Un’interpellanza chiede al Municipio lumi sul grave caso di dumping emerso e in generale sulle norme, mentre una nota stampa deplora i fatti

La sinistra di Mendrisio si sta mobilitando su quello che ritiene un caso di dumping “estremamente grave”. Stiamo parlando del presunto caso di sfruttamento al quale sarebbe stata sottoposta una decina di architetti degli studi Klingenberg Arkitektur Sa e Klingenber Services Sa, riconducibili alla medesima proprietà: in quattro anni sarebbero stati sottopagati in maniera importante, firmando contratti lavorativi a tempo parziale – dal 30 al 50% –, e venendo conseguentemente retribuiti, ma lavorando anche fino al 100%.
Il caso è stato svelato dalla Rsi. Utilizziamo il condizionale in quanto ai colleghi di Comano il titolare ha fatto sapere di voler contestare le decisioni che lo riguardano, nello specifico una multa inflitta dalla Commissione professionale paritetica cantonale per gli ingegneri, gli architetti e professioni affini. Un’indagine dunque è già stata svolta e delle prove a sostegno della veridicità del caso, scoperto grazie a segnalazioni dei collaboratori, appaiono solide. Tant’è che la multa è salata: 160’000 franchi. Ancor maggiori sono gli altri importi del caso. Il valore del lavoro non pagato ammonterebbe infatti a circa un milione di franchi e i contributi degli oneri sociali non retribuiti sono nell’ordine dei 200’000 franchi.
E se la questione sembra destinata a trascinarsi per tribunali, a livello politico le cose si stanno già muovendo. Il consigliere comunale Elia Agostinetti ha infatti presentato un’interpellanza nella quale sottolinea che l’accaduto ha “infangato il nome di uno degli edifici più rappresentativi della nostra città (l’Accademia di architettura, ndr) nonché della fama della nostra città come luogo di formazione e di esperienza riconosciuto a livello mondiale per la formazione di architetti”. Il rappresentante dell’Alternativa sottolinea poi il lungo periodo del malandazzo, ovvero quattro anni, nonostante dal 2021 nel settore viga un Contratto collettivo di lavoro (Ccl), ritenendo che l’accaduto “dimostra i limiti degli attuali strumenti per lottare contro questa forma di pressione sui salari”. Considerato che alla Rsi l’Ordine degli architetti ha spiegato di non avere dati statistici sui casi affini, rendendo difficile capire se si tratti di situazioni isolate o meno nel settore, Agostinetti chiede direttamente al Municipio le cifre sul dumping salariale in città.
Si domanda poi quali sono le norme comunali sulle commesse pubbliche riguardo a dumping salariale e parità di genere, nonché quali sono e a quanto ammontano le commesse pubbliche e gli appalti vinti dalle due società nel periodo contestato, favorendo dunque una concorrenza sleale. Il consigliere chiede pure conto delle altre aziende che hanno partecipato ai concorsi pubblici, che non hanno vinto gli appalti “per ragioni puramente economiche”, in particolare dove erano situate e quanto erano. L’Esecutivo è pure interpellato sul danno d’immagine subito sia dalla città sia dal campus universitario, in quanto il titolare delle società è stato dapprima studente all’Accademia, poi assistente didattico e attualmente collaboratore. Infine, “alla luce dei recenti annullamenti unilaterali di Ccl e di questo ulteriore presunto caso di dumping salariale”, si chiede al Municipio se intenda prendere pubblicamente posizione a favore dei lavoratori.
Se Agostinetti ha preparato un atto parlamentare, il suo gruppo politico si è mosso con una nota stampa. Sulla vicenda, definita “vergognosa” per uno “sfruttamento così spudorato”, si esprimono sconcerto e indignazione. In particolare per il fatto che i presunti abusi non siano emersi in quattro anni di controlli da parte degli organi preposti. L’accaduto dovrebbe ora servire per arginare il problema: “L’attuale (carente) controllo da parte degli ispettori del lavoro non è assolutamente sufficiente. Ci vuole tolleranza zero per chi si crede al di sopra delle leggi ed esercita subdole forme di schiavismo nella nostra società”. S’invita pertanto in chiusura a votare sì l’8 marzo all’iniziativa ‘No al dumping salariale’.