Pronzini (Mps) ed Elia Agostinetti (Alternativa - Verdi e Sinistra) inoltrano reclamo contro l'attribuzione dei costi per l'ordine pubblico e la sicurezza

“L’autorizzazione del 21 gennaio non menziona alcuna base legale specifica che autorizzi il Municipio ad addebitare preventivamente agli organizzatori di una manifestazione politica e pacifica i costi legati al mantenimento dell’ordine pubblico e alla gestione della sicurezza stradale. Nemmeno la fattura dell’11 febbraio cita una chiara base legale. Il compito di garantire la sicurezza durante manifestazioni su suolo pubblico spetta all’ente pubblico e alle sue forze di polizia. L’addebito di tali costi a partiti e movimenti politici, così come a privati cittadini, che esercitano il diritto costituzionale di manifestazione pacifica necessita di una base legale chiara e specifica in una legge formale, base che nel caso concreto è assente”.
Lo scrivono Matteo Pronzini, Movimento per il socialismo (Mps) ed Elia Agostinetti, consigliere comunale di Mendrisio (Alternativa - Verdi e Sinistra) nel reclamo presentato al Municipio di Mendrisio, attraverso il quale viene contestata la fattura di 648,60 franchi che l’Esecutivo ha addebitato agli organizzatori del presidio anti-Vannacci, per l’impiego di personale di sicurezza privato nella gestione degli sbarramenti e del traffico. Interrogato in merito da ‘laRegione’, Samuel Maffi, titolare del Dicastero Sicurezza e prossimità di Mendrisio, preferisce non esprimersi. Il medesimo scenario potrebbe riproporsi a Lugano, dopo il presidio antifascista di sabato scorso in Piazza Manzoni. A chiedere al Municipio di procedere come a Mendrisio sono stati due atti parlamentari della Lega dei Ticinesi e dell’Udc. La questione, in entrambi i casi, assume una valenza giuridica. Secondo l’Mps, “l’esercizio della libertà di riunione e di opinione non può essere subordinato a condizioni finanziarie preventive che ne limitino o ne impediscano di fatto la fruizione”. La richiesta del Municipio di Mendrisio viene ritenuta “sproporzionata” dall’Mps, “anche qualora esistesse una base legale, sarebbe sproporzionata e lesiva dei diritti citati nella loro essenza, conformemente a quanto sancito dall’articolo 36 della Costituzione federale”.
Sull’eventualità di chiamare alla cassa gli organizzatori del presidio di sabato in piazza Manzoni, il sindaco di Lugano Michele Foletti ci informa che se ne discuterà nella seduta di Municipio di giovedì quando dovrebbe arrivare il rapporto di polizia. Il presidio antifascista di sabato, che il Municipio aveva vietato, ha fatto scattare anche un’interrogazione presentata dal gruppo Udc (oltre all’atto parlamentare della Lega) in Consiglio comunale (Norman Luraschi, primo firmatario), che chiede quanto è costato l’impiego di forze dell’ordine, quante manifestazioni non autorizzate si sono svolte l’anno scorso a Lugano, qual è stato il loro impatto in termini di sicurezza, interventi di polizia e procedimenti avviati e a quanto ammonta la spesa totale sostenuta nel 2025 per le manifestazioni non autorizzate in città. Al Municipio, inoltre, viene chiesto se “ritiene sostenibile che i costi derivanti da manifestazioni organizzate in violazione delle regole ricadano sulla collettività e se intenda proporre o sostenere misure regolamentari o legislative volte a rafforzare il principio di responsabilità finanziaria e giuridica di chi promuove tali eventi”. L’atto parlamentare, di segno opposto, presentato dal gruppo La Sinistra, pone una serie di domande sul massiccio dispositivo di Polizia messo in atto per la manifestazione antifascista. La Sinistra vuole sapere per quali ragioni il Municipionon si è espresso “in merito alla manifestazione antifascista, dichiarando a priori di non tollerarla?”, perché è stata ritenuta a rischio per l’ordine pubblico (cosa che i fatti hanno peraltro smentito)? “Come mai il Municipio non ha invece condannato i contenuti neofascisti della manifestazione promossa dal Fronte nazionale Elvetico, Active Club Helvetia e Schweizer Nazionaliste, che ha deciso di non autorizzare?”
Il dispiegamento di forze dell’ordine è stato “di proporzioni mai viste per una manifestazione pacifica, tanto a Lugano, quanto nel resto del Ticino”, la maggior parte del quale composto da agenti in tenuta antisommossa provenienti dai vari cantoni svizzeri. La Sinistra vuole sapere “Chi ha dato l’ordine alla Polizia, verso le 15.30, di annunciare ai manifestanti che nel caso in cui non si fossero allontanati entro 10 minuti avrebbero proceduto utilizzando mezzi coercitivi quali gas lacrimogeni e proiettili di gomma? Perché tale ordine è stato dato, visto che la manifestazione si stava svolgendo pacificamente? Si è trattato di una decisione generale presa in precedenza? Questo modo di procedere non ha forse rischiato di creare inutili tensioni, vanificando l’intervento di prevenzione e sorveglianza che deve garantire la Polizia?” Non solo. “Chi era a capo del dispositivo di Polizia? Per quale ragione, già nelle ore precedenti la manifestazione, gli agenti hanno indiscriminatamente domandato alle persone presenti di mostrare i documenti di identità? La Polizia ha riscontrato la presenza in loco dei promotori, o di simpatizzanti del Fronte nazionale Elvetico, Active Club Helvetia e Schweizer Nazionaliste? A quanto ammontano i costi globali dell’operazione di Polizia? In che misura tali costi sono a carico della Città? Il Municipio o la Polizia sapevano del gruppo di neo nazisti nel terreno di proprietà della Città di Lugano concesso alla Sezione scout Lugano 1915?”
La Sinistra, inoltre, chiede se siano “adeguate e lecite le disposizioni in materia di manifestazioni politiche della Città, che prevedono un’autorizzazione (e non, a determinate condizioni, una semplice notifica) e un obbligo di copertura assicurativa?” Disposizione che “valgono per le sagre e gli eventi sportivi su suolo pubblico e per le manifestazioni politiche, ingenerando una grossa confusione e ponendo limiti al diritto di manifestare”.