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(foto Ti_Press)
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19.07.2018 - 18:45
Aggiornamento: 22:42
di Simonetta Caratti

Cassa malati dietrofront, pagherà la cure oncologiche al 12enne

Una brutta storia con lieto fine, ma la battaglia va fatta a Berna per permettere agli oncologi di usare in pediatria cure omologate altrove e vedersele rimborsare

Una brutta storia, che ha commosso il Ticino, la gente comune come la politica, ma ha un lieto fine. La cassa malati, che in un primo momento ha negato la copertura per la terapia oncologica anti-recidiva ad un 12enne del Mendrisiotto, perché (a loro dire) non c'erano gli estremi legali per prendere a carico le cure, ha infine deciso di coprire la spesa necessaria. Il medico curante, l’oncologo pediatra Pierluigi Brazzola era in trattativa con l'assicurazione da aprile. Al caposervizio di oncologia pediatrica all’ospedale San Giovanni di Bellinzona è arrivata martedì sera la telefonata della cassa malati: «Mi hanno comunicato che copriranno i costi tramite la complementare e senza partecipazione da parte della famiglia», anticipa l'oncologo alla 'Regione'.

Discussioni che duravano da mesi si sono risolte in poche ore, dopo l’ennesima lettera inviata alla cassa malati e non escludendo un influsso scaturito dalla discussione pubblica lanciata dall'articolo pubblicato lunedì dal nostro giornale, che ha avuto un eco mediatico a livello nazionale e provocato una ondata di solidarietà in Ticino per aiutare la famiglia. «La discussione creata sul tema ha dato lo spunto all’assicurazione per rivalutare la sua posizione e decidere in modo adeguato», commenta Brazzola alla 'Regione'.

Questa storia ha portato alla luce una stortura del sistema e la grossa difficoltà dei pediatri oncologici a curare i loro pazienti, perché si trovano spesso a prescrivere farmaci “off-label”, cioè al di fuori della loro omologazione, che le casse malati sono tenute a rimborsare solo a determinati criteri, previo esame dello stato clinico del paziente, degli obiettivi del trattamento e della letteratura scientifica disponibile.

Brazzola: 'Senza farmaci off label potremmo chiudere il reparto di oncologia pediatrica'

Non stiamo parlando di terapie ultramoderne dai costi esorbitanti, ma di un farmaco per evitare le recidive in un giovane che ha davanti tutta una vita. Una cura riconosciuta dall’Agenzia europea del farmaco, ma non inserita nell’elenco dei medicamenti obbligatoriamente a carico dell’assicurazione malattia, non omologato da Swissmedic e per questo tipo di uso nemmeno omologato all’estero. La normalità o quasi per le cure oncologiche in pediatria.

«Nella maggior parte dei casi prevale il buonsenso. Chi deve valutare l’impiego di queste terapie è cosciente della realtà in cui operiamo. Se però non se ne tiene conto, ci si arena nella sterile lettura del quadro legislativo. In oncologia pediatrica, se si dovessero utilizzare i farmaci unicamente secondo quanto indicato dall’omologazione, potremmo chiudere i nostri reparti», spiega l'oncologo Brazzola, che ha vinto il braccio di ferro con la cassa malati.

La mega colletta in Ticino raggiunge 30mila franchi

Soddisfatti i deputati Henrik Bang (socialista) e Giorgio Fonio (Ppd), che con gli altri membri di comitato dell’associazione ‘Quii da la cursa’, hanno lanciato una colletta in favore della famiglia, che ha raccolto in pochi giorni attorno ai 30 mila franchi. «Saranno versati alle associazioni indicateci dal dottor Brazzola, che aiutano attivamente il servizio di oncologia pediatrica nel sostegno dei pazienti e delle loro famiglie», spiega Bang.
I due politici in una lettera aperta hanno dato mercoledì una sorta di ‘ultimatum’ ai manager della cassa malati. «Siamo soddisfatti della decisione presa dall’assicurazione. Questa storia si conclude nel migliore dei modi, anche grazie alla grande solidarietà di tanti cittadini, li ringraziamo tutti». Bang e Fonio precisano che questa triste vicenda ha evidenziato che «il sistema contiene delle falle importanti che vanno sistemate nel più breve tempo possibile». 

La politica si muove a Berna

Per evitare che altre famiglie si trovino nella stessa situazione la politica si muoverà a Berna come ha anticipato alla 'Regione' la deputata socialista Marina Carobbio, che intende portare il caso alla Commissione di sicurezza sociale e della sanità del Nazionale. «Oggi abbiamo un concetto nazionale per le malattie rare che punta a favorire un migliore riconoscimento e una presa a carico dei pazienti – ha detto la deputata (vedi l'edizione di martedì) –. Sarebbe opportuno averlo per analogia anche per l’oncologia pediatrica, così da poter usare in Svizzera cure omologate altrove e vedersele rimborsare senza problemi dalle casse malati». 

 

 
 
 
 

 

 

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