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14.03.2022 - 18:04
Aggiornamento: 18:25

Chiasso celebra Telefono Amico nel Parco delle sculture

In contatto con l’altro grazie all’installazione dell’artista Patrizia Pfenninger. Il dono del Leo Club cinquant’anni dopo la prima chiamata al 143

chiasso-celebra-telefono-amico-nel-parco-delle-sculture
Ti-Press/Elia Bianchi
Il Parco delle sculture si arricchisce di una nuova opera

C‘è chi (Vinicius de Moraes) ha cantato la vita come arte dell’incontro. Anche l’arte stessa, però, può essere vitale per mettersi in ascolto dell’altro. E allora il consiglio è di passare dal Parco delle sculture di Chiasso. Lì da oggi, lunedì, si può incrociare un ‘Point of View’ (un ‘Punto di vista’) del tutto singolare. Merito dell’artista Patrizia Pfenninger, oltre che della volontà del Comune di Chiasso e del Leo Club Lugano di celebrare i primi cinquant’anni di Telefono Amico, nato proprio nella cittadina di confine. Da qui nel 1971 il 143 ha aperto, infatti, per la prima volta le linee telefoniche alle persone in difficoltà. Non a caso per ricordarlo si è scelta la data speciale del 14 marzo, terzo mese del calendario e Giornata nazionale dell’ascolto.

Una scultura-omaggio da vivere

La scultura in acciaio inox laccato non passa inosservata, anche grazie ai suoi colori: giallo e blu. Un tributo a Munari da parte di Pfenninger – «Per me un maestro immenso» – che la stretta attualità della guerra in Ucraina carica oggi di un significato inatteso. Anche il passante più distratto non può, quindi, non posare lo sguardo su questa installazione interattiva – realizzata dalla Metal Piega & Color di Stabio – che richiama il simbolo dell’infinito e invita a farla propria circumnavigandola prima e sedendovisi dentro e sopra poi. «La zona scelta è perfetta visto l’approccio che uso nel mio lavoro – annota l’artista –. Qui si incontrano culture, età e aspettative diverse. È un luogo magico per il dialogo». Quel dialogo che, di fatto, è la chiave di volta per la quarantina di volontari oggi ossatura di Telefono Amico. L’arte, come riconosce il suo presidente Claudio Ottaviani, è riuscita a essere rappresentativa dell’opera dell’associazione.

Obiettivo, essere una ‘creative city’

Chiasso, d’altro canto, investe molto sulla Cultura, «che unisce, fa crescere, maturare e divertire», richiama Nicoletta Ossanna Cavadini, responsabile del Centro Culturale Chiasso. Ne è una testimonianza tangibile il Parco delle sculture, posto fra il comparto scolastico e la cittadella della Cultura (m.a.x. museo, Spazio Officina e Cinema Teatro), che dal 2014 a oggi ha visto posare quattro installazioni di artisti contemporanei da «fruire direttamente». In effetti, «Chiasso ambisce a essere identificata come ‘creative city’», ammette la direttrice. ‘Point of View 143’ va così ad aggiungersi alle opere di Kurt Laurenz Metzler, Ivo Soldini, Max Huber e Paolo Bellini.

Chiasso e il Telefono Amico, affinità elettive

Tutto accade, poi, in una cittadina che, rilancia il suo sindaco Bruno Arrigoni, nell’espressione artistica ci crede, «come crede nella Cultura», e sente altresì di avere delle affinità elettive con Telefono Amico per «la sua vocazione alla solidarietà e la vicinanza a chi affronta momenti difficili e solitudine». Del resto, la realtà del 143 a Chiasso ha «lasciato una traccia molto importante».

Dietro il dono di questa scultura-panchina da parte del Leo Club di Lugano infatti c’è, tiene a ribadire il suo presidente, il chiassese Stefano Tonini, la volontà non per nulla di restituire il «giusto risalto all’importante opera di impatto sociale» che ogni giorno assicura l’associazione giunta con orgoglio al traguardo del mezzo secolo di vita. «Un’opera silenziosa che molto spesso passa in secondo piano rispetto a gesti più evidenti, ma che è in grado di portare conforto e sostegno, intervenendo a distanza anche in situazioni drammatiche ed estreme».

In un anno 12mila chiamate

Ora al telefono si sono affiancate le chat, ma il lavoro dei volontari conosce lo stesso sacrificio, 24 ore su 24, tutto l’anno. «Solo nella Svizzera italiana (Ticino e Grigioni, ndr) – rivela il presidente Ottaviani – abbiamo ricevuto circa 12mila telefonate in un anno (il 2020, ndr). In Svizzera se ne sono contate quasi 200mila. Il problema più ricorrente? La prima causa delle chiamate è il disturbo psichico». Gli utenti che maggiormente fanno capo al servizio in questo caso hanno tra i 41 e i 65 anni. Fascia d’età che scende – a 19-40 anni – spostandosi sui colloqui di aiuto in chat, dove a far scattare la molla più di frequente sono le relazioni in generale. Uno spaccato che dà forza alla necessità di prendersi tempo per ascoltare gli altri, anche su una panchina d’artista.

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