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27.02.2020 - 05:500

Il biologo Martinelli: ‘L’importanza di vaccinarsi’

Parte del panico per il Coronavirus è dovuta al non essersi vaccinati, per il fondatore di una start-up dedicata all’analisi di big data nel campo biomedico

«Parte del panico generato dall’attuale epidemia di coronavirus è dovuta alla mancanza di un vaccino protettivo che ne limiti la propagazione: questo sottolinea l’importanza dello sviluppo e dell’utilizzo dei vaccini da parte della popolazione». Axel Martinelli è un biologo e dal 2019 fa parte del team di ricercatori responsabile della BigOmics Analytics, con sede a Bellinzona, una start-up costituita presso lo Ior, l’Istituto oncologico di ricerca, «con l’obiettivo di rendere l’analisi di big data nel campo biomedico più accessibile e rapida», spiega Martinelli, con esperienza pluriennale in malattie infettive.

Due i fondatori della start-up: Murodzhon Akhmedov e Ivo Kwee, ora collaboratori dell’Irb, l’Istituto di ricerca in biomedicina, ed entrambi con dei background in matematica, programmazione ed intelligenza artificiale. «Abbiamo fra l’altro sviluppato – riprende Martinelli – una piattaforma bioinformatica – di cui abbiamo rilasciato, in occasione di questa epidemia, anche una versione open access, dunque pubblica – che permette ai ricercatori un accesso semplice ad analisi sofisticate di dati biomedici, come, ad esempio, vari campioni di precedenti infezioni con coronavirus quali Mers e Sars. Grazie a questa piattaforma è possibile visualizzare rapidamente e in maniera intuitiva varie informazioni che possono aiutare nello studio e nella lotta contro malattie infettive e tumori. Per esempio si possono identificare potenziali farmaci con attività antivirali, proteine per lo sviluppo di vaccini o indicatori genetici che segnalano la presenza di un’infezione in mancanza di sintomi, a dipendenza dei dati disponibili». Secondo il biologo, avvenimenti come l’epidemia di coronavirus attuale «sottolineano l’importanza di implementare queste tecnologie in ambito medico per favorire l’identificazione tempestiva di malattie infettive o tumorali e aiutare nella scelta di farmaci adeguati».

Ieri i ministri della Sanità dei Paesi confinanti con l’Italia hanno deciso fra l’altro di non chiudere le frontiere, considerando la misura «sproporzionata e inutile al momento». Una decisione che Martinelli condivide. «Se pensiamo a tutte le pandemie del passato in Europa, come la peste nera, c’erano regioni che potevano restare isolate sopravvivendo di agricoltura, di prodotti delle loro terre: oggi – avverte il ricercatore – tagliare i contatti con il mondo esterno per mesi sarebbe impossibile, a meno di non volere che l’economia collassi». Martinelli si appella al senso di responsabilità individuale: «I consigli sono quelli che si danno per ogni epidemia influenzale a chi è infetto e a chi è altamente vulnerabile, come le persone anziane o con altre condizioni mediche: consultare il medico di famiglia e limitare l’esposizione a luoghi affollati per evitare sia di spargere che di contrarre un’infezione».

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