Mendrisiotto

Mendrisio, contestata la fattura per il presidio anti-Vannacci

Pronzini (Mps) ed Elia Agostinetti (Alternativa - Verdi e Sinistra) inoltrano reclamo contro l'attribuzione dei costi per l'ordine pubblico e la sicurezza

Il presidio anti-Vannacci a Mendrisio
(Ti-Press)
23 febbraio 2026
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“L’autorizzazione del 21 gennaio 2026 non menziona alcuna base legale specifica che autorizzi il Municipio ad addebitare preventivamente agli organizzatori di una manifestazione politica e pacifica i costi legati al mantenimento dell’ordine pubblico e alla gestione della sicurezza stradale. Nemmeno la fattura dell’11 febbraio 2026 cita una chiara base legale. Il compito di garantire la sicurezza durante manifestazioni su suolo pubblico spetta all'ente pubblico e alle sue forze di polizia. L'addebito di tali costi a partiti e movimenti politici, così come a privati cittadini, che esercitano il diritto costituzionale di manifestazione pacifica necessita di una base legale chiara e specifica in una legge formale, base che nel caso concreto è assente”. Lo scrivono Matteo Pronzini, Movimento per il socialismo (Mps) ed Elia Agostinetti, consigliere comunale di Mendrisio (Alternativa - Verdi e Sinistra) nel reclamo presentato al Municipio di Mendrisio, attraverso il quale viene contestata la fattura di 648,60 franchi che l’Esecutivo ha addebitato agli organizzatori del presidio anti-Vannacci, per l’impiego di personale di sicurezza privato nella gestione degli sbarramenti e del traffico.

Una richiesta ‘sproporzionata’

Interrogato in merito da ‘laRegione’, Samuel Maffi, titolare del Dicastero Sicurezza e prossimità di Mendrisio, preferisce non esprimersi. Il medesimo scenario potrebbe riproporsi a Lugano, dopo il presidio antifascista andato in scena sabato scorso in Piazza Manzoni. A chiedere al Municipio di procedere come a Mendrisio sono stati due atti parlamentari della Lega dei Ticinesi e dell’Udc. La questione, in entrambi i casi, assume una valenza giuridica. Sull'eventualità di chiamare alla cassa gli organizzatori del presidio di sabato in piazza Manzoni, il sindaco di Lugano Michele Foletti ci informa che se ne discuterà nella seduta di Municipio di giovedì quando dovrebbe arrivare il rapporto di polizia. Secondo l’Mps, “l’esercizio della libertà di riunione e di opinione non può essere subordinato a condizioni finanziarie preventive che ne limitino o ne impediscano di fatto la fruizione”. Per questa ragione il movimento contesta “la condizione posta nell’autorizzazione secondo cui ‘l’organizzatore si impegna a coprire i costi per il personale di sicurezza privato, impiegato su disposizioni della Polizia comunale, per assicurare gli sbarramenti e deviazioni di traffico’”. La richiesta pecuniaria del Municipio di Mendrisio viene ritenuta “sproporzionata” dall’Mps, “anche qualora esistesse una base legale, la richiesta di pagamento sarebbe sproporzionata e lesiva dei diritti citati nella loro essenza, conformemente a quanto sancito dall’articolo 36 della Costituzione federale. La nostra manifestazione è stata un presidio politico e pacifico tutelato dalla Costituzione e dal diritto internazionale, e l’impiego di agenti di sicurezza per la gestione del traffico è una misura di polizia che rientra nelle competenze e nei doveri dello Stato”.

Agenti antisommossa da fuori cantone

A Lugano il presidio antifascista di sabato, che il Municipio aveva vietato, ha fatto scattare anche un’interrogazione presentata dal gruppo Udc in Consiglio comunale (Norman Luraschi, primo firmatario). L’atto parlamentare è simile a quello della Lega, chiede quanto è costato l’ingente dispiegamento di forze dell’ordine, la maggior parte del quale composto da agenti in tenuta antisommossa provenienti dai cantoni di Friborgo, Vaud e Zurigo, quante manifestazioni non autorizzate si sono svolte l’anno scorso a Lugano, quale è stato il loro impatto in termini di sicurezza, interventi di polizia e procedimenti avviati e a quanto ammonta la spesa totale sostenuta nel 2025 per le manifestazioni non autorizzate sul territorio cittadino. Al Municipio, inoltre, viene chiesto se “ritiene sostenibile che i costi derivanti da manifestazioni organizzate in violazione delle regole ricadano integralmente sulla collettività e se intenda proporre o sostenere misure regolamentari o legislative volte a rafforzare il principio di responsabilità finanziaria e giuridica di chi promuove tali eventi”. Da quest’ultima domanda si potrebbe desumere che una base legale non ci sia (ancora) per eventualmente chiamare alla cassa i promotori di manifestazioni, o che sia insufficiente per caricare i costi su organizzatori ed eventualmente partecipanti. Va in questa direzione l’iniziativa parlamentare elaborata (tuttora pendente), inoltrata da Alain Bühler (Udc) assieme a una ventina di esponenti democentristi e di Plr, Lega e Centro, per rivedere la Legge sulla polizia e riversare, almeno in parte, agli organizzatori di proteste i costi di polizia dovuti a chi provoca disordini o manifesta illecitamente.

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