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06.09.2020 - 13:38
Aggiornamento: 20:48

Ps contro Gobbi sulla legge stranieri: 'La applica a modo suo'

L'accusa dopo il servizio di Falò: 'Dipartimento istituzioni e governo interpretano in modo ingiustificatamente restrittivo la legislazione vigente'

ps-contro-gobbi-sulla-legge-stranieri-la-applica-a-modo-suo
Norman Gobbi (Ti-Press)

”La puntata del 3 settembre di Falò mostra come in Ticino la legislazione sugli stranieri sia interpretata a piacimento secondo una precisa visione politica. Importanti risorse collettive sono impiegate - con metodi che invadono la dignità delle persone - per una caccia alle streghe indiscriminata contro gli stranieri residenti da anni sul nostro territorio, invece che controllare i pochi casi in cui è effettivamente necessario”. Perciò il Partito socialista in un comunicato afferma di richiamare il Consiglio di Stato a “interrompere qualsiasi procedura non conforme a uno Stato di diritto e di rispettare le indicazioni della giurisprudenza”.

Cos'ha mostrato Falò

Il settimanale Falò della Rsi giovedì scorso ha evidenziato alcuni aspetti controversi. Due in particolare: in primis, la Polizia cantonale utilizzerebbe metodi discutibili per verificare l'effettiva presenza al proprio domicilio in Ticino delle persone straniere che richiedono il rilascio o il rinnovo dei permessi B e C. Secondo: più volte il Tribunale cantonale amministrativo nelle proprie sentenze e nei rendiconti periodici ha evidenziato che sia la Sezione della popolazione nelle sue decisioni, sia il Consiglio di Stato statuendo su ricorsi di prima istanza contro quelle stesse decisioni, sovente negli ultimi anni non hanno applicato la chiara giurisprudenza federale, interpretandola a modo loro. In diretta tv il consigliere di Stato Norman Gobbi e la capo sezione Silvia Gada hanno entrambi respinto le accuse: difendendo il loro rispettivo operato, hanno spiegato che il processo di adeguamento alla giurisprudenza superiore è un percorso che richiede più anni. Anni durante i quali i due primi livelli decisionali 'marciano' secondo le loro molto personali e restrittive visioni, lamenta il Ps.  

'Come se fossero delinquenti'

“Sul tema degli stranieri – scrive infatti il Partito socialista in un comunicato firmato dai co-presidenti Laura Riget e Fabrizio Sirica e dal vice-capogruppo Anna Biscossa – in Ticino da anni si assiste a un’applicazione eccessivamente e spesso ingiustificatamente restrittiva della legislazione vigente, in nome di una scelta politica che sembra finalizzata prioritariamente a rendere difficile la vita di queste persone nel nostro Cantone. Preoccupano in particolare le procedure inquisitorie alle quali sono sottoposti cittadini stranieri attivi sul nostro territorio, che dimorano in Ticino, che non hanno commesso alcun reato, che lavorano regolarmente o che, in alcuni casi, hanno avviato attività economiche indipendenti, magari impiegando manodopera. Persone che, perché straniere, vengono indagate con ripetuti controlli di polizia, con intrusioni a volte umilianti nella loro vita privata, come se fossero delinquenti, in vista delle decisioni sul rinnovo del permesso B o sulla concessione del permesso C”.

'Meglio altri Cantoni'

L’approccio delle autorità competenti in materia di stranieri ticinesi – prosegue il Ps – è “dispendioso in termini di risorse umane utilizzate (i casi presentati hanno mostrato situazioni con oltre 100 o 200 verifiche per una singola persona) e si pone in contrasto con quello di altri Cantoni svizzeri che riservano revoche dei permessi e controlli di polizia alle poche persone straniere che lo meritano, senza sparare nel mucchio”. Questa prassi è poco dignitosa dal profilo del corretto trattamento delle persone e il Partito Socialista ne chiede una urgente revisione da parte del Dipartimento delle istituzioni e del Consiglio di Stato, affinché il Ticino “possa presto abbandonare questi metodi più vicini a uno stato di polizia che allo stato di diritto”.

In arrivo richieste dal gruppo Ps in Gran Consiglio

In definitiva il Ps chiede che sia fatta chiarezza sulle responsabilità politiche del Consiglio di Stato e del capo dipartimento, “abbandonando sistemi da caccia alle streghe segnalati come non conformi dai tribunali competenti”. Nei prossimi giorni il gruppo parlamentare socialista farà specifiche richieste in tal senso. “In particolare ci chiediamo se le precise indicazioni e raccomandazioni del Tribunale cantonale amministrativo non siano state sufficientemente evidenziate, sin dalla prima occasione in cui sono state segnalate, da parte del Dipartimento istituzioni all’indirizzo del Consiglio di Stato, competente a decidere in qualità di prima istanza di ricorso”.

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