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20.04.2019 - 11:250

Sul 5G la polemica continua

Il primo impianto anticipato da Swisscom per il Festival di Locarno sarebbe solo ‘provvisorio’. Il Dt sta elaborando un rapporto

Il 5G potrebbe arrivare a breve in Ticino, ma per ora solo in vacanza. In dichiarazioni al ‘Cdt’ Urs Schaeppi, Ceo della Swisscom, ha annunciato la prima messa in servizio su suolo cantonale della tecnologia di quinta generazione durante la prossima edizione del Festival del Film di Locarno, in calendario dal 7 al 17 agosto. Un’attivazione che, stando alle verifiche effettuate dalla nostra redazione, dovrebbe essere ‘transitoria’. Al Municipio di Locarno è giunta sì una richiesta per l’installazione di un’antenna 5G, ma provvisoria. Cioè limitata alla durata del Festival: terminata la rassegna cinematografica tutte le componenti 5G della struttura dovranno essere smontate.

Stando alle nostre fonti, a Palazzo Marcacci non è stato ancora rilasciato alcun preavviso in merito. Di principio, se la richiesta rispetterà i parametri dell’Ordinanza sulla protezione delle radiazioni non ionizzanti, l’Esecutivo locarnese dovrebbe concedere l’autorizzazione. Ma se in seguito l’operatore vorrà posare un’antenna definitiva, dovrà seguire la normale procedura che accompagna una domanda di costruzione.

Resta il fatto che l’imminente arrivo nella Svizzera italiana del 5G fa discutere. Da un lato vi è l’interesse degli operatori per sviluppare una rete di ultima generazione, in grado di gestire il traffico dei dati in modo ultraveloce e con delle potenzialità enormi in termini di connessioni, non solo per gli utenti, ma anche per il controllo e la comunicazione tra oggetti. Non a caso il collegamento 5G è stato ribattezzato ‘l’internet delle cose’. Dall’altra parte però più voci stanno manifestando preoccupazione per quelli che potrebbero essere i rischi che la nuova tecnologia può comportare per la salute delle persone, pericoli legati all’esposizione a nuove forme di radiazioni elettromagnetiche.

Tre Dipartimenti di governo interpellati dalla ‘Regione’ per una presa di posizione sul tema si sono detti non pronti a rilasciare dichiarazioni. Tuttavia quello del territorio ha confermato di stare elaborando un rapporto sulla questione 5G, anche grazie al contatto con i tecnici dei due Cantoni che, nell’attesa dei risultati di uno studio incaricato dall’Ufficio federale dell’ambiente, hanno decretato una moratoria (Vaud e Ginevra).

A livello nazionale, le frequenze 5G sono state vendute all’asta in febbraio per un totale di 380 milioni di franchi. Aggiudicandosi la concessione della Commissione delle comunicazioni, Swisscom si è garantita il diritto di sfruttare le nuove frequenze per quindici anni. Due giorni fa sono stati attivati per la prima volta 102 impianti 5G in diverse località della Svizzera. La condizione principale imposta dalla Confederazione è una copertura del 50 per cento della popolazione entro il 2024, ma i piani di Swisscom prevedono invece una copertura superiore al 90 per cento già a fine 2019.

Sul campo della politica locale il tema del 5G è già stato ripreso da tre atti parlamentari: Amanda Rückert e Boris Bignasca (Lega) a inizio marzo avevano chiesto che venissero previste le disposizioni necessarie alla posa di una rete idonea alla diffusione del 5G in tempi brevi. Nei giorni scorsi è stato il turno dei Verdi e del Ppd. I primi, tramite un’interrogazione al Consiglio di Stato, hanno invocato il principio della precauzione di fronte ai possibili rischi delle radiofrequenze per la popolazione, soprattutto considerando che al momento non ci sono prove scientifiche in grado di escludere tali pericoli. Mentre la mozione pipidina, sottoscritta da Fiorenzo Dadò, Maurizio Agustoni e Giorgio Fonio è andata oltre: la loro richiesta al governo è quella di decretare una moratoria sull’installazione del 5G in Ticino “fintanto che studi indipendenti non siano in grado di dimostrare la non-nocività di questa tecnologia sul corpo umano”.

Anche a livello comunale le acque si sono mosse: a Lumino e a Minusio due petizioni hanno richiesto l’introduzione della moratoria. «Il tema – ha assicurato Felice Dafond, sindaco di Minusio e presidente dell’Associazione dei Comuni ticinesi – verrà discusso al nostro prossimo incontro di comitato. Chiederemo poi al Consiglio di Stato di darci le giuste informazioni».

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