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Aggiornamento: 10.12.2020 - 13:33

Non abbandonate i nuclei

La recente sfida a livello energetico è quella di ammodernare gli edifici più vecchi del centro paese

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ti-press

Quello dei nuclei è un cuore che, anche se debolmente, pulsa ancora. Spesso abbandonati a causa di costi troppo alti di ristrutturazione o a favore di residenze più recenti, gli edifici, che fino a qualche decennio fa erano il centro vitale dei comuni ticinesi, rimangono energeticamente poco efficienti e anche per questo sempre più disabitati. Il programma del Consiglio federale SvizzeraEnergia propone dunque diverse misure ai comuni, che possono ottenere il label di Città dell'energia. Riguardo alla tematica dei nuclei, verrà proposto un evento online giovedì.

Secondo i dati dell'associazione, gli edifici sono responsabili della metà delle emissioni di Co2 e quindi i nuclei non possono essere dimenticati nell'obiettivo del Consiglio federale che punta ad emissioni con un saldo netto pari a zero entro il 2050. Attualmente 29 comuni, che racchiudono il 64% della popolazione del cantone, hanno la certificazione ‘Città dell'energia’. Nella Confederazione il totale è di 700.

«Le Città dell’energia non sono perfette, ma si tratta piuttosto di comuni che a vari livelli e in base alla loro situazione si impegnano in modo continuo, sistematico e strutturato per un miglioramento a livello energetico (aumento dell’efficienza energetica, riduzione degli sprechi, aumento della quota parte di energie rinnovabili) e climatico (riduzione delle emissioni di gas serra / adattamento ai cambiamenti climatici), in sintonia con gli obiettivi della Confederazione», ci spiega Claudio Caccia, responsabile regionale di ‘SvizzeraEnergia per i comuni’. In queste manovre rientrano anche le parti più datate dei paesi e delle città: «Dal punto di vista dell'ecologia, la maggior parte dei nuclei sono ben fatti, perché sfruttano molto bene il terreno, dato che le costruzioni sono una vicino all'altra. Inoltre un tempo si scaldavano solo alcune stanze», continua Caccia. Le esigenze di comfort sono però cambiate negli anni e risanare determinati edifici non è semplice: «A volte mancano proprio gli spazi fisici per mettere un cappotto d'isolamento termico. Come pure i pannelli solari non sempre sono la soluzione migliore per una casa col tetto piccolo o dove arriva poco sole». A causa delle varie difficoltà è dunque importante per l'associazione dare gli stimoli e i consigli giusti ai proprietari per evitare che gli edifici dei centri storici vengano abbandonati.

Lo spopolamento dei nuclei ha anche un impatto economico importante nei confronti dei piccoli commerci presenti nella zona, che perdono via via sempre più clientela. «Ammodernare questi edifici vuol dire dare valore ai centri storici, offrendo delle case che posseggono gli standard abitativi attuali, sia dal punto di vista energetico che di comfort», ricorda Caccia che parla anche dell'aspetto paesaggistico: «Abbiamo deciso di coinvolgere anche chi si occupa di pianificazione del territorio perché i centri storici sono anche dei beni culturali e bisogna riuscire a trovare dei compromessi per avere delle soluzioni che rendano la struttura energeticamente efficiente, senza che perda la sua forma e unicità».

In Ticino alcuni proprietari di stabili hanno già realizzato degli importanti ammodernamenti, ma secondo ‘SvizzeraEnergia per i Comuni’, ”per una riqualifica in larga scala è indispensabile che i Comuni e le Città assumano un ruolo attivo e di primo piano – si legge nel comunicato –. Lo si nota ad esempio nei progetti di teleriscaldamento come quello recente di Airolo, in cui la soluzione più razionale per approvvigionare con calore prodotto con energia rinnovabile gli edifici situati nel nucleo è stata quella di realizzare ex-novo una centrale termica di quartiere”.

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