Due le possibilità per l'iniziativa del Ps: un controprogetto con un ampio sostegno social-borghese, oppure la proposta originale al voto già a giugno

Serve altro tempo – al massimo due settimane, poi verrà presa in ogni caso una decisione – per cercare di trovare un accordo sull’iniziativa popolare del Partito socialista ‘Per un salario minimo sociale’. Accordo tra iniziativisti e fronte borghese che si tradurrebbe in un controprogetto con una solida maggioranza. Dalla commissione parlamentare ‘Gestione e finanze’, ad oggi, non ci sono quindi ancora decisioni formali. «I commissari – afferma il presidente della ‘Gestione e finanze’ Fabrizio Sirica (Ps) – hanno deciso all’unanimità di aspettare altre due settimane per vedere se l’ipotesi di un controprogetto prenderà forma». Se così non fosse, dopo la settimana di pausa per le vacanze di Carnevale, in commissione dovrebbero venire firmati i due rapporti. Uno, di maggioranza, contrario all’iniziativa. L’altro, di minoranza, a favore della proposta sostenuta da tutta la sinistra. In questo caso sarebbe quindi probabile che il tema venga sottoposto al giudizio del popolo in giugno. Se invece dovesse essere trovato un accordo è ipotizzabile che la data di un eventuale voto possa slittare di qualche mese.
Il compromesso social-borghese, però, è tutt’altro che scontato. L’iniziativa chiede in sostanza due cose: un salario minimo più alto ancorato ai livelli delle prestazioni complementari Avs/Ai (circa 22,50 franchi l’ora secondo gli iniziativisti) e l’abolizione della possibilità di deroga dei contratti collettivi di lavoro allo stesso salario minimo. Se da un lato un’intesa sulla cifra potrebbe essere trovata intorno ai 22 franchi orari, ovvero lo stesso importo indicato pure dal presidente liberale radicale Alessandro Speziali su queste colonne, maggiormente complicato appare trovare un'intesa sulla possibilità di deroga ai contratti collettivi di lavoro (ovvero un accordo tra sindacati e datori di lavoro per fissare retribuzioni anche inferiori al salario minimo attuale di 20-20,50 franchi l'ora). La sinistra non sembra disposta a compromessi su questo punto. Per il fronte borghese e le associazioni economiche, invece, andrebbe mantenuta una certa flessibilità.
I salari minimi, va ricordato, sono una facoltà concessa a Cantoni e Comuni. A livello nazionale non esiste infatti un salario minimo legale. Ad averlo introdotto sono stati, per il momento visto che in alcune regioni ci sono iniziative pendenti, i cantoni di Basilea Città, Ticino, Giura, Neuchâtel, Ginevra e le città di Zurigo, Lucerna e Winterthur. A Neuchâtel il salario minimo è inoltre di validità generale, non prevede quindi la possibilità di deroga. Proprio come chiede l’iniziativa del Ps ticinese.