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Ticino
23.02.2018 - 05:500
Aggiornamento 10:42

Braccio di ferro sui rimborsi

Il governo scrive al parlamento: nell'attesa, salvo vostro avviso contrario, la prassi resta immutata

Una lettera di poche ma significative righe. Una lettera che il Consiglio di Stato ha inviato all’Ufficio presidenziale del parlamento l’altro ieri, lo stesso giorno in cui il Gran Consiglio affrontava il politicamente scottante tema dei rimborsi spesa e di altri benefit che gli ultimi governi, incluso quello in carica, si sono attribuiti senza base legale. “Preso atto del decreto di abbandono del Procuratore generale e della discussione odierna in parlamento, con la presente – scrive l’Esecutivo – vi comunichiamo che il governo sta aggiornando, in collaborazione con il Ccf [il Controllo cantonale delle finanze, ndr], la documentazione sui rimborsi spese ai sensi dell’articolo 7 della Legge sull’onorario e sulle previdenze a favore dei membri del Consiglio di Stato. Essa sarà in seguito sottoposta al vostro Ufficio presidenziale per approvazione. Parallelamente il governo sta valutando una modifica di regolamento per formalizzare la situazione dei forfait relativi al Cancelliere. Nel frattempo, salvo avviso contrario da parte vostra, la prassi in vigore rimane immutata” (seguono i saluti). Il Consiglio di Stato intende dunque mettersi in regola. Tuttavia è quell’ultima frase – “Nel frattempo, salvo avviso contrario da parte vostra, la prassi in vigore rimane immutata” – a suscitare perplessità in più di un capogruppo in Gran Consiglio.

«Diciamo che sarebbe stato prudente soprassedere e attendere qualche giorno, magari sino a martedì prossimo quando si riuniranno la Commissione della Gestione e la Sottocommissione» ci dice Daniele Caverzasio, capogruppo in parlamento della Lega dei Ticinesi. Tirar dritto, come nulla fosse, si dimostra un atteggiamento politico poco votato alla prudenza «e questo a prescindere dalla sostanza, dalla quantità della somma in oggetto», aggiunge il deputato leghista. Perché si fa politica e si amministra il Paese anche con i messaggi simbolici o meno. «In un momento come questo in cui sono state sollevate tutta una serie di perplessità, comprese quelle espresse dal procuratore generale nel decreto di abbandono del procedimento penale, è secondo me più che mai necessario attenersi scrupolosamente a quanto prevede la legge, pertanto non bisognerebbe procedere con il pagamento di forfait che non siano stati autorizzati dall’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio», afferma Maurizio Agustoni, alla testa dei deputati del Ppd.

«Ciò che l’Ufficio presidenziale [Up, ndr] – rileva a sua volta il capogruppo del Ps Ivo Durisch – è chiamato, in virtù della legge vigente, ad autorizzare sono i rimborsi forfettari. E al riguardo quello che figura nelle note a protocollo 44 e 103 adottate dal governo sono i 300 franchi mensili per il telefono. Ebbene, credo che il Consiglio di Stato debba perlomeno aspettare l’eventuale approvazione di questo forfait da parte dell’Up. Quanto ai trattamenti di fine funzione per i ministri, come i due mesi di stipendio supplementari e il regalo sino a un valore di 10mila franchi, e al forfait per il Cancelliere, non spetta a noi come Up avallare questi benefit, non essendo oltretutto contemplati attualmente da nessuna legge. Oggi non hanno dunque base legale e vanno di conseguenza sospesi. La prassi va allora congelata sino a quando non ci sarà un’adeguata base legale». Osserva Francesco Maggi, capogruppo dei Verdi: «Non voglio mettere in croce il governo, ma da lui mi sarei aspettato, in questo particolare momento, una lettera di ben altro tenore. Mi sarei aspettato dal Consiglio di Stato un po’ di umiltà e la volontà, espressa nero su bianco, di collaborare con il parlamento per fare chiarezza e per trovare una soluzione. Il tono di quella lettera mi pare invece arrogante: si tira comunque dritto, come se nulla fosse». Detto questo, continua il deputato ecologista, «attendo il rapporto della Sottocommissione finanze della Gestione per capire bene tutta questa vicenda e l’entità delle cifre in ballo».

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