Ticino

Indipendenti: noi, l'arte e lo streaming

Speranze e preoccupazioni dei ticinesi Paolo Meneguzzi, Leo Leoni (Gotthard) e del giovane David Cuomo, che da stasera su YouTube racconta l’indotto della musica

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29 aprile 2020
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Il Primo maggio è sempre stato un giorno di musica. A partire dal tradizionale ‘Concertone’ di Piazza San Giovanni a Roma, meta ogni anno di artisti e di tanto, tanto pubblico, sotto il sole o sotto la pioggia poco importava. ‘Concertone’ che si terrà comunque, ma in tv, nelle modalità ‘collage’ cui ci stiamo lentamente abituando, con gli artisti dalle rispettive residenze a concedere frammenti di musica in streaming. La crisi profonda del settore culturale, e di quello dello spettacolo in particolare, alimentata da un virus col quale si dovrà convivere anche e soprattuto in quest'ambito che attende oggi decisioni importanti – quelle del Consiglio federale sui grandi eventi – sta portando sotto i riflettori non soltanto l’artista e i relativi musicisti, ma l’indotto, ovvero tutto quello che rende fruibile ogni evento che preveda un palco e una platea. Fonici, designer del suono e della luce, roadies, merchandising inclusi. Tutto quello che sta dietro chi ha il nome sul manifesto.

Paolo Meneguzzi: ‘Soffro pensando a chi lavora per noi artisti’

«Il momento è tragico» spiega Paolo Meneguzzi a laRegione. «Penso a tutti coloro che lavorano grazie a noi artisti. E non voglio nemmeno per un momento essere la vittima, non voglio mettermi davanti a chi suda molto più di noi che ci esibiamo. Penso a tutto il personale tecnico che in questo momento è a casa a fare, credo, molta più fatica». I ‘due’ Meneguzzi, in questi mesi, e cioè il performer e il titolare della Pop Music School di Mendrisio, hanno preso vie sempre parallele, ma con esiti diversi: «Sono molto preso con la scuola. C’è stato un grande cambiamento, tutte le lezioni sono passate online. La preoccupazione, quindi, non è stata tanto la mia carriera, quanto il fatto che la scuola potesse proseguire, visto che impegna una ventina di insegnanti che devono riuscire ad arrivare alla fine del mese».

Per Meneguzzi, la priorità è stata sin da subito quella di «salvare il salvabile», dunque l’anno scolastico grazie all’insegnamento a distanza. «Per quel che concerne l’altra parte della mia attività – prosegue – soffro pensando alla situazione in cui si trova, per esempio, la persona che mi segue dal punto di vista del suono, che è italiano e sta vivendo forse peggio di noi svizzeri il momento. Lì non ci sono indennità per perdita di guadagno, come da noi. E non ha ancora ricevuto un soldo in due mesi».

Premessa la speranza di un ritorno a «una sana normalità in cui la musica possa essere nuovamente entusiasmo, aggregazione», Meneguzzi pensa alle realtà medio-piccole del settore. «Tutti i service audio e luci, per esempio, avranno incombenze quotidiane, mutui, noleggi. Mi chiedo cosa succederà. Dovranno accettare compromessi, si abbasserà il mercato. Questo è un settore in cui è difficilissimo fare pronostici». Dal punto di vista artistico, invece: «Io dico sempre di pensare a oggi, e di farci venire delle idee. Sento tanti amici artisti che cercano soluzioni per capire come guadagnare attraverso l’online, o iniziative da poter fare, un giorno, in piena sicurezza. Da parte loro, comunque, sento molta paura».

Interpellato su cosa cambierà per la categoria, quando tutto sarà finito, la visione di Meneguzzi è la seguente: «Forse cambierà questa modalità gratuita dell’online. Penso a quanto di artistico è fruibile gratis da parte del pubblico. Se ci sarà un cambiamento in questo senso, se mai cambierà la visione dei contenuti online, l’artista potrebbe anche vivere grazie a quel che produce in casa, vendendolo. Oggi, online si è abituati a regalare tutto, ed è un peccato».

Leo Leoni: ‘Che la pandemia non diventi un finimondo. E rivediamo il concetto di streaming’

È quel vecchio discorso per il quale, a un certo punto della storia, si è cominciato a ritenere la musica gratis per tutti. Il concetto, mastodontico da spiegare, arriva da molto lontano e qualcosa ne sa Leo Leoni dei Gotthard. Anch’egli con una premessa: «Comincio col dire che sapremo qualcosa di più sul nostro futuro quando domani (oggi per chi legge, ndr) la politica darà una risposta sui grandi eventi». Consiglio federale a parte, «ora come ora – spiega Leoni – l’indipendente non può che reinventarsi, approfittando del tempo libero ‘obbligato’ per darsi da fare e capire come ripresentarsi in un futuro che, inizialmente, non potrà comunque essere rose e fiori. Altro non si può fare che seminare, che si tratti di scrivere brani nuovi o di completare opere che non sono mai state concluse».

