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28.02.2018 - 06:00

Rimborsi al governo, la Gestione era stata informata

Sul fronte penale, invece, si va verso il secondo decreto d'abbandono da parte del Ministero pubblico che ieri ha interrogato tre dei cinque consiglieri di Stato

di Aldo Bertagni e Jacopo Scarinci
rimborsi-al-governo-la-gestione-era-stata-informata

Tutti, o quasi, avrebbero dovuto sapere. Almeno tutti i deputati che sedevano e siedono in Commissione della gestione. Già dal 2011, se non da prima. Il Controllo cantonale delle finanze (Ccf), infatti, aveva regolarmente resi attenti i parlamentari commissari sull’inghippo dei rimborsi spesa ai membri del governo; gli stessi regolati nel 2005 con l’entrata in vigore della legge specifica, perché prima il Consiglio di Stato si era gestito in “proprio” la cosa con una semplice nota a protocollo che normalizzava la prassi vigente. È quanto emerso ieri à côté degli interrogatori di tre consiglieri di Stato (Manuele Bertoli, Claudio Zali e Paolo Beltraminelli) condotti dal procuratore generale John Noseda e i vice Andrea Pagani e Antonio Perugini. Il pg, stando alle prime indiscrezioni, sarebbe propenso a un secondo abbandono dell’incarto aperto per “abuso di autorità”.

Il governo farà il punto questa mattina e i tre interrogati dai magistrati inquirenti riferiranno agli altri due. Dopodiché non si esclude una comunicazione pubblica. Non ci sarebbe stato dolo, dunque, ma si può almeno parlare di scarsa trasparenza – come scritto dallo stesso pg nel primo decreto d’abbandono – per almeno i due salari riconosciuti ai consiglieri di Stato uscenti (per maggio e giugno, dopo le elezioni solitamente in agenda in aprile), il diritto a una “buona uscita” dal valore di 10’000 franchi e altre indennità. Tutto ciò, in buona sostanza, è contenuto nella “Nota a protocollo 44” mai passata al vaglio dell’Ufficio presidenziale del parlamento, come invece la legge entrata in vigore nel 2005 prevede. Abbandonata l’ipotesi d’inchiesta penale, resta aperto il capitolo politico [cfr. articolo sotto]. Come mai il governo ha trasmesso all’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio la propria nota a protocollo (Nap) sui rimborsi spesa solo nel 2011? E, soprattutto, perché solo una (la numero 43) e non anche la seconda Nap (44) dove si regolava il trattamento di fine mandato dei consiglieri, nonostante gli espliciti inviti del Controllo cantonale delle finanze? Queste le domande che si sta ponendo la sottocommissione della Gestione, per esplorare l’ipotesi di istituire sul caso una Commissione parlamentare d’inchiesta.

La singolarità del caso, se così si può dire, è che la Gestione dovrebbe a sua volta chiedersi come mai sino a oggi non si è mossa, nulla ha denunciato. Eh già, perché sui rimborsi spesa forfettari al Consiglio di Stato e prestazioni a fine mandato, era stata regolarmente informata dallo stesso Controllo cantonale delle finanze almeno a partire dal 2011, se non prima, due volte all’anno tramite allegati ai propri rendiconti semestrali.

Premessa. I deputati della Gestione, commissione parlamentare che annovera fra l’altro l’alta vigilanza, riceve ogni sei mesi un ‘Rapporto dettagliato’ sull’attività semestrale dell’amministrazione cantonale redatto, appunto, dal Controllo delle finanze che commenta i vari capitoli nonché le diverse voci contabili. Orbene, in almeno un allegato (quello B) al rapporto del primo semestre 2011, il Ccf scriveva a proposito di spese di rappresentanza governativa che queste “non sono contemplate nelle Note a protocollo del Consiglio di Stato n.28/1999 e n.78/2005. In generale rileviamo che, allo stato attuale [settembre 2011, ndr], non è chiaro se il credito a preventivo per le spese di rappresentanza di ogni Direzione di Dipartimento abbia il solo scopo di coprire quelle spese elencate nella Nota a protocollo n.78/2006, non incluse nel forfait annuale”. Seguiva l’invito a Consiglio di Stato e Cancelleria “a prendere in esame la problematica”. Da notare che alcuni mesi prima, il 20 aprile, il governo aveva adottato due separate note a protocollo (le famigerate 43 e 44), e inviato solo la prima, a norma di legge, all’Ufficio presidenziale. Come dire, si sarebbe dovuta accendere una spia. Ma non è l’unico avviso ai “naviganti” in parlamento. Un anno dopo, sempre in un allegato al Rapporto semestrale, si legge esplicitamente alla voce ‘Osservazioni e proposte principali’: “In analogia alla Nota a protocollo (Nap) n.43/2011, invitiamo il Consiglio di Stato a sottoporre per approvazione all’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio anche la Nap n.44/2011 del 20 aprile 2011, che attualizza (oltre ai diritti conferiti per Legge) le agevolazioni concesse al Consigliere di Stato durante l’esercizio del mandato e dopo la cessazione dello stesso”. E ancora, ennesimo richiamo nel secondo Rapporto semestrale 2014. Anche quest’ultimo, come i precedenti, giunto sul tavolo dei commissari della Gestione. Che non hanno letto, o letto superficialmente a giudicare dallo stupore manifestato in questi giorni dagli stessi.

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