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Ticino
11.10.2018 - 06:000

Bertoli si smarca da Vitta: ‘Sgravi oggi, tagli domani’

Il ministro socialista sullo sconto fiscale del 5 per cento proposto dal direttore del Dfe: ‘Si rischia di rientrare nella logica dei piani di risparmio lacrime e sangue’

Si è smarcato e lo ha fatto pubblicamente. Con un contributo apparso la scorsa settimana su queste colonne, il titolare del Dipartimento educazione cultura e sport Manuele Bertoli ha preso le distanze dall’alleggerimento fiscale prospettato dal collega di governo Christian Vitta: una riduzione di cinque punti percentuali del moltiplicatore d’imposta cantonale, è la ricetta del ministro delle finanze. Un taglio a beneficio delle persone giuridiche e fisiche. Bertoli non ci sta e teme due effetti qualora la misura dovesse concretizzarsi. «Il primo: mancherebbero nelle casse dello Stato, stando ai calcoli di Vitta, almeno 60 milioni di franchi, con il rischio, aggiungo io, di rientrare nella logica dei piani di risparmio lacrime e sangue. Il secondo: quel 5 per cento avvantaggerebbe soprattutto i redditi alti, cioè una categoria di cittadini che non necessita in questo momento di sconti fiscali – dice il consigliere di Stato socialista interpellato dalla ‘Regione’ –. Insomma, secondo me con questa manovra si comprometterebbe la tenuta delle finanze cantonali riducendo le entrate e facendo oltretutto un uso non sensato o comunque non prioritario del denaro pubblico».

Lei in governo ha condiviso la precedente riforma fiscale e sociale, suscitando peraltro malumore in un’ampia fetta della base del suo partito, il Ps. Dal suo punto di vista gli sgravi vanno bene se accompagnati da una contropartita, mentre in caso contrario sono da respingere a prescindere?
Quello della contropartita è un aspetto per me importante, perché credo che in politica debba essere possibile fare anche ragionamenti globali, non circoscritti al singolo dossier. Capisco che, come nel caso del pacchetto fiscale e sociale, approvato seppur di misura nella votazione popolare di aprile, ci possa essere il problema dell’unità di materia, però in politica quando si ritiene valido un compromesso credo sia opportuno sostenerlo. Ricordo che con quel pacchetto, se vengono concessi sgravi fiscali per 22 milioni di franchi all’anno, in cambio l’economia paga ogni anno 21 milioni a favore della socialità. Detto altrimenti, è stata un’operazione a costo zero per il Cantone che ha avuto per me il pregio di destinare subito un importo rilevante alla socialità che molto difficilmente sarebbe arrivato per altre vie. Qui invece...

Qui invece?
Avremmo una riduzione del moltiplicatore cantonale dal 100 al 95 per cento, ovvero un taglio lineare per tutti, abbienti e meno abbienti, con vantaggi solo per i primi e senza una contropartita per i secondi. Nessuno si prenderebbe a carico altre politiche del Cantone con un importo equivalente o quasi al mancato introito di 60 o più milioni.

In Consiglio di Stato si è già entrati nel merito di questo sconto del 5 per cento?
No, anche perché finora il Dipartimento finanze ed economia non ha portato in governo un progetto di messaggio. Per il momento c’è quanto dichiarato quest’estate dal collega Vitta al ‘Corriere del Ticino’ a proposito della sua intenzione di proporre questo abbassamento del moltiplicatore cantonale, cosa di cui aveva precedentemente informato il Consiglio di Stato. E c’è questa posta di 60 milioni inserita nel Preventivo 2019 del Cantone: 60 milioni non ancora decisi ma prospettati dal Dfe alla voce ‘Riforma tributaria’. Ora, si afferma che questa somma deriva dall’applicazione cantonale della riforma fiscale federale appena votata dalle Camere (nel frattempo impugnata tramite referendum) e dal ventilato sgravio del 5 per cento. Ma siccome il solo sgravio del 5 per cento costerà questa somma, significa che la riforma che porterà alla soppressione dello statuto speciale di cui alcune imprese hanno fino ad oggi goduto può essere fatta a costo zero, con nessuna perdita di gettito per il Cantone.

E allora?
Allora lo sgravio del 5 per cento non è necessario e serve solo a racimolare consensi in vista di un possibile referendum sull’applicazione cantonale della riforma federale o in vista delle elezioni cantonali.

E a chi bolla il Ps come ‘il partito delle tasse’ cosa replica?
Né il sottoscritto né il Partito socialista chiedono più imposte. Noi diciamo che questo ipotetico sconto del 5 per cento è inopportuno, perché priverebbe il Cantone di risorse importanti che dovrebbero essere destinate a investimenti e a sostenere le fascie più deboli della società.

‘Occorre evitare che l’aliquota unica si traduca in una perdita per le casse pubbliche’ 

Lo sgravio ventilato da Vitta rappresenterebbe fra l’altro, a detta dei sostenitori della misura, ‘una boccata d’ossigeno’ per il ceto medio. Quel ceto, caro anche al Ps, che oggi, ha osservato il capogruppo dei liberali radicali in Gran Consiglio Alex Farinelli, ‘paga le imposte e non riceve sussidi’…
I sussidi vengono dati a chi dimostra di averne bisogno: il sistema vigente è mirato ed è stato affinato nel corso degli anni. Un discorso particolare va fatto per i sussidi sui premi di cassa malati, perché in quest’ambito abbiamo molti beneficiari solo perché a monte abbiamo il premio uguale per tutti. Se ognuno pagasse il premio in base alla propria capacità finanziaria, al proprio reddito, questi sussidi creati artificialmente da un sistema iniquo non sarebbero necessari. Ma qui un eventuale cambiamento va deciso a livello federale. Quanto alle imposte, che esse siano progressive lo sappiamo: chi paga più tasse rispetto agli altri è perché guadagna di più. Fatte queste premesse e per tornare alla sua domanda, dipende da dove collochiamo il ceto medio. Se guardiamo le stratificazioni fiscali ci accorgiamo che oltre i tre quarti dei contribuenti ticinesi non superano un imponibile di 60mila franchi e non sono certo oggi tartassati dal fisco. Gli sgravi premiano solo chi ha di più. Se un contribuente versa mille franchi di imposte cantonali, con lo sconto del 5 per cento pagherà 50 franchi in meno. Se io però verso 15mila franchi, perché il mio reddito è assai più alto del reddito di quel contribuente, lo sconto si tradurrà per me in un risparmio di 750 franchi. Chi avrebbe più bisogno prende le briciole, chi non ne ha bisogno ci guadagna: un risultato manifestamente iniquo.

Riguardo all’applicazione cantonale della riforma federale, Vitta ha ipotizzato una riduzione dal 9 al 6 per cento dell’aliquota sugli utili delle persone giuridiche. Condivide?
In Consiglio di Stato ho già detto che se il passaggio dai vigenti due regimi di tassazione – ordinario e agevolato – a uno solo non si traduce in una perdita di gettito, sono pronto a ragionare sulla nuova aliquota. Per cui mi sta bene anche il 6 per cento se si riuscirà a rispettare la condizione cui ho accennato. Se per contro la nuova aliquota dovesse rivelarsi un costo e dunque comportare una perdita di gettito per il Cantone, vi sarebbe un’operazione di sgravio che non sottoscriverei.

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