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Per Marina Carobbio occorre facilitare l’accesso in Svizzera a cure oncologiche omologate altrove
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17.09.2018 - 05:50
Aggiornamento: 07:54
di Simonetta Caratti

Cure non pagate, a Berna il caso del 12enne

La storia dell’adolescente con sarcoma, cui la cassa malati non voleva coprire le cure antirecidiva, davanti alla Commissione sanitaria del Nazionale

È approdato a Berna il caso del 12enne del Mendrisiotto ammalato di sarcoma, che si è visto rifiutare in un primo momento dalla cassa malati (che ha fatto retromarcia dopo la pressione mediatica!) la copertura della terapia da 3mila franchi per evitare recidive, che l’oncologo pediatra Pierluigi Brazzola gli ha prescritto all’ospedale San Giovanni di Bellinzona. Il caso – sollevato dal nostro giornale a luglio e che ha avuto una eco mediatica nazionale – è approdato a fine agosto alla Commissione di sicurezza sociale e della sanità del Nazionale, grazie alla deputata socialista Marina Carobbio.

«Ad ottobre decideremo se audizionare l’Amministrazione federale o fare un postulato di commissione da indirizzare al governo chiedendo a quali condizioni le casse malati coprono i medicamenti dei bambini ammalati di cancro; come rimborsare quei farmaci autorizzati all’estero, importabili in Svizzera, ma fuori dall’elenco di medicamenti obbligatoriamente a carico dell’assicurazione malattia; come evitare disparità di trattamento quando servono cure omologate per un impiego diverso», spiega la consigliera nazionale ticinese.

Questa è proprio la quotidianità in corsia come ci aveva spiegato il dottor Brazzola, caposervizio di oncologia pediatrica all’ospedale San Giovanni: «Per la cura dei tumori pediatrici usiamo farmaci al di fuori della loro omologazione, che secondo il foglio informativo della ditta e omologazione da parte di Swissmedic, non sarebbero patentati per i bambini o per le patologie specifiche. Se si dovessero utilizzare i farmaci solo secondo quanto indicato dall’omologazione, potremmo chiudere i nostri reparti. Le terapie che si impiegano derivano tutte da studi clinici internazionali e da una comprovata pratica clinica».

Le casse malati sono tenute a rimborsare questi medicamenti solo a determinati criteri: nella maggioranza dei casi prevale il buonsenso, ma quando non è così inizia una battaglia burocratica tra medico e cassa malati.

Il gruppo a Berna sulla pediatria

Che cosa può fare la politica per evitare che un’altra famiglia si ritrovi stretta nella morsa di una cassa malati che applica la legge in modo legale ma miope, ce lo spiega ancora Carobbio: «Prima di tutto vorremmo sapere dall’Ufficio federale di sanità pubblica, che ha gli strumenti per farlo, quante famiglie in Svizzera si sono viste negare dalle casse malati la copertura delle terapie oncologiche per i figli. Temiamo che vari casi vengono risolti senza fare troppo scalpore, facendo capo ad associazioni o enti per il finanziamento».

Una volta radiografata la situazione occorre mettere una pezza. Una pista per Carobbio sarebbe quella di «estendere il concetto nazionale delle malattie rare alle malattie pediatriche oncologiche così da poter usare in Svizzera cure omologate altrove e vedersele rimborsare senza problemi, senza assistere a così tante differenze tra una cassa malati e l’altra o trovare un’altra via affinché medicamenti riconosciuti all’estero sulla base di studi clinici siano riconosciuti e rimborsati anche da noi».

Carobbio è anche membro di comitato dell’associazione ‘Cancro infantile Svizzera’ che raggruppa tutte le organizzazioni nazionali sul tema: «Mi occupo di portare questi temi all’attenzione della politica». Intanto a Palazzo federale c’è una novità: «Abbiamo creato il gruppo parlamentare sulla pediatria, dove porterò questo problema, coinvolgendo altri colleghi sensibili all’argomento».

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