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03.10.2020 - 23:29
Aggiornamento: 04.10.2020 - 19:13

Spunta un altro messaggio di Ermani al pg

Tre pp e per ognuno un aggettivo qualificativo: 'malissimo', 'male', 'preoccupante'. L'11 settembre i cinque preavvisi negativi del Cm

Ma quanti sono i messaggi inviati dal presidente del Tribunale penale cantonale, il giudice Mauro Ermani, al procuratore generale Andrea Pagani riguardanti la ricandidatura dei procuratori pubblici in vista del rinnovo delle cariche al Ministero pubblico? Stando a quanto appreso dalla ‘Regione’, ci sarebbe almeno un secondo sms o messaggio WhatsApp, oltre a quello di cui ha riferito ieri ‘tio.ch'. Risalirebbe al 29 luglio, un mese prima circa delle audizioni dei pp davanti al Consiglio della magistratura (Cm), chiamato a preavvisare - all’indirizzo dell’autorità di nomina, ossia il Gran Consiglio - le candidature dei magistrati che sollecitano un nuovo mandato. In questo messaggio il giudice indicherebbe tre dei cinque pp la cui rielezione verrà poi preavvisata negativamente dal Cm. Tre nomi e per ognuno un aggettivo qualificativo: ‘malissimo’, ‘male’, ‘preoccupante’.  I tre nulla sapevano di quel messaggio spedito dal presidente del Tribunale penale al pg e solo l’11 settembre apprenderanno, dal Consiglio della magistratura, dei durissimi giudizi espressi nei loro confronti dallo stesso Cm. Giudizi impietosi, nonostante i cinque non fossero stati oggetto in passato di richiami formali o ammonimenti.

‘Malissimo’, ‘male’, ‘preoccupante’: quale il motivo o i motivi del messaggio? Ermani sintetizzava così a Pagani le valutazioni che aveva spedito o avrebbe spedito al Cm? “Come tutte le autorità penali siamo stati chiamati dal Consiglio della magistratura a fornire elementi di valutazione sulla base dei dati relativi agli ultimi cinque anni, procuratore per procuratore, e a segnalare eventuali situazioni, o magistrati, che necessitassero un approfondimento da parte del Consiglio della magistratura. Abbiamo fatto quello che ci è stato chiesto”, ha dichiarato ieri il presidente del Tpc interpellato da 'liberatv.ch' a proposito dell’altro messaggio. Quello in cui Ermani informava il procuratore generale che una vicecancelliera del Tribunale penale, tra i sette candidati ‘esterni’ alla carica di pp, “pare sia andata bene” nell’audizione dinanzi alla Commissione di esperti indipendenti: “Se lascia il Tribunale penale trattamela bene. Se no ricomincio a parlare male di voi”, cioè del Ministero pubblico. Contattato dalla ‘Regione’, il pg ha detto di non aver risposto al messaggio: “L’ho collegato al fatto che da tempo insistevo con Ermani ad avere rispetto del lavoro del Ministero pubblico e dei magistrati che lo compongono”. Magistrati non di rado, in occasione dei processi, bersaglio delle strigliate del presidente del Tpc. “Se no ricomincio a parlare male di voi”?  “Era chiaramente una battuta”, ha sostenuto ancora Ermani a ‘liberatv.ch'.

Messaggi, battute e presunte ingerenze

Messaggi, messaggini, battute e presunte ingerenze dell’autorità giudicante nella gestione del Ministero pubblico e di riflesso nell’indipendenza dei singoli pp: chissà cosa ne pensa il Consiglio della magistratura. E chissà cosa ne pensa la commissione parlamentare ‘Giustizia e diritti’. Tocca infatti soprattutto a lei - organo del Gran Consiglio, che a suo tempo ha fissato le regole di reclutamento di giudici e pp - fare la massima chiarezza sulla genesi dei preavvisi negativi pronunciati dal Cm, presieduto dal giudice Werner Walser, nei riguardi di un quarto dei procuratori del Ministero pubblico. Perché tutta questa vicenda sta minando la credibilità delle istituzioni e in particolare del potere giudiziario.

La commissione parlamentare sentirà prossimamente i cinque pp. Ai quali il Consiglio della magistratura ha negato - e la cosa fa discutere - l’accesso agli atti, affermando che i preavvisi, non essendo vincolanti, non sono una decisione (l’elezione delle toghe spetta al Gran Consiglio). E aggiungendo che “fornirà, se del caso, come del resto già comunicato, ulteriori elementi riguardanti il proprio preavviso soltanto de visu davanti alla Commissione giustizia e diritti". A quest’ultima dunque la parola. Che su questa vicenda, c’è da scommettere, non sarà l’ultima.

 

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