Anche per Leoni uno dei punti cruciali, se si parla di soluzioni alternative, è lo streaming. «È vero che ci sono tanti sistemi per fare musica, e lo streaming è uno di quelli. Ma non è gestito nella maniera corretta. Si può suonare per beneficienza, per dare una mano, per ringraziare chi ci aiuta, per fare compagnia a chi si sente solo. È giusto farlo, giusto e onorevole, è bello farne parte e non smetterò mai di farlo. Chi fa musica, però, deve anche guadagnarsi la pagnotta. E se il futuro sarà fare concerti via streaming, fermo restando che non sarà mai come un concerto dal vivo, per chi suona e chi ascolta, allora c’è da discutere come portare a casa due soldi». Considerando che in quest’ambito, grossi margini per negoziare non esistono, «ci vorrebbe un gesto da parte di chi detiene i diritti, di chi distribuisce i guadagni della rete. Gli artisti, dallo streaming, portano a casa poco e niente, la cosa è di dominio pubblico». Perché «grazie alla musica e alla cultura la gente sta combattendo l’isolamento e con tutto il rispetto per chi ci ascolta, chi incassa il frutto dell’intrattenimento online dovrebbe dividere in modo più equo. Perché qualcuno le avrà pur scritte le canzoni…».

Il virus che scopre le falle nel nostro sistema di vita, in ambiti di dividendi dell’arte in rete, ha scoperto l’acqua calda. Ma il problema si pone ora in modo più urgente che in passato: «Già era una lotta per la sopravvivenza, visto che di dischi non se ne vendono più – conclude Leoni – e adesso si è accumulato il non poter suonare dal vivo». Momento difficile. «Ma ne verremo fuori. Una cosa è importante, e cioè che nessuno si improvvisi dottore e che a nessuno venga in mente di far leva su questa crisi per schiacciare un bottone di troppo. La vedo molto più pericolosa da questo versante che non da quello sanitario, dove seguire le regole è un gesto che dovrebbe quasi essere automatico. Non vorrei, invece, che si passasse da una pandemia a un finimondo. Ci sono nazioni in cui si fa fatica a trovare i soldi per il pane. La cosa non riguarda noi adesso, ma poco fuori i nostri confini questo rischio sta cominciando a diventare una triste realtà».

David Cuomo, ‘Storie di musica’

Di tutto l’indotto che sta dietro al primo (o l’ultimo, a seconda di come lo si voglia intendere, lavorativamente parlando) ingranaggio della macchina spettacolo, vuole dare una panoramica David Cuomo, giovane musicista professionista - è batterista - e insegnante, che sul canale YouTube ‘Dave Cuomo’, a partire da questa sera alle 21, porterà all’attenzione della rete visi e voci di chi vive nel mondo della musica, professionisti e non, e di ogni tipologia. Il tutto tramite dirette video interattive e partendo da Lara Persia, ingegnere del suono di casa nostra.

Anche Cuomo vive l’incertezza degli indipendenti legati alla musica, felice che l’insegnamento possa sopperire, nel suo caso, alla mancanza della parte live. «Skype e Zoom mi consentono di tenere le lezioni da casa. Penso invece a chi lavora in ambiti di organizzazione, promozione, anche solo chi stampa i manifesti pubblicitari per gli spettacoli. Mi metto nei panni del tecnico del suono». L’indotto, appunto.

Venendo a ‘Storie di musica’: «Specifico – precisa il musicista – che ho scelto YouTube perché non devi essere iscritto, come invece accade per Facebook e Instagram. Tutti possono assistere. Anche i miei genitori che non sono iscritti a nessun social, per esempio». Cuomo è convinto che ‘là fuori’ possa essere interessante conoscere gli aneddoti, la storia di chi è diventato non solo artista, musicista, ma anche tecnico del suono, organizzatore di eventi e i molti altri ruoli legati al settore. «Nasce tutto dalla mia curiosità, che ho pensato di poter condividere. È stata questa situazione di emergenza che mi ha fatto scattare la scintilla. Mi sono detto “ora o mai più”». E magari, in alternativa alle serie tv, «la storia di chi fa questo mestiere potrà essere di stimolo a seguire un percorso simile, un domani. Spero presto».

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