A portare la vertenza sul mandato di prestazione e le garanzie occupazionali a Palazzo è un atto parlamentare interpartitico

Il passaggio di mano del mandato di prestazione sui servizi di assistenza da AOZ a ORS, lì oltre i cancelli del Centro federale d'asilo, è ormai diventato un tema anche dell'agenda politica. Sullo sfondo la preoccupazione di personale e fronte sindacale (Vpod e Ocst) per il futuro occupazionale delle 120 persone oggi in forza alle strutture di Pasture e Chiasso, dopo l'atto parlamentare del consigliere nazionale Giorgio Fonio (Centro), che ha sollevato la problematica davanti al Consiglio federale, i granconsiglieri Giulia Petralli (Verdi) ed Evaristo Roncelli (Avanti con Ticino&Lavoro) hanno richiamato anche l’attenzione del Consiglio di Stato. Del resto, la questione, come esordiscono gli stessi parlamentari, ha "un evidente interesse pubblico e un carattere di particolare urgenza". La multinazionale con base in Gran Bretagna, infatti, diverrà operativa a partire dal primo gennaio prossimo e ancora non è chiaro se ORS riassumerà per intero i collaboratori – che ora possono contare sulla tutela di un Contratto collettivo di lavoro – e a quali condizioni. Le incognite, insomma, non mancano. A cominciare dalla data di riapertura della sede di via Motta a Chiasso, luogo di lavoro, sin qui, di una quarantina di dipendenti.
Gli interrogativi sollevati dalla nuova situazione sul piano occupazionale, annotano gli autori dell'atto parlamentare, sono "importanti". Come "rilevante" è la tematica delle condizioni di lavoro: "Il subentro di un nuovo gestore pone quindi il problema della continuità delle condizioni contrattuali, salariali e occupazionali e, più in generale, della tutela dei diritti acquisiti". In altre parole, "il cambiamento non è dunque una semplice sostituzione del fornitore di un servizio – si ribadisce –. Infatti, può avere conseguenze concrete sul mercato del lavoro del Mendrisiotto, in una regione che negli ultimi anni ha già dovuto confrontarsi con diverse riorganizzazioni e ridimensionamenti di attività legate alla Confederazione".
Ecco che il Consiglio di Stato, si motiva, "non può essere estraneo alle conseguenze che una decisione federale produce sul territorio cantonale, soprattutto quando sono coinvolti decine di posti di lavoro e un servizio di rilevanza pubblica". Così come non si può trascurare che "la continuità occupazionale, la qualità delle condizioni di lavoro e la continuità delle competenze professionali sono infatti elementi che riguardano anche la qualità del servizio fornito alle persone richiedenti l’asilo". Di conseguenza, si vuole capire quali siano le informazioni oggi in possesso del governo; se si è già confrontato con la Segreteria di Stato della migrazione (Sem) e le due società e se si intende coinvolgere la deputazione ticinese alle Camere federali. Infine, il Cantone, si chiede, "condivide l’opportunità che, nell’ambito di commesse pubbliche o para-pubbliche della Confederazione che producono effetti significativi sul territorio ticinese, gli aspetti occupazionali e sociali siano maggiormente considerati nella valutazione delle offerte?".