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17.10.2018 - 05:500
Aggiornamento : 09:33

Listeriosi: i casi in Ticino sono quattro

Uno è riconducibile agli 11 segnalati a livello nazionale. Due persone sono morte. Hanno consumato tutti lo stesso alimento. Jermini: 'Difficile stabilire quale'

Quattro casi di listeriosi in Ticino quest’anno, di cui uno assimilabile agli altri 11 segnalati dall’Ufficio federale della sanità pubblica lunedì (vedi ‘laRegione’ di ieri, pagina 6). Ufficio che ha registrato un aumento di persone colpite dal batterio (l’infezione avviene per ingestione di alimenti contaminati), due delle quali nel frattempo decedute. “Presumibilmente la recrudescenza è dovuta a una fonte comune di contagio che ora deve essere trovata”, scrivevamo ieri. Riuscire a stabilire di quale cibo si tratti, ci confermano da Bellinzona, risulta impresa assai complessa. «Negli anni, salvo in una circostanza, non siamo mai riusciti a collegare i casi ticinesi a una derrata in particolare – spiega Marco Jermini, direttore del Laboratorio cantonale –. La collaborazione con il medico cantonale funziona molto bene, il paziente viene debitamente interrogato affinché si possa stabilire una lista di derrate che ha consumato prima dell’insorgenza dei sintomi. Ma non è affatto semplice: il tempo d’incubazione è di circa dieci giorni». Pochi anni fa, quando i casi erano stati 7/8 a seguito di un episodio collettivo, era stato possibile capire dove si annidava il batterio: «Si trattò di un pâté, riuscimmo a procedere col ritiro dal commercio». Oltre agli interventi mirati, il Laboratorio si occupa dell’attività analitica. «Sì, costante e molto intensa. Cerchiamo la listeria dappertutto – annota Jermini – perché è un batterio che si trova ovunque». Le derrate più a rischio? Formaggi a crosta fiorita, salumi, pesce, insalata. Cibi pronti e generalmente crudi. Il punto è che se contamina alimenti di un certo tipo che poi vengono manipolati male e in seguito ingeriti da persone a rischio (anziani, bambini, donne in gravidanza), allora diventa pericoloso. «Il tasso di mortalità è molto elevato, siamo tra il 20 e il 40%». Tant’è che nell’ultima “ondata” di contaminati, i dodici casi segnalati da Berna, sono morte due persone. «In Ticino a mia memoria non ricordo decessi legati direttamente al batterio» risponde il direttore del Laboratorio a precisa domanda. I casi con cui ha avuto a che fare concernono persone ‘over 70’. Quali i sintomi? Dalla semplice influenza all’infiammazione delle meningi, alla setticemia. Ma all’ignaro consumatore quali consigli si possono dare? «Le infezioni da listeria sono generalmente riconducibili a problemi a livello di produzione – spiega ancora Jermini –. Quindi le uniche indicazioni che si possono dare alla popolazione sono quelle di rispettare le temperature di conservazione, in particolare per quegli alimenti che vanno tenuti in frigo, così come la data di scadenza». Oltre a confidare che all’igiene, prima di tutto, ci pensi chi mette in commercio il cibo.

Latte e formaggi in generale ‘buoni’

La qualità nella produzione di latte e formaggi sugli alpeggi ticinesi è “globalmente buona” e i consumatori “possono gustare i prodotti senza timori”. Queste le conclusioni a cui giunge il Laboratorio cantonale dopo l’analisi, pubblicata lunedì, dei prodotti lattiero-caseari. «Zero listerie negli alpeggi», conferma il direttore Marco Jermini. “Il formaggio d’alpe ticinese è sicuramente uno dei prodotti gastronomici legati al territorio di maggior successo e può vantare la denominazione Dop” si legge nella ‘newsletter’ del Laboratorio, il quale “verifica con controlli periodici che le buone prassi d’igiene e di fabbricazione siano applicate scrupolosamente dai casari e dagli operatori del settore”. Nell’ambito dei controlli effettuati nella stagione alpestre 2018 sono stati prelevati 311 campioni con l’obiettivo “di verificare la qualità igienico-microbiologica”. Dalle analisi è emerso che il “10% dei campioni prelevati è risultato non conforme”. Ergo una trentina, in particolare burro e cagliate. “I punti critici – commenta il Laboratorio – sono rappresentati dalla qualità del latte, dalla produzione di burro senza il rispetto delle buone procedure e dalla qualità spesso insufficiente dell’acqua utilizzata nei locali di produzione”. 

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