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Alba Masullo (Ti-Press)
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04.02.2019 - 10:40

Cancro e movimento: l'importanza della prevenzione

Oggi è la giornata mondiale contro i tumori. L'intervista ad Alba Masullo, direttrice della Lega ticinese contro il cancro, e il parere dell'oncologo Franco Cavalli

di Gabriele Lurati

Oggi è la giornata mondiale contro i tumori. Una data che ci ricorda che la malattia – una volta sinonimo di morte e sofferenza – si può curare. Un ruolo importante lo occupa la prevenzione. Stili di vita più sani e un’attività fisica adeguata aiutano sia nell’evitare l’insorgere della patologia sia nella terapia, come spiega Alba Masullo, della Lega ticinese contro il cancro.

Tutto nacque il 4 febbraio 2000 con la Carta di Parigi. Nella capitale francese si riunirono prestigiosi scienziati e capi di governo di tutto il mondo per lanciare un appello alla lotta comune contro il cancro in concomitanza con l’inizio del terzo millennio. Nella Carta sono contenuti alcuni dei principi più importanti di questa battaglia quali la promozione della ricerca, l’aumento dei servizi assistenziali per i pazienti, la sensibilizzazione dell’opinione pubblica, l’accesso alle cure per tutti e la prevenzione dei tumori. A livello regionale queste linee guida vengono messe in pratica da vari enti tra cui la Lega ticinese contro il cancro (Ltc), un’associazione no profit che lavora in stretta sinergia con l’Ente ospedaliero cantonale, con l’Istituto oncologico della Svizzera italiana (Iosi) e con le cliniche. Il tema della giornata contro il cancro di quest’anno in Ticino è legato alla prevenzione e in particolare all’attività fisica. «La prevenzione è un aspetto fondamentale nella lotta contro il cancro perché consente di ridurre la probabilità che le persone si ammalino» ci dice Alba Masullo, da 13 anni direttrice della Ltc. Viene fatta in diversi modi e a seconda dei tipi di target. «Si cerca di sensibilizzare tutta la popolazione per quanto riguarda gli stili di vita più sani quali un’alimentazione equilibrata o un’attività fisica adeguata; questo lavoro viene svolto in collaborazione con altri enti e anche con il Cantone» continua la direttrice della Lega ticinese contro il cancro. «Poi c’è una parte altrettanto importante che riguarda il paziente che ha già avuto una diagnosi tumorale e lo si vuole sensibilizzare circa i rischi di una ricaduta» continua Masullo. Studi scientifici dimostrano che l’attività fisica riduce il rischio di recidive e per questo l’associazione organizza corsi, attività (come ginnastica terapeutica, movimento e sport all’aperto, e anche Nordic walking) e incontri su questo tema. A tal proposito questo pomeriggio nell’Auditorium di Banca Stato di Bellinzona la Lega ticinese contro il cancro ha organizzato una serie di incontri con professionisti del settore nei quali verrà sottolineato quanto il movimento possa contribuire a ridurre gli effetti collaterali del cancro. Fare del moto non è solo un elemento fondamentale di uno stile di vita sano, ma è anche un pilastro della riabilitazione oncologica. Per esempio può ridurre la stanchezza cronica che colpisce molti pazienti oncologici, oltre a migliorare la qualità della vita e rafforzare l'autostima. Inoltre aiuta le persone colpite a riacquistare fiducia nel proprio corpo dopo la malattia. Un tempo si credeva che un ammalato di cancro dovesse soprattutto riposare e starsene tranquillo. Oggi però è dimostrato scientificamente che fare una minima attività fisica aiuta nella lotta contro il cancro. «Terapia oncologica e riabilitazione vanno sempre più di pari passo e hanno un’efficacia riconosciuta» sottolinea Alba Masullo.

