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17.08.2022 - 17:32
Aggiornamento: 17:57

A Breggia in 333 sono per il referendum sulle scuole

Il Comitato promotore consegna le firme in Cancelleria: ‘Obiettivo raggiunto’. Il nodo del problema, non i servizi didattici ma l’investimento

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I numeri dicono che si va al voto popolare

A Breggia i promotori del referendum segnano un punto a loro favore. Nello spazio di questa lunga estate calda sono riusciti a raccogliere attorno a sé il consenso necessario per chiamare i cittadini al voto popolare. Sulla bilancia dei ‘sì’ e dei ‘no’ c’è l’investimento che, nei piani del Comune, si prefigge di ampliare il comparto scolastico, costruendo una nuova sede della scuola dell’infanzia e una mensa per le elementari e concentrando di fatto i servizi a Lattecaldo. L’operazione, però, non convince, dentro e fuori le istituzioni. A firmare la domanda di referendum sono stati 333 residenti, dunque un centinaio in più del quorum richiesto. Il risultato dovrà ora essere ufficializzato ma, ultimata la conta, fra i contrari martedì sera si respirava già aria di soddisfazione. In effetti, l’obiettivo che ci si era prefissati, si fa capire, è stato raggiunto. La testimonianza plastica è il plico di formulari consegnato oggi pomeriggio, mercoledì, in Cancelleria a Morbio Superiore da una delegazione dei referendisti, bruciando anche il termine previsto del 22 agosto. A questo punto, se il referendum sarà dichiarato riuscito, il Municipio avrà quattro mesi di tempo per fissare la data della consultazione.

Una questione di mezzi (finanziari)

All’interno del gruppo (eterogeneo) di cittadini che da inizio luglio si è mobilitato per fare argine al progetto comunale non si nasconde di essere andati porta a porta per sondare gli umori locali. E l’impressione è che il confronto aperto al tavolo delle Commissioni delle opere pubbliche e della gestione e sui banchi del Consiglio comunale il 22 giugno scorso da Sinistra e Verdi – sul fronte opposto Plr e Ppd – permei anche parte della società civile. Le motivazioni che muovono i referendisti sono chiare e scritte, nero su bianco, sui fogli recapitati in Comune. Il punto non è tanto legato all’intenzione di ristrutturare la scuola o di potenziare un servizio: sull’esigenza di risanare gli edifici esistenti (soprattutto dal profilo energetico) vi è condivisione. Il nodo dolente è semmai di natura finanziaria: nel piatto oggi i 687mila franchi stanziati per la progettazione e gli appalti, domani gli oltre 4 milioni netti per concretizzare le opere in cantiere. In buona sostanza chi sostiene il referendum pone il veto su "un investimento senza copertura finanziaria" promuove la linea della prudenza.

‘Meglio congelare il progetto’

Il rischio a cui si dà corpo è quello di una uscita eccessiva – tanto più in un momento di "incertezza economica" –, in grado di incidere sulle capacità di spesa del Comune e sulla pressione fiscale. Senza trascurare il debito pubblico, che veleggia su valori eccessivi e che le previsioni del Piano finanziario (contabilizzato l’intervento alle scuole) spingono fino a 13’200 franchi pro capite, doppiando il debito medio pro capite a livello cantonale. Quanto basta, dunque, per dire che questa mossa non è indispensabile, non è prioritaria e nemmeno opportuna. Come uscirne? Dal versante dei contrari si suggerisce di congelare il progetto per qualche anno e dare la precedenza ad altri investimenti, senza escludere un rafforzamento dei servizi scolastici ed extra scolastici – "buoni e vicini alla popolazione" –, mantenendo al contempo vive la frazioni di Breggia e risparmiando.

Quanto al moltiplicatore d’imposta (ora al 95 per cento), rilanciano i referendisti, andrebbe abbassato in vista dei rincari delle tasse causali (sui rifiuti e l’uso delle canalizzazioni). Insomma, come si lascia intendere sono altre le vie per mantenere la popolazione di Breggia legata al territorio e attrarre nuove famiglie. Al momento, non si manca di rimarcare, le statistiche cantonali segnalano poi "un numero stabile di bambini iscritti (alle scuole, ndr) negli ultimi dieci anni, con tendenza al ribasso".

Cuore e portafoglio

Nella popolazione si è divisi tra cuore e portafoglio. Tra chi ha aderito alla proposta di referendum non mancano, in effetti, le persone amareggiate per la prospettata chiusura delle sedi di Caneggio e Morbio Superiore, tanto da farne anche una questione di affetto. A ciò si aggiungono le preoccupazioni per l’evoluzione delle finanze comunali. La percezione è che Breggia viva al di sopra delle sue possibilità.

«Da quanto abbiamo potuto constatare durante la raccolta firme, tanti hanno manifestato la loro delusione per l’agire dell’amministrazione comunale – ci spiega uno dei referendisti –. I timori sono legati alle scelte dettate dalla politica scolastica, d’un canto, e alle spese continue e alla prospettiva di un ritocco del moltiplicatore dall’altro. Sostenere la domanda di andare al voto è stato, nei fatti, un modo per dire il loro dissenso».

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