Mauro Mini (foto Tipress)
Ticino
28.05.2018 - 13:480
Aggiornamento : 14:31

Bordate dal giudice Mini: Lega, affaire rimborsi, taglio supplenti...

Partenza col botto per il nuovo presidente del Tribunale d'appello. L'uscente Cassina: 'La sovraproduzione legislativa genera anche più ricorsi'

Inizio con il botto per il nuovo presidente del Tribunale d’appello Mauro Mini. Intervenendo stamattina a Lugano all’inaugurazione dell’anno giudiziario 2018-2019, il giudice ha descritto quello   che a suo parere è lo stato di salute delle «istituzioni» cantonali. Istituzioni «che non se la passano bene». Ha quindi accennato alla Lega: «Un movimento anti-sistema che è diventato di maggioranza relativa in governo». Ha parlato della vicenda dei rimborsi del Consiglio di Stato. «Con qualche suo membro   che voleva indicare alla magistratura come fare le inchieste», ha aggiunto il neopresidente della massima autorità giudiziaria ticinese, alludendo alle dichiarazioni di Claudio Zali in parlamento. Una vicenda che ha inoltre visto «un Gran Consiglio che non ha brillato per controlli e verifiche» e «una magistratura che poteva assere forse più coraggiosa». Sempre con riferimento al dossier dei rimborsi governativi, Mini non ha risparmiato neppure il «quarto potere»: la stampa. Che a sua volta, secondo il giudice, «non ha brillato per spirito critico». 
Non solo. Richiamando alcune recenti decisioni parlamentari, Mini ha ricordato le polemiche che hanno accompagnato la recente nomina del procuratore generale (questione assessment) e il taglio in tempi altrettanto recenti dei giudici supplenti (la cui presenza è stata limitata alle corti penali del Tribunale d’appello). Circostanze che dimostrerebbero che «non c’è una particolare attenzione per la magistratura in generale». Una magistratura che deve comunque rendere giustizia «con decisioni fondate e tempestive». Per Mini «è allora urgente e indispensabile porre l’accento sulla formazione e l’aggiornamento» di giudici e procuratori pubblici.
Sui rapporti fra giustizia e politica si è soffermato anche il presidente uscente del Tribunale d’appello. Matteo Cassina ha messo in guardia dall’eccessiva produzione legislativa: «Vi è una tendenza alla sovraregolamentazione – a tutti i livelli: comunale, cantonale e federale – che porta a un incremento del contenzioso giudiziario». Continuano così ad aumentare il numero dei ricorsi all’indirizzo dei tribunali e dunque il numero degli incarti su cui deliberare. «Non sempre l’emanazione di nuove leggi è necessaria a un corretto funzionamento della società», ha rilevato il giudice. «Se il legislatore – ha continuato Cassina, giudice del Tribunale cantonale amministrativo – verificasse anche l’impatto delle normative sull’attività della magistratura, parecchie disposizioni di legge probabilmente non vedrebbero la luce».
Il capo del Dipartimento istituzioni  Norman Gobbi è tornato sulla riforma “Giustizia 2018” volta a garantire al Ticino «un apparato giudiziario efficace ed efficiente nell’interesse dei cittadini». Gobbi ha riconosciuto i ritardi del progetto (siamo nel 2018...), ma ha ribadito la volontà del Dipartimentto «di proseguire lungo questo cammino, coinvolgendo tutti gli attori interessati  e cercando il loro consenso». Così come ha ribadito che «la magistratura è sì indipendente, ma non dall’efficienza». Deve allora chiedersi, prima di sollecitare potenziamenti, «come fare di più, con le medesime risorse, attraverso soluzioni interne».

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