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13.12.2019 - 06:100

Gennaro Pulice condannato per il suo primo omicidio

Il killer della 'ndrangheta, ora collaboratore di giustizia, commise il suo primo delitto quando aveva solo quindici anni

Un nuovo capitolo del romanzo criminale che ha per protagonista Gennaro Pulice, 41enne killer togato della ’ndrangheta lametina, collaboratore di giustizia, dopo l’arresto nel maggio 2015, a Serravalle Scrivia, in provincia di Alessandria. Lo hanno scritto i giudici del Tribunale dei minori di Catanzaro che nel marzo scorso (la notizia si è appresa solo ora dopo il ricorso in Appello), hanno condannato Gennaro Pulice a 9 anni e 4 mesi di carcere per il primo dei suoi cinque omicidi, commesso quando aveva appena 15 anni.

L’omicidio di Salvatore Belfiore, ammazzato a Lamezia Terme, il 23 maggio 1996, anniversario della morte del padre, a sua volta ucciso in un agguato, all’età di 27 anni, per aver provocato in un incidente stradale la morte di un affiliato alla cosca Bellocco. “Sei più piccolo, tu ammazzalo così se anche dovesse andare male rischi pochissimo”. Gli dice il nonno Gennaro che porta lo stesso nome. Gli danno in mano un fucile a canne mozze. Salvatore Belfiore viene freddato nel cortile di casa con due pallettoni in faccia.

Lo stesso anno a Nocera il sicario, nel frattempo entrato nel clan Canizzaro-Daponte, alleato con gli Iannazzo, ammazza Gennaro Curcio in un negozio d’autoricambi. Era entrato per uccidere Carmelo Bagalà del clan Torcasio, che non c’era.

Curcio era il guardaspalle armato: da qui la decisione di sparare. Nel dicembre 1996 Gennaro Pulice a Lamezia Terme fa sparire il fotografo Gennaro Ventura, ex carabiniere, reo di aver fatto arrestare un grosso trafficante di droga. Nel suo ruolo di killer il giovane Pulice ammazza Antonello Dattilo, prima ancora di compiere i 18 anni. Partecipa anche all’organizzazione dell’omicidio di Antonio Torcasio, boss dell’omonimo clan, ammazzato davanti al cancello del commissariato di polizia di Lamezia Terme, dove era andato a firmare il registro delle presenze essendo un sorvegliato speciale. Per il delitto Torcasio il sicario togato (due lauree, in Giurisprudenza e Scienze giuridiche) è stato condannato a 8 anni nell’ambito del processo Andromeda, operazione che, basata sulle confessioni di alcuni pentiti fra cui Pulice, ha scardinato i più potenti clan ’ndranghetisti lametini. Sette anni e 8 mesi la condanna, in Appello, per il delitto Ventura. Ancora deve essere processato per i delitti Curcio e Dattilo. Al killer della cosca i giudici del Tribunale dei minori di Catanzaro hanno riconosciuto le attenuanti generiche, sia perché all’epoca dei fatti era minorenne sia perché è diventato collaboratore di giustizia.

Lo è diventato il 17 giugno 2015, un mese dopo l’arresto a Serravalle Scrivia. Un fiume in piena davanti al pm antimafia Elio Romano: duemila pagine per riferire fatti (tra cui i delitti che sarebbero rimasti impuniti senza le confessioni del sicario) e circostanze che si sono succeduti in Calabria nell’arco di un ventennio, tra il 1993 e il 2013. Anni segnati dal sangue, per una faida fra cosche. Nel 2012 lascia la Calabria, cambia aria. A Serravalle Scrivia apre uno studio di consulenza legale. “Ho cominciato a frequentare commercialisti di Milano e di Brescia, poi ho cominciato a frequentare Lugano, dove nel 2013 pagando una mazzetta perché io... un pregiudicato non può prendere la residenza in Svizzera”. Mette a verbale Pulice. Una pagina controversa. “A Lugano avevo un incarico da svolgere: riciclare 50 milioni di euro. Soldi della ’ndrangheta”.

Una ditta a Viganello

In riva al Ceresio il sicario apre uno studio, acquista un bar, un mobilificio. Costituisce la Pulice Consulting, una ditta individuale con sede a Viganello. Crea un’altra società. Tutte attività fallite a seguito del suo arresto. A Catanzaro Pulice è sotto inchiesta assieme a una mezza dozzina di altri indagati, fra cui un ligure che per oltre un anno ha lavorato a Lugano alle dipendenze del killer. Tutti sospettati di essere stati prestanome di Pulice in imprese, soprattutto edili, operanti in Liguria.

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