La consigliera federale ha tenuto l’allocuzione del Primo d’agosto a Mendrisio, elogiando il canton Ticino, che ‘ricorda alla Svizzera chi siamo davvero’

Non solo uno Stato. Ma la “promessa reciproca” che “nonostante le nostre differenze, continueremo a costruire assieme. Che la libertà andrà sempre di pari passo con la responsabilità, che la solidarietà non sarà mai considerata una debolezza”. È questo il messaggio che la consigliera federale Karin Keller-Sutter ha voluto lanciare nell’allocuzione pronunciata nel tardo pomeriggio a Mendrisio, iniziata con un “care e cari momò!” e la promessa “di non farvi aspettare 17 anni” per il suo italiano (il paragone è con il tunnel ferroviario di base del San Gottardo, ndr), definito “ancora un cantiere aperto”.
La ministra delle finanze, ospite a Villa Argentina, ha riservato parole di elogio al Ticino. “Un posto unico” che “ricorda alla Svizzera chi siamo davvero – ha detto –. Un Paese costruito non sull’uniformità, ma su un equilibrio raro e prezioso tra regioni, tra libertà e responsabilità, tra radici e innovazione. Un equilibrio che non si impara sui libri, ma piuttosto che si vive tutti i giorni”. In questo contesto “il Mendrisiotto è un esempio particolarmente significativo. La vostra regione ha da sempre un carattere speciale: è un avamposto, un luogo dove nascono scambi, opportunità e nuove idee”.
Da generazioni “Mendrisio è anche città di frontiera. Conosce i vantaggi dell’apertura, degli scambi e delle opportunità che ne derivano, ma anche le sfide correlate”. Rivolgendosi ai presenti, Keller-Sutter ha aggiunto che “voi qui a Mendrisio sapete che un’identità non si difende alzando muri. Al contrario si rafforza invece nella fiducia e in noi stessi, nella forza delle nostre istituzioni e dei nostri valori, e nella capacità di guardare al mondo senza mai perdere di vista ciò che siamo”. Per la consigliera federale “forse è proprio questa la lezione che il resto della Svizzera può imparare dal Mendrisiotto: essere aperti al mondo non significa dissolversi in esso, e avere un’identità forte non significa ripiegarsi su sé stessi: significa saper sfruttare le occasioni fornite dalla nostra apertura e dal nostro spirito imprenditoriale”.
In Svizzera, ha continuato la ministra delle Finanze, “convivono lingue diverse, culture diverse, sensibilità diverse. Eppure, quando ciò che conta è davvero in gioco, diventiamo una cosa sola”. Essere svizzeri “non è parlare la stessa lingua o avere la stessa mentalità. È la capacità di ascoltare l’altro, accettare le differenze e costruire qualcosa in comune. Il nostro inno ci insegna una cosa semplice: la Svizzera non è forte perché è uniforme. È forte perché trasforma le sue differenze in armonia”.
Nell’allocuzione non è mancato un accenno alla situazione internazionale, dove la Svizzera dispone di “una “grande carta vincente: la nostra stabilità. Una stabilità sociale, politica ed economica”, in un contesto nel quale sempre più spesso “vengono meno l’affidabilità, il rispetto e la correttezza nei rapporti tra persone e Stati”. Ma anche, Karin Keller-Sutter lo ha aggiunto come ministra delle finanze, “finanziaria. Finanze pubbliche sane e un basso livello di indebitamento del nostro Paese sono la migliore preparazione alla crisi. È una stabilità che non impedisce il cambiamento, ma che ci permette di affrontarlo con fiducia”.