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08.09.2019 - 18:120
Aggiornamento : 21:00

La formazione e lo studio contro l'analfabetismo

Oggi Giornata mondiale per l'alfabetizzazione, la Divisione della formazione professionale: ‘Bisogna aiutare chi è in difficoltà, non escluderlo’

Comprendere un testo scritto, cambiare cassa malati, compilare un formulario, analizzare l’opuscolo delle votazioni. O ancora: aiutare i figli a fare i compiti, occuparsi del budget famigliare, gestire un indirizzo di posta elettronica. Naturale per tanti, un problema per altri. Altri che non possono essere lasciati indietro, né venir dimenticati.

Oggi, Giornata mondiale dell’alfabetizzazione, la Divisione della formazione professionale (Dfp) ha spiegato perché il problema riguarda anche noi, anche la Svizzera. Lo ha fatto con una conferenza stampa diversa dal solito, tra Lugano e Mendrisio, in viaggio su un Autopostale e alla Filanda, presentando una serie di video di sensibilizzazione che sono in diffusione dal 5 settembre e saranno visibili sulle ‘poste’ fino al 14 settembre, tornando poi in autunno. Una conferenza stampa in viaggio «simbolica, per sottolineare come le competenze di base permettano di muoversi, e raggiungere nuove mete».

Partendo da dati preoccupanti: «In Svizzera 800 mila persone nella loro vita quotidiana hanno delle difficoltà a comprendere semplici frasi, mentre 400 mila incontrano molte difficoltà a fare semplici operazioni matematiche di base», rileva Pepita Vera Conforti. coordinatrice dei progetti Dfp/Dces per la promozione delle competenze di base per adulti. Con il mondo del lavoro che si dirige sempre più verso la digitalizzazione, «cambiano le competenze chieste alla popolazione. E cambiano in una società molto più esigente rispetto a qualche decennio fa. È alto il rischio che un semplice cambio di mansioni nell’azienda dove si lavora provochi l’esclusione».

Problemi, analfabetismo di ritorno e illetteratismo, che non affliggono solo cittadini stranieri, ma anche adulti che delle scuole le hanno frequentate. Questi «sono i casi più delicati», riprende Conforti. «Tutti si aspettano che chi ha avuto un’istruzione sappia gestire bene la vita di tutti i giorni, ma a volte non è così. E subentrano paura, vergogna. Si tende a nascondersi, a non mostrare le proprie debolezze, a sentirsi giudicati e colpevolizzati». E nel disagio.

Per questo motivo occorre «alimentare la domanda, ed è più che mai indispensabile oggi pensare a una formazione continua nell’ottica dell’inclusione». Avvicinare queste persone, insomma. Far capire loro che no, non c’è niente di cui vergognarsi a voler riprendere a studiare, fare dei corsi, migliorare le proprie competenze di base da adulti. Con la sensibilizzazione certo, ma anche con atti pratici.

Se i video presentati oggi sono la novità di quest’anno, dal 2017, nell’ambito della campagna nazionale ‘Semplicemente meglio!’, è attivo un numero di telefono: lo 0800 47 47 47. Un numero, spiega Simone Rizzi, responsabile della Conferenza della Svizzera italiana per la formazione continua degli adulti (Cfc) «che è un servizio di consulenza, con l’obiettivo di facilitare l’accesso ai corsi da parte delle persone che vogliono far qualcosa per migliorare la propria situazione». Un servizio «per spingere le persone, anche coperte da anonimato, a cercarci, per superare i tabù, il senso di vergogna per non avere competenze che nella nostra società appaiono scontate ma che scontate non sono». Materialmente, continua Rizzi, chiamando questo numero «una persona tramite noi può essere indirizzata verso il tipo di competenza che vuole migliorare, crearsi un percorso».

E dopo due anni che bilancio si può trarre in Ticino da questa iniziativa? Lo abbiamo chiesto a Paolo Ortelli, presidente della Cfc, che lavora a questi progetti assieme alla Divisione della formazione professionale: «A livello di attori coinvolti sul fronte il messaggio è passato, ma riproponiamo il numero di telefono perché purtroppo la difficoltà di penetrazione in questo ambito è alta». Nel senso che, annota, «ci rivolgiamo a un pubblico debole, che spesso ha timore di venire giudicato. Contiamo molto anche sul passaparola, sugli amici che magari leggono sul giornale di questa possibilità e coinvolgono la persona che necessita di un aiuto».

Ed è per questo che l’offerta è diversificata, sempre con l’obiettivo di includere, di avvicinarsi alla gente. «Iniziata giovedì 5 settembre alla stazione di Bellinzona, il 12 e il 19 settembre saremo a quella di Lugano per ‘Semplicemente giovedì!’, informando e sensibilizzando la popolazione».

Un ruolo importante in quest’opera lo avrà anche la Croce rossa: nei suoi negozi parte il progetto ‘Un libro per amico’, dove si possono prendere testi gratis per ogni età: già 300 i titoli raccolti.

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