La diagnosi precoce riduce la mortalità

Una parte importante nella prevenzione del cancro viene svolta anche dalle attività di screening. La diagnosi precoce dà infatti la possibilità al paziente di curarsi il prima possibile ed evitare che la malattia si sviluppi. In Ticino, dopo il successo dell’introduzione dello screening mammografico gratuito per il tumore al seno per donne tra i 50 e i 69 anni, è stato da poco approvato in Parlamento anche un programma istituzionale di screening per il tumore al colon. La prevenzione è l’arma più efficace che abbiamo a disposizione nella lotta contro il cancro. Si pensi che studi scientifici evidenziano che la diminuzione delle morti per cancro è dovuta per un 70% alla prevenzione e alle diagnosi precoci, mentre solo un 30% avviene grazie alle terapie. L’istruzione, la conoscenza e l’informazione giocano quindi un ruolo fondamentale. A questo scopo la Lega ticinese contro il cancro – per prevenire il disagio legato alla presenza di malattia grave in una classe di scuola – sta lavorando su un progetto in collaborazione con il Dipartimento educazione cultura e sport (Decs). L’idea è quella di dare degli strumenti orientativi ai maestri, agli allievi e al nucleo familiare «perché la tematica del tumore tocca direttamente le famiglie, per esempio quando viene coinvolto un nonno, un genitore o a volte anche un bambino» ci dice Alba Masullo. La prevenzione del disagio sociale legato alla malattia è uno degli aspetti che più stanno a cuore alla direttrice ed è anche una delle modalità di intervento dell’associazione. «I nostri sei assistenti sociali e le nostre psicologhe si attivano quando c’è una malattia oncologica in famiglia, quando è coinvolto un ragazzo o un genitore. Abbiamo la possibilità di aiutare in materia di organizzazione familiare oppure anche economicamente. Nei casi in cui c’è bisogno di compensare una perdita di guadagno, diamo informazioni e assistenza circa il diritto a presentare una richiesta alle assicurazioni sociali competenti» conclude Masullo. Grazie ad associazioni come la Lega ticinese contro il cancro, il malato e le famiglie hanno quindi l’opportunità di sentirsi meno soli e possono trovare un importante aiuto nell’affrontare la malattia.

 

L'oncologo Franco Cavalli: 'Dopo mezzo secolo riusciamo a curare sempre di più'

Il professor Franco Cavalli, oncologo di fama internazionale e fondatore dello Iosi, ci racconta come sono cambiati la ricerca e l’approccio terapeutico alla malattia nell’ultimo mezzo secolo.

Professor Cavalli, a che punto si trova la lotta contro il cancro?

Quando cominciai la mia attività professionale più di 45 anni fa, il tumore era solo sinonimo di morte e sofferenza. Oggi invece abbiamo fatto molti passi avanti, soprattutto per determinati tipi di tumori. Si pensi che al giorno d’oggi il cancro ai testicoli, il tumore al seno e certi tipi di linfomi vengono tutti curati e hanno una percentuale di successo molto alta. Per altri tipi di tumore invece non abbiamo fatto grandi progressi. E questo, in buona parte, dipende dalla biologia del tumore. Va ricordato che il cancro è il risultato di una mutazione cellulare e, siccome le mutazioni sono anche la base dell’evoluzione e della vita stessa, c’è sempre stato e ci sarà sempre. Cambierà però il fatto che riusciremo sempre di più a guarire i tumori. Non è detto che riusciremo a guarirli tutti, però certi tumori saranno trattati come delle malattie croniche come il diabete o il reumatismo. È il caso per esempio della leucemia mieloide cronica, dove il paziente prende già una pastiglia per tutta la vita.

Dopo l’assegnazione del premio Nobel della medicina ai padri dell’immunoterapia, si è parlato molto di questo approccio terapeutico come la speranza per il futuro.

Sicuramente i successi ottenuti negli ultimi anni con l’immunoterapia hanno cambiato la prospettiva perché hanno dato un grosso contributo alla comprensione della malattia dal punto di vista biologico e del ruolo del sistema immunologico. Per 40 anni non se ne era capita pienamente l’importanza e non se ne erano sfruttate le potenzialità, salvo per le terapie con agenti monoclonali. Questi ultimi sono utilizzati già da 20 anni ma sono limitati a pochi tumori. Ritengo quindi che forse si stia dando troppa importanza all’immunoterapia, dato che in nessuno dei tumori trattati con questa terapia si è riusciti finora ad aumentare la percentuale di guarigione.

La sua posizione è in controtendenza rispetto a una parte del mondo scientifico e all’enfasi mediatica sull’immunoterapia.

Bisogna sempre essere critici e non farsi trascinare dall’entusiasmo del momento. Certamente va riconosciuto che si è riusciti ad aumentare il prolungamento della sopravvivenza dei pazienti trattati con questo approccio in certi tumori dove prima non si riusciva a fare molto. Non abbiamo però ancora raggiunto lo scopo di guarire i pazienti, quindi è difficile prevedere cosa diventerà l’immunoterapia. Sicuramente giocherà un ruolo molto importante: potrebbe diventare un sostegno alle terapie già esistenti (chemioterapia, radioterapia e chirurgia) o diventare una colonna separata a sé stante. A lunga scadenza forse i farmaci mirati, come quelli dell’ingegneria genetica, potrebbero diventare ancora più importanti dell’immunoterapia. 

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