Mendrisiotto
Ecco i pasti pronti che scaldano il cuore
L’associazione Lì&Là si occupa di fornire pranzi e cene alle famiglie con figli ospedalizzati. Un’idea nata dall’esperienza personale di Sveva
(archivio Depositphotos)
8 Febbraio 2023
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«Se non fosse stato per voi, durante i giorni di terapia della bambina avremmo mangiato a malapena». Sono le parole di una mamma aiutata dall’associazione Lì&Là, fondata da Sveva Croci, Elisabetta Bianchi e Cristina Pestoni. Quando un figlio o una figlia hanno bisogno di un’ospedalizzazione o di cure mediche frequenti, le giornate diventano facilmente un turbine di impegni ed emozioni. Trovare il tempo e le energie per cucinare e fare la spesa può essere dunque davvero molto difficile. Lì&Là si occupa di fornire gratuitamente pasti a casa per tutta la famiglia, un piccolo gesto che risulta però fondamentale. «L’ho vissuto sulla mia pelle – ci racconta Sveva –. Abbiamo una bimba che ha fatto tantissime ospedalizzazioni, anche in Svizzera interna. Le nostre amiche, non sapendo bene come sostenerci, quando tornavamo a casa ci portavano dei pasti pronti. Per noi era veramente un sollievo. Ci permetteva di recuperare le energie e dedicarci alle terapie della bambina».

Un’iniziativa che nasce dunque da un’esperienza personale. «Mi sono chiesta come aiutare le famiglie che si trovavano nella nostra stessa situazione. Ci sono già altre associazioni sul territorio che fanno un bellissimo lavoro in altri ambiti, con altri tipi di sostegno. Dunque abbiamo deciso di completare questi con qualcosa di diverso, che a noi ha aiutato molto».

Un sostegno a tutta la famiglia

Durante il ricovero, il genitore che resta a casa con gli altri figli può ricevere fino a otto pasti al mese. «Spesso il genitore che non segue il figlio in ospedale si ritrova a dover organizzare da solo la famiglia, il tutto magari lavorando e certamente con molta preoccupazione per il bambino malato. Col nostro contributo cerchiamo di sgravare un po’ la famiglia», indica Sveva. Inoltre se un figlio viene ricoverato lontano da casa, l’associazione fornisce una borsa della spesa gratuita, con anche alimenti comodi da portare con sé, che viene consegnata nell’alloggio di riferimento vicino all’ospedale. Questo pure oltre Gottardo: «Attualmente siamo attivi anche a Losanna, Lucerna e Zurigo».

La novità: un aiuto anche alle neo-mamme

L’aiuto, però non si ferma al momento della degenza. Infatti durante il primo mese dalla fine dell’ospedalizzazione, la famiglia al completo può richiedere dodici pasti. Il sostegno c’è anche per chi ha figli che necessitano di terapie per un lungo periodo. In questo caso l’associazione dispone di una tabella per «valutare in maniera equa quanti pasti mettere a disposizione. Ciò in base al numero di terapie, alle visite mediche e altri criteri». Inoltre, novità di quest’anno, anche le neo-mamme che sono state ricoverate almeno sette giorni o sei notti, compresi i giorni di travaglio e di ricovero del bambino, possono richiedere un aiuto per tutta la famiglia: una volta rientrate hanno a disposizione otto pasti durante il primo mese. Sempre per queste neo-mamme è possibile richiedere una borsa della spesa gratuita, come supporto per i primi giorni a casa.

Si cercano volontari in tutto il cantone e in Svizzera

«È importante trasmettere il messaggio che non si tratta di un aiuto economico. Chi ci contatta spesso non ha problemi finanziari. È un prendersi cura della famiglia, del suo benessere, permettere di mangiare un pasto pronto, sano, completo. Questo in un momento di difficoltà durante il quale già solo il fatto di non dover pensare a far la spesa e a cucinare è d’aiuto. Inoltre i nostri volontari sono bravissimi e preparano tutto veramente con tanta cura e amore. Non bisogna dunque aver timore a chiedere». Un sostegno che chi ha la possibilità e il desiderio può offrire a seconda delle proprie disponibilità: «Noi cerchiamo di non caricare troppo i volontari. Generalmente chiediamo loro al massimo uno o due pasti al mese». Attualmente ci sono 268 volontari sul territorio ticinese, come pure tre ristoranti. In circa un anno e mezzo Lì&Là ha aiutato dieci famiglie consegnando 237 pasti, per un totale di 1’080 piatti.

L’associazione sta crescendo ed è sempre alla ricerca di persone che sostengano il progetto: «Chi desidera contribuire ci comunica quali giorni, in che zona e in che momenti della giornata sarebbe disponibile. Quando una famiglia ci manda una richiesta noi contattiamo i volontari, che hanno sempre la possibilità di dire di no», spiega Sveva. Per chi non può preparare i pasti a casa, c’è anche la possibilità di prenderli d’asporto e portarli alla famiglia richiedente. Anche l’associazione, quando non riesce a trovare volontari disponibili, acquista dai ristoranti. Il costo del cibo lo sostiene chi prepara i pasti o li compra, «ma in casi di richieste da famiglie numerose diamo un contributo». Per la borsa della spesa, invece, l’associazione fornisce un budget, dando un’indicazione sui tipi di prodotti da acquistare. È dunque possibile aiutare Lì&Là anche con un sostegno economico: «Questo ci aiuta anche a migliorarci, acquistando per esempio i contenitori riutilizzabili dove i volontari mettono i pasti, come pure a fare pubblicità e organizzare eventi per farci conoscere e raggiungere il maggior numero di persone possibile».

Un momento umanamente arricchente

L’associazione è attiva da metà giugno 2021, quando la pandemia da Covid-19 era ancora molto presente. Un momento difficile, che ha dato un’ulteriore spinta a Sveva e alle altre fondatrici per partire. «Soprattutto quando tutto era chiuso, come i ristoranti, e gli ospedali non avevano la mensa aperta, ci siamo accorti di quanto fosse difficile per un genitore riuscire a recuperare del cibo. Spesso in quelle situazioni si entra in ospedale alle 8 e si esce alle 19 – racconta Sveva –. Nonostante non fosse un momento semplice nemmeno dal punto di vista finanziario, abbiamo deciso comunque di buttarci. Abbiamo ricevuto tanto sostegno e tante donazioni e grazie a ciò ce l’abbiamo fatta». Ora che la situazione sanitaria è più tranquilla, sono state notate delle differenze? «Il contatto tra il volontario e la famiglia che viene aiutata è sicuramente più facile. In piena pandemia c’era il timore a entrare in casa, soprattutto perché era coinvolto un bambino fragile. Adesso i volontari riescono a portare anche quel contatto umano che secondo me è davvero prezioso. Riescono a parlare col papà, con la mamma, col bambino e tornano anche loro arricchiti».