salari-in-calo-marazzi-serve-un-nuovo-contratto-sociale
(Ti-Press)
ULTIME NOTIZIE Cantone
Ticino
9 min

Preti in assemblea, per riflettere su sfide e missione

Una tre giorni a Lugano con contributi anche di relatori esterni e gruppi di lavoro. L’evento si aprirà il 29 agosto
Bellinzonese
24 min

Tutto pronto per la 5ª edizione del Greina Trail

Gli organizzatori informano che è ancora possibile iscriversi alle varie tipologie di corsa
Bellinzonese
37 min

Addio a Carlo Rivolta: ‘Mancherà a tutta Bellinzona’

A lungo attivo sulla scena della politica della Turrita, titolare dello storico negozio di biciclette in Piazza Orico, è deceduto all’età di 71 anni
Luganese
49 min

Magliaso festeggia San Rocco

Sabato la comunità locale si ritroverà nella corte del municipio per condividere la ricorrenza tra devozione e tradizione popolare
Bellinzonese
54 min

Polenta storna all’Alpe Géira

Il tradizionale pranzo organizzato dal Patriziato di Dalpe si terrà domenica 21 agosto alle 12
Bellinzonese
1 ora

Cinque concerti d’organo in Leventina

Mercoledì 17 agosto a Giornico, sabato 20 a Faido, mercoledì 24 a Quinto, sabato 27 a Chironico e mercoledì 31 ad Airolo
Luganese
1 ora

‘Bissone Arte ’22’ e il villaggio diventa un museo

Il paese darà spazio per oltre un mese alla creatività di una trentina di artisti. Opere esposte sul territorio
Mendrisiotto
1 ora

Riva San Vitale verso nuove... rive lacustri

In pubblicazione la domanda di costruzione per il progetto di sistemazione degli accessi a lago in zona Lido, in modo da uniformarne l’aspetto
Bellinzonese
1 ora

Festa in onore del generale Guisan al Sasso San Gottardo

Sabato 20 e domenica 21 agosto si celebreranno i 60 anni dalla scomparsa del generale Henri Guisan, rinviati di due anni a causa della pandemia
Ticino
1 ora

Costo benzina sulla fascia di confine, la forbice si allarga

Rapida panoramica sui prezzi praticati al di qua e al di là della frontiera. Il decreto aiuti del governo Draghi. L’immobilismo del Consiglio federale
Mendrisiotto
1 ora

Tre eventi per il Festival delle famiglie a Balerna

Teatro di figura, cinema e racconti nei parchi per adulti e bambini chiudono la stagione estiva
Bellinzonese
1 ora

Carì, birre artigianali abbinate a formaggi nostrani

Appuntamento per domenica 21 agosto dalle 11 alle 12.30 all’osteria Belvedere con l’esperto Roberto Storni
Locarnese
1 ora

Assemblea Losone Sportiva nella sala del Consiglio comunale

L’appuntamento è per giovedì 18 agosto alle ore 20. Al termine dell’assemblea verrà offerto un rinfresco.
Mendrisiotto
2 ore

Al nastro di partenza la Camminata popolare castellana

Sui percorsi di Castel San Pietro torna la kermesse non competitiva. Dieci chilometri nella natura e nel paesaggio
Locarnese
2 ore

Il Castello incantato fa tappa a Muralto, Frasco e Contone

Giovedì 18 agosto al Burbaglio l’Antico circo de madera, sabato in Valle Verzasca e domenica a Gambarogno anche i laboratori di costruzione di burattini
Mendrisiotto
2 ore

Vacallo, eventi di fine agosto in arrivo

Si potrà scegliere tra film, mostre e letture. Ottime occasioni per passare del tempo in compagnia
Mendrisiotto
3 ore

Antiquariato e arte tornano ad animare il cuore di Mendrisio

Appuntamento con la Fiera dedicata ad appassionati e collezionisti, giunta alla sua edizione numero 35
Locarnese
3 ore

83enne scomparso nel Verbano, le ricerche riprendono mercoledì

La navigazione, gli sport acquatici e la pesca saranno vietate dalle 7.30 alle 20 per un chilometro quadrato di fronte alla zona Vignascia nel Gambarogno
Mendrisiotto
3 ore

A Pedrinate torna la Festa della costina

In programma per tre serate specialità culinarie e alla griglia e musica nella cornice dei vigneti
25.05.2020 - 06:00

Salari in calo, Marazzi: 'Serve un nuovo contratto sociale'

Salario mediano inferiore a quello del 2016, settori in sofferenza da anni, paragone impietoso col resto della Svizzera. E ora ci si mette anche il coronavirus

Nel 2018 in Ticino, per la prima volta dal 2000, il salario mediano risulta inferiore a quello di due anni prima (vedi infografica). In media si perdono 200 franchi, il 3.6%. Una prima analisi mostra come a essere interessati siano molti settori, ma in particolare quello pubblico, la sanità, la finanza e gli studi di architettura e ingegneria. Se poi si vanno a vedere i singoli settori in prospettiva storica – a partire dal 2008, quindi osservando un orizzonte meno soggetto a sbalzi occasionali – si nota che a perdere più terreno sono state le manifatture tessili e dell’abbigliamento, l’informatica, la cultura e perfino la farmaceutica. In attesa di un’analisi più dettagliata su questo calo – spesso sollecitata dal Movimento per il socialismo al Consiglio di Stato – cerchiamo di capirci qualcosa con Christian Marazzi, economista e professore alla Supsi.

Professor Marazzi, cosa ci dice l’involuzione dei salari rispetto al lavoro ticinese nel suo insieme?

