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Ticino
18.06.2019 - 05:500
Aggiornamento : 09:40

Tecnici e amministrativi Supsi coi salari in regola

Nuovo contratto collettivo in vista per la Scuola universitaria professionale. Il direttore Gervasoni: 'Come datore di lavoro vogliamo essere esemplari'

Non soltanto scuola che insegna, ma pure «azienda formatrice con condizioni di lavoro e salari corretti». La Supsi cresce in numeri e sul territorio, e consapevole del ruolo centrale che occupa è pronta a sottoscrivere «prossimamente» il contratto collettivo di lavoro per il personale tecnico e amministrativo, perché «c’è la volontà di essere un datore di lavoro esemplare». Lo anticipa alla ‘Regione’ il direttore Franco Gervasoni a margine della presentazione del rapporto annuale 2018, da cui emergono tassi di impiegabilità molto alti a un anno dal conseguimento della laurea (l’85% trova un lavoro stabile e di regola connesso al percorso di studio). Tuttavia, come segnalava la Commissione di controllo del Gran Consiglio nel suo ultimo rapporto, questi dati non bastano per ritenersi completamente soddisfatti: in alcuni settori – facciamo presente al direttore – il diplomato trova sì un posto di lavoro, ma a stipendio basso e condizioni precarie... «Ci sono delle tendenze dell’economia che non sono di nostra responsabilità – commenta Gervasoni –: monitoriamo e ci preoccupiamo per la riduzione del salario medio di entrata in alcune discipline, ma francamente possiamo fare poco». Ecco perché, là dove invece si può fare qualcosa, la Supsi si è attivata per «diventare sempre più azienda formatrice con condizioni contrattuali corrette», come del resto sollecitava un’iniziativa popolare elaborata, poi tradotta in un compromesso raggiunto in parlamento. A testimonianza del fatto che i rapporti fra Supsi e politica si sono vieppiù intensificati, con tanto di costituzione di una Commissione di controllo del mandato pubblico (era il dicembre 2017). Che aria tira? «Abbiamo preso molto sul serio la relazione con la Commissione e anche l’ultimo rapporto mette in evidenza il nostro impegno per rispondere alla maggior parte dei quesiti che ci sono stati posti – risponde Gervasoni –. Questo affinché l’operazione sia utile al sistema: se le critiche non sono pertinenti possiamo dimostrarlo, e viceversa possiamo reagire là dove necessario. Per esempio nel nuovo contratto di prestazione 2017-2020 sono stati già recepiti sei/sette elementi evidenziati dalla Commissione». Ad esempio? «L’attenzione sui conflitti di interesse; oppure la necessità di rendicontare in modo più incisivo le collaborazioni con l’università. I commissari avevano poi espresso critiche sui progetti europei: con un documento di una sessantina di pagine ne abbiamo illustrato l’impatto positivo sulla scuola e sul territorio. Questa interazione ha consentito di riequilibrare la visione estremamente negativa della Commissione su uno dei fiori all’occhiello della Supsi».

Attrattività: ‘Puntiamo sui master’

Un altro punto sollevato a più riprese è quello della limitata attrattività dei curricula per gli studenti scolarizzati in Ticino, poi propensi a lasciare il cantone per formarsi oltre San Gottardo. «È uno degli aspetti su cui stiamo lavorando, muovendoci su quattri assi principali – spiega Gervasoni –: lavorare sempre più a contatto con la Divisione della formazione professionale; migliorare le condizioni logistiche: il campus che sorgerà a Viganello rappresenta un salto quantico; migliorare l’attività di formazione e ricerca, grazie anche ai processi di garanzia di qualità che ci permettono un confronto con l’esterno; e da ultimo abbiamo commissionato uno studio per valutare al meglio le motivazioni degli studenti e intercettarli con un’informazione oggettiva al momento della scelta. La nostra ambizione comunque – conclude Gervasoni – è far rientrare chi si è scolarizzato in Ticino al momento del master di ricerca, quando poi ci sono migliori chance di entrare nel contesto produttivo locale. Il più grande problema non è il fatto che i giovani si formino fuori cantone, ma che non rientrino a diploma concluso perché non conoscono le opportunità offerte dal territorio».

Quanto alla qualità della formazione, anche la Supsi come tutte le altre realtà accademiche sta procedendo all’accreditamento istituzionale secondo la legge federale, che disciplinerà così lo stanziamento dei sussidi. La Supsi intende concludere la procedura nel 2020. «Abbiamo cercato si svolgerla in modo partecipativo – precisa Alberto Petruzzella, presidente del Consiglio –, coinvolgendo circa 400 persone per l’autovalutazione e sfruttando quindi l’occasione per capire quali sono i temi su cui occorre ancora investire». Vede possibili problemi nell’accreditamento? «Andiamo sereni, la scuola è ben strutturata. Ma la perfezione si sa, non esiste, e perciò si può sempre migliorare».

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