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Ticino
01.11.2020 - 17:160
Aggiornamento : 18:10

Coronavirus, per il test rapido in farmacia bisognerà aspettare

Contrariamente a quanto promesso da Berna, non sarà disponibile già da domani. Occorre prima formare i farmacisti e garantire la sicurezza di tutti

a cura de laRegione

Il test rapido anti-Covid non sarà disponibile nelle farmacie, almeno non nelle prossime settimane com’era stato invece promesso dall’Ufficio federale di sanità pubblica; tra qualche giorno sarà invece somministrato nei checkpoint già utilizzati per i test convenzionali, mentre al momento non si prevede di metterlo a disposizione degli studi medici.

A precisarlo è il farmacista cantonale Giovan Maria Zanini, che prevede l’arrivo di una prima fornitura già martedì o mercoledì, ma sottolinea la necessità di procedere con prudenza: «Per quanto riguarda le farmacie, prima di tutto occorre formare il personale all’esecuzione del prelievo di materiale organico da naso e gola, una tecnica che non fa parte delle consuete mansioni di un farmacista». Inoltre, prosegue Zanini, «occorre approntare piani di protezione per consentire di operare in tutta sicurezza: bisogna minimizzare i rischi di contagio per l’operatore, per i suoi colleghi e per i clienti della farmacia. Questo significa a sua volta che si dovranno individuare e attrezzare spazi adeguati. È fondamentale che chi si reca in farmacia per il test non contagi gli altri presenti, col rischio tra l’altro di dover chiudere la farmacia». Per questo il farmacista cantonale prevede che «serviranno alcune settimane di preparazione, valutando anzitutto quali sono le farmacie idonee». Per Zanini, la possibilità di offrire test rapidi in farmacia – gratuiti e raccomandati per le persone che hanno sintomi da meno di quattro giorni – «costituisce comunque un ausilio valido soprattutto per le regioni più discoste».

Per quanto riguarda gli studi medici, invece, il farmacista cantonale ricorda come da tempo si sia scelto di proteggerne l’operatività demandando l’esecuzione dei test a speciali checkpoint. «Gli studi devono restare in attività per tutto l’inverno, quindi l’obiettivo è quello di tenere il più possibile lontano il coronavirus. Su proposta dell’Ordine dei medici, il Cantone ha già deciso durante la prima ondata di contagi che era più prudente riferirsi ai checkpoint per i test, per non avere malati di Covid-19 in sala d’aspetto. Chi ha sintomi potrà continuare a consultare telefonicamente il medico, che in caso di necessità lo orienterà al checkpoint, che indicherà l’opportunità di eseguire il test rapido o tradizionale». I nuovi test saranno anche a disposizione del medico cantonale per l’esecuzione di rilevamenti ambientali, ad esempio in presenza di focolai.

 

 

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