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06.12.2018 - 06:00

'Il governo ha deciso di darmi seimila franchi all'anno'

Caso rimborsi, ecco la lettera al capo Ufficio stipendi dell'ex Cancelliere Gianella tre giorni dopo la decisione del Consiglio di Stato che gliene dava 5mila

di Andrea Manna e Chiara Scapozza
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Ti-Press

L’ex cancelliere dello Stato Giampiero Gianella non solo ha ricevuto mille franchi in più all’anno di rimborso tra il 1999 e il 2011. Dalla documentazione inoltrata ieri alla Commissione delle gestione dal Consiglio di Stato, su sollecitazione della stessa, si evince infatti che Gianella ha richiesto espressamente al capo ufficio degli stipendi il versamento di seimila franchi tre giorni dopo che il Consiglio di Stato, in seduta, aveva stabilito il forfait a cinquemila. Ma non chiedendo un adeguamento, bensì lasciando intendere che il governo avesse fissato a 6mila franchi l’indennità. Svista o menzogna? “Come ho avuto modo di anticiparle al telefono – scrive l’ex cancelliere al capo ufficio il 20 maggio 1999 –, il Consiglio di Stato nel corso della seduta di questa settimana ha adottato una serie di disposizioni intese a regolare delle agevolazioni”. Specifica quindi che il governo ha deciso di passare dal sistema del rimborso tramite pezze giustificative a quello del forfait: “un’indennità forfettaria annua di fr. 15’000.-- per indennità (...), rispettivamente 6’000.-- per il Cancelliere”. Peccato che la Nota a protocollo (la Nap 28) del 17 maggio 1999, firmata da Gianella, stabilisce che “la somma forfettaria per [le sue] spese di rappresentanza è di Fr. 5’000.-- annui”. Nel richiederne 6mila, si premura che siano versati “a partire dall’inizio di maggio”, dunque retroattivi.

La lettera con cui l’ex Cancelliere detta gli ordini “è stata trovata solo in questi giorni a margine delle verifiche chieste dalla Sottocommissione finanze in relazione ai rimborsi del CdS, in quanto l’ex Cancelliere non ne aveva mai fatto riferimento nelle revisioni precedenti”, specifica il Controllo cantonale delle finanze (Ccf). Restano un paio di questioni in sospeso, al riguardo. Perché il governo, rispondendo all’interrogazione di Raoul Ghisletta il 15 settembre 1999, ha indicato che l’indennità di Gianella era di seimila franchi senza battere ciglio? E perché sempre il governo, e siamo nel 2005, non si attiva quando lo stesso Ccf si accorge – e segnala ai consiglieri di Stato in carica – l’incongruenza tra i cinquemila dovuti e i seimila versati? Di più: “sono state rimborsate le spese effettive (nel 2004 per fr. 457.20, nel 2003 per fr. 1’846.75)”, fa presente il Ccf, quando dal 1999 (come stabilisce la citata Nap) si è in regime forfettario. Le incongruenze sono sottoposte a tutti i capi dipartimento, ma la risposta al Ccf di agosto 2005 è ancora una volta a firma del Cancelliere. Si apprende che “il CdS mi ha affidato l’incarico di esaminare il contenuto dei rapporti e di presentare la presente risposta”. Gianella promette a quel punto che “l’adeguamento sarà regolarizzato nell’ambito della nuova nota a protocollo che dovrà sistemare e specificare i diritti di ‘carica’ del Cancelliere che sarà sottoposta al CdS prossimamente”. Quel “prossimamente” si concretizzerà solo nell’aprile del 2011, quando con la Nap 44 verrà esteso il rimborso a 6mila franchi. Trattasi della famosa Nap mai sottoposta all’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio, come invece la legge imponeva.

Il Ppd rilancia: ‘Corte dei conti!’

Rimborsi ai consiglieri di Stato e all’ex Cancelliere, mandato ad Argo 1… Casi recenti, quelli eclatanti, che sollevano più di un dubbio sulle modalità di gestione del denaro pubblico. Anzi, il Ppd parla di “continui casi di irregolarità amministrative in seno all’Amministrazione cantonale”, dicendosi preoccupato “per la fuoriuscita dalle casse di importi anche importanti senza i dovuti controlli e basi legali”. Che fare? Il partito rilancia una sua vecchia proposta: istituire in Ticino una Corte dei conti, organo presente per esempio nel Canton Ginevra. Ci aveva già provato nel 2006 l’allora granconsigliere Fabio Regazzi con un’iniziativa parlamentare. “Tutto si concluse nel 2012 con l’adozione da parte del Gran Consiglio non dell’iniziativa, bensì di alcune modifiche della Legge sulla gestione e sul controllo finanziario dello Stato volte a rafforzare il Controllo cantonale delle finanze. Quanto fatto si dimostra purtroppo insufficiente e occorre reagire”, scrive il Ppd e fa sapere che lancerà prossimamente “un’iniziativa popolare” per l’istituzione della Corte. Piuttosto critico il capogruppo del Plr Alex Farinelli: «Una Corte dei conti verifica l’efficienza della spesa, non la legalità dei pagamenti. Se poi si vuole un controllo sistematico di tutto, bisognerà avere molti più funzionari di oggi. In campagna elettorale si fanno proposte tanto per farle...». Il capopogruppo del Ps Ivo Durisch: «Anzitutto va rafforzato il ruolo del Ccf in seno all’Amministrazione cantonale, rendendolo realmente indipendente dal governo».

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