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Siccità sulla riva del Lago Maggiore (© Ti-Press)
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31.01.2020 - 21:020
Aggiornamento : 21:57

Un gennaio caldo e secco come non mai

Il primo mese del 2020 è stato quello con le temperature più alte degli ultimi decenni. Ma al momento nessun rischio per l’agricoltura

Poche precipitazioni, tanto sole e temperature più alte della media. Molto, più alte della media. Sono queste le caratteristiche del mese di gennaio 2020. «L’assenza di pioggia non è statisticamente rilevante. Da noi il periodo invernale è sempre stato il più secco dell’anno» afferma da noi contattato Luca Panziera di MeteoSvizzera. «Abbiamo passato un periodo di 33 giorni senza precipitazioni, interrotto martedì da alcune piogge causate da una corrente nord-occidentale umida nella zona dell’alto Ticino. Generalmente un periodo di 30 giorni senza pioggia in inverno si verifica ogni 3-4 anni. Se non pioverà per altri 20 giorni allora possiamo cominciare a parlare di un fenomeno anomalo».

Ad essere notevole, invece, è la media delle temperature che è aumentata di circa 2 gradi in tutto il cantone rispetto al trentennio 1981-2010. Anche il sole è stato molto presente: «Per Locarno è stato il quarto gennaio più soleggiato dal 1959, e a Lugano il quinto. Lo stesso fenomeno si sta rilevando a nord delle Alpi, dove da oltre cent’anni non si vive un gennaio così soleggiato» continua Panziera. Il tutto che conseguenze ha portato? Per quanto riguarda l’agricoltura «non abbiamo riscontrato nessuna problematica, anche perché la maggior parte della vegetazione è a riposo. Fra un paio di mesi sarà possibile fare il punto della situazione», commenta Sem Genini, segretario dell’Unione contadini ticinesi (Uct). Un inverno più caldo non è però privo di pericoli, dato che, afferma dal canto suo Giovanni Berardi presidente di Agrifutura, «può favorire i parassiti delle piante che si manifestano poi in primavera. Il periodo freddo solitamente ne uccide la maggior parte. L’andamento delle malattie dipende comunque dalle condizioni del periodo vegetativo: se non sono ideali per il loro sviluppo, anche un inverno più caldo del solito non arreca problemi». Ad ogni modo, «gli inverni miti hanno anche degli effetti positivi. Per esempio favoriscono le uscite all’aperto degli animali che riescono anche a trovare cibo. Inoltre rendono possibile il prolungamento del periodo di alpeggio, che dipende comunque dalle piogge per la crescita dell’erba». Dal punto di vista meteorologico «è difficile associare il singolo evento dell’aumento delle temperature al cambiamento climatico, ma è in accordo coi modelli di questo mutamento» riprende Panziera. «Per quanto riguarda la pioggia dobbiamo attendere ancora qualche settimana», aggiunge. Ma le previsioni figlie del riscaldamento globale «i prossimi anni indicano un aumento delle precipitazioni».

Per quanto concerne le coltivazioni, Berardi ricorda infine che «l’agricoltura ha sempre dovuto adattarsi alle condizioni metereologiche. Infatti vengono scelte delle varietà di colture che riescono a far fronte ad esempio a periodi di caldo, stessa cosa vale per i foraggi. Ad essere più problematici sono gli eventi estremi, quindi lunghi periodi senza pioggia seguiti da precipitazioni protratte per molto tempo. Condizione prevista dai modelli dei cambiamenti climatici». E, prosegue «questo è un problema dato che irrigare i campi in un periodo asciutto significa entrare in competizione con altri utenti bisognosi di acqua. La soluzione sarebbe la creazione di lagune per accumulare riserve idriche con l’unico scopo di averne a disposizione per l’irrigazione». E per questo, annota il presidente di Agrifutura, sarebbero utili degli adeguamenti legislativi».

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