del gruppo di lavoro ‘Grandi manifestazioni’ designato a suo tempo dal governo. Alcune stazioni hanno già aperto lo scorso fine settimana, nel rispetto comunque dell’ordinanza federale che prevede un regime transitorio».

‘Prenotazione delle cabine’

E poi ci sono loro, i comprensori. «Quello che ci preoccupa è l’annunciata chiusura delle stazioni sciistiche lucernesi e del Canton Svitto, i cui sciatori sono nostri potenziali clienti: in questi giorni, del resto, abbiamo avuto un’importante presenza di svizzero tedeschi, che se da un lato ci fa ovviamente piacere, dall’altro ci preoccupa, per il sovraffollamento e il conseguente accresciuto rischio di contagio – rileva da noi raggiunto Andrea Rinaldi, responsabile marketing della Valbianca Sa, che ha la gestione degli impianti di Airolo –. Abbiamo quindi deciso di introdurre per le vacanze una sorta di numero chiuso, con la prenotazione delle cabine in modo da non superare il numero di persone che verrà stabilito presto d’intesa con le istituzioni preposte: in questo modo riusciremo a contingentare le presenze nel comprensorio sciistico di Persciüm. Peraltro con la ristorazione chiusa è presumibile che le persone scieranno per tre e quattro ore, non di più, il che dovrebbe ridurre comunque le presenze e di riflesso e in parte il rischio di incidenti sulle piste». Il numero chiuso varrà per tutti? O a essere favoriti nell’accesso saranno i ticinesi? «Questo ce lo dovrà dire il Cantone: so che lunedì – aggiunge Rinaldi – ci sarà un incontro, al quale parteciperà il nostro direttore Mauro Pini. Vedremo».

‘Ma i servizi igienici dobbiamo garantirli’

Da Airolo a Bosco Gurin, dove il proprietario e gestore degli impianti Giovanni Frapolli non nasconde la propria insoddisfazione per la situazione derivante dalla decisione, o meglio dalla non decisione del Consiglio federale su chiusure/aperture delle stazioni invernali. «Troppo facile lasciare la palla nel campo dei Cantoni. Senza dimenticare – continua Frapolli, da noi interpellato – che con la chiusura dei ristoranti anche sulle piste, decretata da Berna, tenere aperto un comprensorio sciistico è problematico. Perché dobbiamo comunque tenere aperti e puliti i servizi igienici. A questo punto organizzeremo all’esterno del ristorante un take away con la distribuzione di tavolini e sedie da camping per offrire, in sicurezza, quindi rispettando le distanze tra un tavolino e l’altro, un minimo di ristoro a chi lo desidera. Per noi – evidenzia Frapolli – sarà uno sforzo non indifferente e il tutto si tradurrà in costi aggiuntivi. Fino a domenica sera saremo aperti, ma dovremo riflettere se rimanerlo ancora. Domani mi sentirò anche con le altre stazioni. Se dovessi guardare solo l’aspetto finanziario, dovrei chiudere. Ma si vuole anche offrire un’alternativa – la montagna – alla chiusura di piscine, musei, di eventi culturali e ricreativi. Certo non è facile».

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