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laR
 
27.09.2022 - 10:33
Aggiornamento: 15:15

Basso Mendrisiotto, ‘siano scelte consapevoli e responsabili’

Alla vigilia dell’incontro che riunirà i sindaci al tavolo, abbiamo parlato con il capo sezione Enti locali Marzio Della Santa

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archivio Ti-Press
Vanno definiti i confini di un possibile studio aggregativo

«Mi auguro vengano fatte delle scelte consapevoli e responsabili, qualsiasi esse siano». Per il comprensorio del Basso Mendrisiotto si avvicinano giorni cruciali. Dopo aver esaminato il rapporto della Sezione Enti locali (Sel) in merito ai vari workshop di studio di inizio giugno, i sindaci di Balerna, Breggia, Chiasso, Morbio Inferiore, Novazzano e Vacallo torneranno a sedersi allo stesso tavolo per prendere decisioni sul futuro. Quanto emerso va ulteriormente approfondito o le conclusioni sono già sufficienti per avviare uno studio aggregativo? E con quali confini? Al citato tavolo ci sarà anche Marzio Della Santa, a capo della Sel, che abbiamo contattato per parlare della procedura utilizzata e capire quali potranno essere i prossimi passi. «Evidentemente – spiega Della Santa a ‘laRegione’ – mi auguro vengano fatte delle scelte che favoriscano lo sviluppo del Basso Mendrisiotto, partendo dall’idea che non c’è solo un modo per arrivare al risultato, ma ci sono vie più facili e vie più difficili. Sarà questa la vera assunzione di responsabilità».

Obiettivo creare una visione

La richiesta di sedersi a un tavolo è stata lanciata un anno fa da Vacallo. «Ribadiamo il concetto che l’aggregazione deve venire dal basso – puntualizza il caposezione –, che deve maturare quel consenso necessario per poter dare avvio a un’istanza aggregativa e che durante il percorso ci sono chiarimenti da fare per creare il consenso nella popolazione a favore del progetto». Se questo si realizza, «si traduce nella decisione che i Municipi devono prendere autonomamente – e hanno tutta la libertà di scegliere e decidere ciò che loro ritengono opportuno per la loro realtà – assumendosene le responsabilità». Per Marzio Della Santa quello appena descritto «è un aspetto importante: quello portato avanti è stato un lavoro fatto per cercare di visualizzare, immaginare e dare la possibilità a municipali, consiglieri comunali coinvolti e rappresentanti della società civile, coinvolti in una sorta di spazio di progettazione partecipativa privilegiata, di immaginare il proprio futuro identificando le potenzialità che territorio, società ed economia locale offrono in relazione a questo futuro». Il risultato è stato tradotto nel documento ora nelle mani del Municipio. «Dal nostro punto di vista quanto è scaturito può essere concretizzato attraverso un percorso aggregativo, ma anche in parte da singoli comuni che prendono uno o l’altro progetto e decidono di attuarlo, oppure a livello intercomunale attraverso forme di collaborazione». L’esercizio, Della Santa tiene a ribadirlo, «non era voluto per convincere o portare a dire sì all’aggregazione in automatico, ma per creare una visione e vedere se la stessa ispirava o meno». Durante le prime fasi della discussione si è parlato molto anche dell’esperienza del 2007 (l’aggregazione tra Chiasso, Morbio Inferiore e Vacallo bocciata dalla popolazione, ndr). «È emerso che uno degli elementi che allora è mancato era proprio la presenza di una visione. Da qui il passo di lavorare su questo punto, per poi chiedersi se si vogliono unire le forze, aumentare le collaborazioni o se addirittura qualcuno prende la leadership e porta avanti alcune iniziative emerse».

Un tema, tante sensibilità

Al tavolo della discussione sono presenti sindaci con sensibilità diverse sul tema. «La situazione è nota ed è stata anche uno dei punti di partenza – risponde ancora Della Santa –. Quello che ci manca è una visione comune: quello che possiamo quindi fare è aiutare a definire questa visione comune di sviluppo e chiederci come potrebbe essere il Basso Mendrisiotto nel 2035-2040». Chiarito questo potenziale di sviluppo, «tocca ai Comuni stabilire come poterlo realizzare, autonomamente ma anche responsabilmente, perché dalle scelte che loro prenderanno dipenderà la capacità di avere una progettualità politica». Durante le giornate di Mezzana «non ci siamo chinati sugli aspetti amministrativi perché non era lo scopo dell’esercizio, ma piuttosto su un piano politico-strategico». Da subito è stato stabilito che il lavoro si sarebbe concentrato sulle opportunità aggregative. Ne sono emerse? «Questa è una valutazione politica e non spetta a me rispondere».

Le prossime tappe

In attesa delle risposte definitive dei Comuni, chiediamo a Marzio Della Santa se l’eventuale studio aggregativo sarà portato avanti anche in caso di rinunce. «Dal nostro punto di vista assolutamente sì, non abbiamo vincoli – afferma –. Quello che può essere interessante per i Comuni che rimarranno è riprendere lo studio fatto e adeguarlo al comprensorio. Un comprensorio dove il nuovo Comune potrebbe sempre collaborare con quelli che non hanno continuato con misure che potrebbero essere attuate e comunque servire anche a chi decide di non aggregarsi». L’auspicio del caposezione è che «questo esercizio abbia permesso di unire tutte le persone e le loro energie per andare, decidendo quale sarà la via migliore per arrivarci, a realizzare un Basso Mendrisiotto diverso».

‘C’è la consapevolezza di un Basso Mendrisiotto diverso’

Durante gli incontri di Mezzana, Marzio Della Santa ha avuto la possibilità di confrontarsi anche con i rappresentanti della società civile. La voglia di aggregazione c’è o arriva solo dalla politica? «Se togliamo il velo della politica, posso affermare che in molti partecipanti è maturata la consapevolezza di un Basso Mendrisiotto diverso. C’è chi lo ha espresso anche con forza, auspicando un percorso aggregativo, mentre altri hanno puntato verso una maggior collaborazione intercomunale». Due diverse ipotesi di lavoro che portano il caposezione a sostenere che «indipendentemente dalla decisione che verrà presa sull’avviare o meno una procedura aggregativa, secondo me quanto abbiamo fatto è fondamentale e potenzialmente molto utile per il Basso Mendrisiotto: per la prima volta c’è stato un esercizio dove persone che fino a 5 minuti prima si contrapponevano su alcuni temi, si sono sedute a un tavolo, si sono parlate in maniera chiara e inequivocabile e insieme, tenendo conto delle diverse prospettive, sono riuscite a definire una visione e una serie di obiettivi di qualità di vita che permetterebbero di concretizzare quella visione».

Il Mendrisiotto comune unico

Nel Piano cantonale delle aggregazioni (Pca) era stato disegnato un Mendrisiotto Comune unico. Lo scenario è ancora attuale? «Rimane una guida ispiratrice – risponde Marzio Della Santa –. Non nego però che all’interno della Sezione le piste che stiamo portando avanti portano anche a conclusioni diverse. Se teniamo conto di altri aspetti funzionali legati al Comune, come può essere la funzione comunitaria, gli spazi funzionali a cui si è fatto riferimento nel disegno del Pca oggi verrebbero ridisegnati». Per il responsabile della Sel, infatti, «fintanto che i Comuni non imparano a promuovere una funzione comunitaria tenendo conto delle specificità di quartieri e frazioni, comuni troppo grandi possono anche essere un elemento disgregante sul piano sociale e relazionale».

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