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laR
 
13.09.2022 - 07:26
Aggiornamento: 16:03

Risorsa nell’emergenza Ucraina, precari nel lavoro

Tagliati nel giro di una settimana gli addetti temporanei assunti al Centro federale d‘asilo di Pasture. Il sindacalista: ‘Occhio a queste procedure’

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Oggi le richieste per lo statuto ‘S’ sono sul centinaio o poco più al giorno

Il posto fisso non è la loro quotidianità. Sanno bene di essere iscritti nella casella dei lavoratori… in prestito. Ritrovarsi nello spazio di tre mesi da una prospettiva di impiego (seppur a tempo determinato) al nulla, ha spiazzato però diverse delle persone assunte nei mesi scorsi dalla Segreteria di Stato della migrazione (Sem) per fronteggiare i flussi di profughi in fuga dall’Ucraina e dalla guerra. Della ventina entrate a far parte in via temporanea del personale del Centro federale d’asilo di Pasture (Balerna-Novazzano), dal primo settembre scorso ne sono rimaste in servizio circa la metà. Chi è restato fuori dai cancelli di Pasture ha ricevuto una disdetta di una settimana. Così prevede, del resto, il contratto se il rapporto di lavoro si interrompe entro i primi sei mesi.

Dimezzato il personale interinale

Un destino, quello conosciuto dagli impiegati interinali del Centro a cui fanno riferimento Ticino e Svizzera centrale, comune peraltro a tutto l’organico ausiliario reclutato nei giorni dell’emergenza. Organico ridimensionato a livello nazionale dai 130 addetti iniziali ai 60 attuali. Un taglio drastico, in altre parole, determinato dal ‘crollo’ delle domande attivate per ottenere lo statuto di protezione ‘S’ concesso, per la prima volta dalla sua introduzione, alla diaspora ucraina. Richieste passate dal migliaio registrato a metà marzo al centinaio (o poco più) dell’agosto inoltrato e che oggi sembra mantenersi stabile.

A maggio la conferma

C’è chi, in ogni caso, a Pasture su questa opportunità ci aveva fatto affidamento. Del resto, ad alimentare le speranze del drappello di dipendenti provvisori assegnati al vaglio delle pratiche, vi era stata a maggio la promessa della stessa responsabile del Settore Ru della Sem. In quel momento si prevedeva, in effetti, di "mantenere tutto il personale temporaneo fino alla fine dell’anno", come si leggeva nella missiva recapitata a suo tempo ai collaboratori. E questo nonostante già in quel momento si notasse un calo delle richieste d‘asilo dall’Ucraina, a fronte però di una situazione precaria. Insomma, quattro mesi orsono resisteva una ragione valida per non rischiare di perdere dei "buoni collaboratori" già formati.

... ad agosto la disdetta

Poi ad agosto, come detto, la repentina inversione di marcia. Una seconda lettera, imbucata a metà mese e firmata dal capo supplente in ambito direzionale asilo, annunciava invece la decisione, a malincuore, di dover "ridurre significativamente il numero del nostro personale temporaneo nel Centro" entro il 31 agosto. Morale, sarebbero rimasti circa 11 posti a tempo pieno. Ben consci, così facendo, di non poter tener fede alla promessa sottoscritta in maggio, ma grati per il "grande contributo" apportato alla quotidianità della struttura e alla sua capacità di trattare in modo "professionale e rapido" le numerose domande.

Difficile fare previsioni

Sta di fatto che le previsioni dei flussi di profughi fatte in maggio non si sono confermate. Allora, si ammette, "abbiamo presupposto che il numero di persone in cerca di protezione dall’Ucraina sarebbe rimasto a un livello elevato e costante fino alla fine dell’anno. Oggi, tuttavia, è evidente che questa ipotesi non è corretta". E in vista dell’autunno-inverno? Anche qui, si riconosce, non è possibile prevedere come si svilupperà la situazione: "Ciò avrà inevitabilmente un impatto sulle risorse di personale attualmente necessarie per le procedure ‘S’". L’unico dato chiaro è che il Ticino ora ospita 2’952 fuoriusciti.

‘Il nodo? Modalità di assunzione e contratti’

Questa esperienza lascia ancora l’amaro in bocca a chi si è ritrovato da una settimana all’altra di nuovo ai piedi della scala. «Tra loro – ci spiega Franco Edera, sindacalista del Sap (Sindacato autonomo dei postini), che ha raccolto lo sfogo di alcuni di questi lavoratori – vi è chi ha rinunciato a cercare altre opportunità di occupazione e chi ha lasciato delle occasioni convinto di lavorare fino a dicembre». Ma la vera questione, secondo il sindacalista, sta nelle modalità di assunzione utilizzate e nei contratti applicati. «Lascia perplessi – ci dice – il fatto che la Segreteria di Stato della migrazione faccia capo a delle Agenzie interinali, reclutando personale che alla fine viene pagato meno degli altri precari e ha maggiori vincoli. Uno su tutti, il prelievo dal salario di una quota per dei corsi di riqualifica che non si sa se il lavoratore riuscirà a seguire». Per Edera, occorre «aprire gli occhi su questi lavoratori interinali».

La Sem

‘Nelle emergenze è necessario’

Abbiamo, quindi, voluto girare i dubbi espressi sul versante sindacale alla stessa Sem. La Segreteria di Stato della migrazione avrebbe la possibilità e gli strumenti per assumere personale in proprio, senza appoggiarsi ad agenzie esterne?

In linea di principio sì – ci ha risposto la portavoce Anne Césard –, ma l’esperienza ha dimostrato che i nostri processi di reclutamento richiedono molto più tempo e per far fronte alla crisi Ucraina, il punto sulla disponibilità molto rapida del personale supplementare richiesto (soprattutto nell’area dell’amministrazione) era molto importante e centrale. Le agenzie interinali possono essere utilizzate per reclutare del personale molto più rapidamente rispetto al caso in cui sia l’organizzazione stessa a pubblicare le offerte, reclutare e assumere il personale.

Già in altri casi la Sem ha fatto capo a delle agenzie interinali? E solo in caso di assunzione a tempo determinato?

Sì, quando si è trattato di mettere a disposizione un gran numero di personale in tempi molto brevi, la Sem ha già fatto uso, appunto, della collaborazione di tali agenzie. Di solito si è avuto la necessità di personale aggiuntivo temporaneo, con l’aumento significativo delle domande d’asilo che non potevano più essere elaborate con solo il nostro personale, per tempi lunghi.

È la soluzione più adeguata?

Per quanto riguarda la rapida disponibilità di personale supplementare, sì. I picchi di carico vengono sulle prime ammortizzati internamente, spostando il personale e i collaboratori dei pool di auditori, come abbiamo fatto all’inizio della crisi Ucraina.

Le condizioni contrattuali applicate da queste agenzie soddisfano i parametri dell’amministrazione federale?

Sì, concordiamo con le agenzie interinali tariffe orarie chiare, che corrispondono alle regole abituali per il calcolo degli stipendi iniziali nell’amministrazione federale.

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