A preoccupare è anzitutto il fatto che mostrino la loro fragilità settori strategici per il presente e il futuro dell’economia e della società ticinese: arretrano l’istruzione e la pubblica amministrazione, l’ambito sanitario, perfino il farmaceutico dove i salari ammontano alla metà di quelli nel resto della Svizzera. Purtroppo è con queste fragilità pregresse che dovremo affrontare una crisi destinata a essere molto lunga. 

Va detto che in alcuni casi si potrebbe trattare di cambiamenti congiunturali meno preoccupanti: ad esempio la sostituzione di lavoratori andati in pensione con molti professionisti giovani, un fattore che potrebbe spiegare una parte del calo almeno per quanto riguarda il settore pubblico.

Sì, ma questo non basta a spiegare l’andamento storico in molti settori e il fatto che i nostri salari restino i più bassi della Svizzera. L’andamento generale è meglio spiegato da alcuni fattori che incidono più gravemente sull’insieme: un ricorso spregiudicato al dumping salariale, con un salario minimo troppo basso che rischia di incoraggiarlo anche sui salari medio-bassi; l’estrema frammentazione e segmentazione del mondo del lavoro, con il lavoro atipico che sta diventando il nuovo lavoro tipico, a discapito del posto fisso; tempi parziali sempre più brevi; i numerosi sottoccupati (9,6% nel 2018 contro il 7% del 2010, ndr); il lavoro a chiamata che ha superato il 5% del totale; il lavoro ‘neoindipendente’, ex dipendenti che sono dovuti diventare freelance per rispondere a logiche di ristrutturazione e outsourcing, come pure i tanti giovani dell'economia dei lavoretti.

Si direbbe che il ‘peccato originale’ dell’economia ticinese sia legato ormai da un secolo alla disponibilità di manodopera a basso costo.

Certamente questa disponibilità non invoglia a investire nell’innovazione tecnologica e in processi a intenso impiego di capitale. Sia chiaro, le eccellenze capaci di investire su ricerca e sviluppo ci sono, ma la leva del lavoro a basso costo è ancora ben presente. La cultura imprenditoriale sembra spesso ostaggio di una coazione a ripetere quanto fatto in passato, anche lontano, in nome di una competitività al ribasso.

Ora ci si mette pure il coronavirus.

E naturalmente questo choc ,che ha colpito tanto la domanda quanto l’offerta, va a colpire in modo particolarmente doloroso proprio le realtà ad alta intensità di manodopera, di ‘lavoro vivo’, come il Ticino. Parliamo di un cantone nel quale il 50% dei salariati si trova a lavoro ridotto, e deve affrontare riduzioni di reddito che possono arrivare al 25% del totale. A questo si aggiunge la situazione drammatica di molti indipendenti. Infine, non bisogna dimenticare che questa crisi crea ulteriori polarizzazioni all'interno del mondo del lavoro, con persone che possono passare allo smart working e altre legate invece a lavori in presenza fisica, più esposti alle difficoltà congiunturali oltre che ai rischi per la salute. 

Come se ne potrebbe uscire?

Penso che dobbiamo guardare a quei settori strategici che già da diversi anni dimostrano maggiore capacità di generare reddito e lavoro: sanità, socialità, formazione e ricerca, cultura. Oltre all'indispensabile svolta verde, lo sviluppo di questi settori permette di puntare a un modello economico ‘antropogenetico’, nel quale cioè l’uomo lavora per l’uomo, e non solo per il ciclo di produzione e consumo di merci. Una società della cura, meno esposta a crolli della domanda come quello che stiamo vivendo. In questa prospettiva le discriminazioni salariali, che fragilizzano il tessuto lavorativo e sociale, non sono ammissibili.

Cosa può fare la politica?

Anzitutto approfondire la conoscenza del mondo del lavoro. Litighiamo da anni su questo o quell’indice di disoccupazione, e rischiamo di non vedere la cosa più importante: prima della crisi, il Ticino si avviava sì verso la piena occupazione, ma un’occupazione precaria e inadeguata a preservare la dignità delle persone. Tanto che lo choc della pandemia l’ha rovesciata in ‘piena’ disoccupazione, potenzialmente cronica. Si tratta di contrastare un impoverimento che non è solo materiale, ma anche sociale e politico.

Come aiutare i redditi?

Trovo positivo che si stia tornando a parlare di un sostegno diretto ai redditi delle famiglie. Partiamo dalla premessa che per affrontare una crisi della domanda occorre ristabilirne le condizioni di base, che sono materiali oltre che psicologiche. Senza consumo l’investimento delle imprese, sempre più indebitate, viene inibito e non contribuisce al rilancio complessivo. Quindi ben vengano proposte come il ‘reddito di pandemia’, quello di base incondizionato o anche un’assicurazione generale contro la perdita di reddito, la stessa che si sta prendendo in considerazione nel canton Vaud per aiutare i cittadini che vivono una condizione occupazionale discontinua. La sicurezza del reddito è fondamentale per attraversare una recessione che ha dimezzato le attività produttive e si preannuncia molto lunga. 

Non sarà troppo idealista?

Purtroppo vedo che le stesse ideologie che hanno dominato la politica economica negli ultimi trent’anni stanno serrando di nuovo i loro ranghi. Però nella storia abbiamo visto che proprio in momenti di grande difficoltà, di lotta contro un nemico comune, si può trovare il consenso per soluzioni a difesa dei diritti sociali e della dignità di tutti: si pensi alla creazione di uno Stato sociale – in Gran Bretagna col piano Beveridge, ma anche altrove in Europa – al termine della Seconda guerra mondiale. Ecco: anche oggi sarebbe oltremodo necessario porre le basi di un nuovo contratto sociale.

Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved