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29.01.2020 - 06:00

Legge orari negozi, doppio ricorso a Losanna

Non solo il sindacato Unia, anche un commerciante si appella al Tribunale federale: chiede l'abrogazione del divieto di vendita serale di alcol


Non uno, bensì due. Sono almeno due i ricorsi al Tribunale federale, inoltrati in tempi recentissimi, contro la nuova Legge cantonale sull’apertura dei negozi che da quest’anno amplia gli orari dei punti vendita. Due ricorsi presentati per motivi diversi, ma aventi per oggetto la stessa normativa. Oltre a Unia – stamane il sindacato spiegherà ai media le ragioni che lo hanno portato a imboccare la strada per Losanna – c’è anche un commerciante, beneficiario delle deroghe previste dalla normativa, che ha impugnato la legge in vigore. Ai giudici di Mon Repos chiede l’abrogazione di un paio di disposizioni, in particolare i capoversi degli articoli 10 e 14 che vietano la vendita di alcolici dopo le 19 durante i giorni feriali (le 21 il giovedì) e dopo le 18 durante le domeniche e i giorni festivi. E questo non solo nei negozi annessi alle stazioni di servizio, ma anche in quelli situati nei camping o i chioschi con una superficie di vendita inferiore ai 50 metri quadrati. In pratica anche gli “stand di vendita e le strutture mobili durante manifestazioni culturali, sportive o popolari, inaugurazioni, ricorrenze e anniversari” – come citato alla lettera i) dell’articolo 14 della legge – sottostanno al divieto di vendita di alcol dopo l’orario di chiusura dei negozi ‘normali’ (sia durante i giorni feriali sia in quelli festivi). Ulteriori deroghe sono sempre possibili “in occasione di esposizioni, manifestazioni culturali, sportive o popolari, inaugurazioni e anniversari”. Sarà il Dipartimento competente, sentiti i Comuni e la Commissione consultiva, a occuparsi di questo. Anche le gelaterie, stando alla legge, la domenica non potranno più vendere il gelato dopo le 18, a meno di non avere un’autorizzazione per le zone turistiche. Insomma, la normativa appena entrata in vigore – a giudizio di chi sta al fronte – rischia di essere molto più restrittiva di quanto auspicato. È a rischio anche la birretta con il kebab, se si decide di consumarli dopo le 19 di sera.

Giovani liberali contro Unia

Di tutt’altro tenore il ricorso annunciato da Unia. Il sindacato contesta il decreto di obbligatorietà del contratto collettivo di lavoro, o meglio il quorum dei commercianti aderenti al Ccl. Non è chiaro come sia stato calcolato. Questa mattina se ne saprà di più, ma Unia ha già rilevato “l’assurdità”, a suo dire, “della nuova regolamentazione, per esempio per quanto riguarda l’uso distorto” del concetto di “zona turistica”.
Ad ogni modo sarà ancora una volta la massima Corte giudiziaria svizzera a doversi pronunciare sulla legittimità o meno di una legge ticinese. Intanto la polemica politica non si è fatta attendere. I Giovani liberali radicali ticinesi (Glrt), con un lungo comunicato stampa, stigmatizzano “la rigidità ideologica di Unia che non conosce ragionevolezza – alla faccia delle difficoltà di un cantone turistico e di frontiera come il Ticino, che subisce la concorrenza della vendita online”. Sempre più persone “fanno acquisti su internet o all’estero. Orari di apertura più lunghi sono una fra le possibili risposte a questo nuovo contesto difficilissimo”, continuano i Giovani liberali: “Questa estensione significa anche preservare posti di lavoro e crearne di nuovi, e l’accresciuta flessibilità è interessante anche per molti dipendenti”, si legge ancora nella nota stampa.

L’estensione degli orari di apertura (30 minuti in più durante la settimana e 90 minuti in più il sabato) ricordano ancora i Glrt non è imposta a nessuno. In alcuni cantoni della Svizzera centrale i negozi sono aperti da anni per molto più tempo: ad Argovia, Svitto, Obvaldo e Nidvaldo non ci sono addirittura più leggi sugli orari di apertura e chiusura dei negozi. “Mantenere regole rigide significa di fatto incitare la popolazione a fare shopping Oltreconfine”, concludono i Glrt.

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